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The Smiths – The Queen is dead (1986)

Durante un’intervista del 1985 Steven Patrick Morrissey, meglio conosciuto solo come Morrissey dichiarò: “Ho disprezzo per la famiglia reale. L’ho sempre disprezzata. È un nonsense fiabesco, l’idea stessa della loro esistenza in giorni come questi, durante i quali la gente muore quotidianamente perché non ha abbastanza denaro per pagarsi il riscaldamento, secondo me è immorale”.
Considerate le premesse, non parve così difficile per gli Smiths annunciare a tutto il mondo la morte della regina. Anzi, nello stesso periodo la band di Manchester avrebbe voluto fare a meno anche dell’allora premier britannico Margaret Thatcher e delle politiche conservatrici del suo governo.
The Queen Is Dead è il punto più alto dell’intera discografia degli Smiths e contiene alcuni tra i brani più rappresentativi della band.
Ho difficoltà ad esprimere le sensazioni legate alla potenza esplosiva della title track, alla dolcezza ed alla sublime drammaticità di pezzi come I Know it’over o Cemerty Gates oppure all’elegante rassegnazione di The Boy with the Thorn in His Side…
Preferisco far parlare i versi. Ed allora, avete mai provato a sentirvi come Giovanna D’Arco quando le fiamme circondavano il suo naso “romano” e il suo walkman iniziava a fondersi? Siete mai stati tanto innamorati da pensare: “And if a double-decker bus / Crashes into us / To die by your side / Is such a heavenly way to die / And if a ten ton truck / Kills the both of us / To die by your side / Well, the pleasure, the privilege is mine” ?
No? Allora prendete questo disco – è quello che raffigura Alain Delon in una scena del film L’insoumis (Il ribelle di Algeri) – e lasciate che le meravigliose chitarre di Johnny Marr (probabilmente il chitarrista più sottovalutato del mondo), gli intrecci del duo Rourke – Joyce (probabilmente la sessione ritmica più sottovalutata del mondo) e le liriche di Moz (Morrissey) vi portino indietro nel tempo … era il 1986, c’era la Regina, la disoccupazione, l’omofobia, l’amore … si leggevano Oscar Wilde, Keats and Yeats … c’era e c’è una luce che non si spegne mai.

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White Riot

3 Commenti

  1. JohnFoxx

    a mio parere non c’è intro più travolgente di questa (forse solo “Don’t Bang the Drum” di This is the sea può superarla).
    Disco perfetto

  2. Eleviolet

    che disco! uno dei miei preferiti.. a prescindere dalla sua bellezza totalitaria, l’intro è veramente qualcosa di superlativo… sono d’ accordissimo.

  3. White Riot

    Caro John, rimembro sempre la frase di un nostro amico comune, che tradotta suona più o meno così: “Ricordati che agli U2, per fare il salto di qualità, c’è voluto l’intervento di Brian Eno…ai Waterboys…non è servito!”

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