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Odore di Napalm

«Mi piace l’odore di Napalm la mattina. Ha il sapore della vittoria»

 

La tragedia della guerra in Vietnam ha da sempre ispirato gli ambienti cinematografici. E’ stato il regista francese Pierre Schoendoerffer nel 1965 a portare per la prima volta sul grande schermo le vicende belliche della terra dei Viet con il suo film-documentario 317º Battaglione d’Assalto, pellicola realistica, cruda, che non si propone di denunciare o esaltare bensì di raccontare in maniera autentica lo scenario della guerra in Indonesia.

Uno dei primi film americani sul genere risulta invece essere Berretti Verdi di John Wayne del 1968, un film molto discusso che tende in maniera assurda ed inspiegabile a glorificare l’intervento americano in Vietnam.

Durante gli anni della guerra che vanno dal 1960 al 1975 il mondo hollywoodiano non si schiera apertamente, anche se la critica si manifesta comunque implicitamente in produzioni indipendenti, frutto principalmente della cultura giovanile di reazione.

La metà degli anni 70 segna invece l’inizio di una serie di Viet-movies che essenzialmente possono essere distinti in tre categorie.

Appartengono alla prima tipologia quelle pellicole che mirano ad una fusione tra il più classico cinema di guerra e il cinema d’azione, come ad esempio la saga di Rambo oppure Hamburger Hill:Collina 937.

La seconda tipologia invece è incentrata principalmente sugli effetti fisici e psicologici prodotti dalla guerra ed in particolare sui reduci e sul loro tentativo di reinserirsi in una società che la “giungla” aveva reso ormai estranea. Rientrano in questa categoria pellicole come Nato il 4 luglio, in cui un Tom Cruise lontano dallo status di sex simbol fa un’interpretazione drammatica  sufficiente che spicca tra quelle mediocri che si susseguiranno nella sua carriera. Come non citare il capolavoro di Michael Cimino, Il Cacciatore, del 1978.  Splendida la scena del biliardo in cui i protagonisti intonano  “Can’t Take My Eyes Off You” , emblema di una generazione devastata dalla follia della guerra in Vietnam, un suicidio collettivo per il popolo americano il cui significato viene racchiuso nel gesto estremo della sequenza finale.

La terza e ultima categoria riguarda quei film che inquadrano la guerra in una dimensione mentale ed emotiva: l’esperienza bellica assume il ruolo di teatro per la ricerca di un’interiorità unica e in nessun altro modo raggiungibile. Platoon , Full Metal Jacket ma soprattutto Apocalypse Now sono le principali pellicole che incarnano questa prospettiva. In particolare il cult visionario  di  Francis Ford Coppola resta la più cupa denuncia all’imperialismo americano. Die Walküre    di Wagner e The end dei Doors accompagnano le due principali scene di attacco col Napalm e sottolineano in modo perfetto l’ assurdità degli eventi. La celebre battuta, ripresa letteralmente dal romanzo di Conrad,  sintetizza alla perfezione il grande fallimento della guerra in Vietnam: “The Horror!The Horror!”

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