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Benvenuti al sud – La recinzione del film

Alberto Colombo è il direttore dell’ufficio postale di Usmate Velate in Brianza. Per punizione – Pota! – viene trasferito d’ufficio a Castellabate, in provincia di Salerno. Uuèè!
Costretto verso la nuova destinazione, prende informazioni sulle condizioni di vita nel meridione – terun! – presso i soci dell’Accademia del gorgonzola – casso che rider! – di cui fa parte. Alberto viene messo così in guardia da tutte le problematiche pregiudizievoli (Gigi D’Alessio), umane (la possibile cessione di Hamsik) e ambientali (O Vesuvie) che dovrà affrontare nella nuova sede di lavoro. Tutti questi moniti fanno aumentare le preoccupazioni e, conseguentemente, le precauzioni che il direttore lumbard adotterà con l’aiuto della Miè. Caricati in macchina estintori, creme solari ad altissima protezione, giubbotti antiproiettile, trappole per ciapà i ratt, e aver nascosto i preziosi, Alberto parte per raggiungere la nuova destinazione di lavoro. Peperè, peperè, pe peppe peppe pereperè!
Tuttavia, grazie al sostegno ed alla simpatia aberrante del postino Mattia, e ai colleghi Maria, Costabile piccolo e Costabile grande (c sfaccimm!), Alberto finisce per apprezzare le bellezze e le abitudini del paesino campano e le immancabili specialità culinarie quali a pizz ca pummarol ncopp a tazzuriell e cafè sol napule o sann fa.
Così il burbero Alberto entra definitivamente nelle grazie della famiglia e della comunità che sta imparando a scoprire.
Ciò nonostante, Mattia viene mandato da mammà a servirlo per una settimana, come punizione per aver tentato, giorni prima, di vendere un auto ad Alberto: si tratta di una Alfasud del 1972, autentico gioiello che il ragazzo aveva sottratto ad una banda di ultras della Scafatese. Questa sorta di convivenza forzata fa comprendere ad Alberto come i valori più profondi in cui crede si ritrovino più in questo ragazzo e nella sua famiglia, che non nei suoi familiari o in altri polentoni cazzo – figa. Alberto finisce per prendere a cuore le sorti di Mattia e della sua famiglia, ma gli Ultras della Scafatese, di ritorno a piedi dalla trasferta di Eboli, non accettano il gesto e aggrediscono il ragazzo. Alberto, venutone a conoscenza, li raggiunge e, dopo averne pestato uno, li avverte di stare alla larga da quella famiglia. I giovani delinquenti, però, non demordono: quella stessa sera sparano raffiche di colpi contro la casa di Mattia, lo feriscono lievemente e violentano Maria. Il giorno dopo Mattia, per organizzare la vendetta, va a casa dell’amico, ma questi, per non fargli correre rischi, lo chiude a chiave in cantina e, dopo essere passato a cumprà dui sfugliatell, si reca dagli Ultras. Dalla strada, dove nonostante il buio della sera può essere visto da tutti, affronta i sei giovani, tutti ben armati e asserragliati in casa. Quando infila la mano sotto la giacca, come a voler prendere un’arma, i teppisti lo uccidono. In tasca Alberto aveva solo nu babbà, simulacro dell’agape fraterna che, in segno distensivo, avrebbe voluto offrire agli Ultras di Scafati.
In conclusione, alla lettura del testamento, dettato con il linguaggio colorito che gli era proprio in vita, si scopre che Alberto ha lasciato la splendida Alfasud a Mattia, l’amico più fidato. Peccato che non la avesse comprata! Ahahah!!!! Gli ha fatt o’ pacc!!!

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un Commento

  1. Dario Corsetti

    ahahaha! sublime. soprattutto il finale, all’insegna albert o “walterkowalsky” colombo. ah! se non fosse stato per la tragedia sul monte superga avremmo ancora il…

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