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Tre metri sopra il cielo – La recinzione del film

Tratto dal romanzo omonimo del sempre verde Federico Moccia, diretto dal regista esordiente Luca Lucini, Tre metri sopra il cielo narra della corrispondenza tra amorosi sensi tra Babi, ricca studentessa modello di 18 anni e Step, alias Stefano Mancini, di un anno più grande e di professione teppista, interpretato da quell’attore…il marito della Golino.
Fino a qui, niente di nuovo sul fronte occidentale. Anzi. Il tema della bella e ricca e della bestia povera è stato sovente utilizzato nel cinema italiano da numerosi autori, primo fra tutti, Nino d’Angelo, regista dell’indimenticabile Un jeans e una maglietta, film in cui svetta su tutti la classe cristallina e l’ironia sardonica di Franco Lechner.
Trito appare anche il tema donne – motori = pericolo – costante, che caratterizza l’incedere di questo amore, morbido e delicato, vissuto tra motorini, rave e gare clandestine.
Come le automobili e i motorini si urtano e si ammaccano quando vengono a contatto, così accade ai corpi dei giovani protagonisti: questo è il solo meccanismo che mette a contatto fisico i due mondi distanti.
I personaggi di Tre metri sopra il cielo sono alla spasmodica ricerca di questo scontro, che coincide con la continua brama di raggiungere l’appagamento sessuale. I rapporti sessuali fra i due protagonisti sono infatti gelidi, metallici, sempre caratterizzati dall’impossibilità di raggiungere una piena soddisfazione, a meno che non intervenga l’elemento artificiale: l’incidente, le lamiere contorte, le cicatrici, i carabinieri.
Un erotismo potente e meccanico, metafora di ancestrali e lascive pulsioni sadomasochiste che porta a instaurare un connubio sempre più stretto tra sesso e rischio di morte.
Morte che arriva a lambire il perverso equilibrio raggiunto da Step e Babi. A rimetterci le penne è Pollo, simpatico animale di compagnia di Step. Che cazzo di nome, Step?!?!
“La prossima volta…” sussurra e promette Babi a Step nella scena finale del film. Ci sarà dunque una prossima volta? E sarà sempre tra lamiere attorcigliate e macchiate di sangue? I due, dopo aver unito per l’ennesima volta i loro corpi, lasciano alle spalle l’auto capovolta sul ciglio della strada, e si incamminano alla ricerca di testimoni o voyeur disposti a sottoscrivere il CID.
Sotto le lamiere, il corpo esanime di Federico Moccia. La polizia, intervenuta sul luogo del sinistro, accerterà “la presenza sul pedale del freno dell’automobile condotta dal Sig. Moccia Federico, età cerebrale di 14 anni, di lucchetti modello Sargent & Greenleaf, ermeticamente chiusi e tali da impedire al conducente di azionare i freni della propria autovettura e, quindi, di arrestare la corsa della stessa la quale, anche in considerazione delle condizioni del manto stradale, reso viscido dalle tante lacrime di teen ager ossessionate dalla bellezza del Sig. …. vabbè dal marito della Sig. ra Valeria Golino, veniva ad urtare il muretto di cinta di Ponte Milvio, cappottandosi…”.
Nonostante la morte cerebrale, il suddetto autore continuerà a produrre i capolavori che noi tutti conosciamo, ma che evitiamo di leggere e di vedere nelle loro rappresentazioni cinematografiche.
In effetti, io non ho mai visto Tre metri sopra il cielo. Sono un pazzo?
“In un mondo completamente sano, la pazzia è l’unica libertà”  (J. G. Ballard)

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un Commento

  1. 44 Caliber Killer

    ahahhahahah….complimenti per l’articolo!!!!!!!!!
    A presto!!!!!!!!!

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