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La Libreria del Villaggio : (dis)Integrazione

Siamo nella capitale, è qui che si ambienta il romanzo  che voglio presentarvi in questo nuovo appuntamento. E’ un giallo molto particolare perchè tocca il complesso ed attualissimo tema dell’integrazione.

Amara Lakhous

Vi parlo di un’opera di Amara Lakhous, scrittore algerino che nacque ad Algeri nel 1970 da una famiglia berbera. Sempre ad Algeri studiò filosofia, scelta dettata dal bisogno di voler mettere in discussione le basi dell’identità algerina ( religione, guerra di liberazione, superiorità maschile) e “imparare a ragionare con la propria testa“; in giovane età riuscì in questo suo scopo non senza subire gravi minacce.

 

 

Si trasferì a Roma nel 1995 stanco di aspettare il suo carnefice e andò ad abitare in piazza Vittorio, quartiere popolare che in parte lo aiutò a lasciarsi alle spalle le brutte memorie del paese d’origine.

Piazza Vittorio (Roma)

In base a ciò detto fin ora,  il romanzo che tratterò può essere considerato autobiografico, almeno in parte.
Il libro di cui parlo si intitola “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”, pubblicato nel 2006.

Oltre al titolo in evidenza, nella bibliografia di Lakhous troviamo  Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario e La zingarata della verginella di Via Ormea. Tutte edizioni E/O.

Con quest’opera Amara mette in scena le dispute quotidiane in uno dei tanti condomini popolari romani, dando vita ad una realistica e piacevolmente ironica analisi antropologica, che potrebbe suggerire diversi e complicati spunti di dibattito.

E’ un romanzo breve ed intenso che mira a demolire il pregiudizio, gabbia  mentale che non permette di guardare oltre le apparenze ed impedisce di oltrepassare quelle barriere immaginarie, oltre le quali c’è la conoscenza e la vera entità dell’altro.

 

Un giallo dai connotati drammatici e ironici, incentrato su un presunto omicidio avvenuto su un ascensore di un palazzo romano.

La misteriosa scomparsa di uno dei condòmini, noto per essere un personaggio alquanto discutibile, dà vita a una successione di deposizioni confidenziali da parte di tutti gli abitanti del palazzo, tra i quali ci si imbatte in mediorientali, centroamericani, africani, nordeuropei, polentoni e terroni.

La promiscuità raziale nella quale essi convivono mette a nudo le divergenze e gli scioccanti malintesi che caratterizzano il vivere quotidiano nella società odierna.

Nel nostro caso tutto si svolge nei pressi di un ascensore dove, tra le varie lamentele e i litigi tra condòmini, si accende un faro su quella che è la vera convivenza tra esseri umani dalle origini, culture e lingue differenti; si evidenziano quelle che sono le reali difficoltà che tutti i giorni si affrontano nel tortuoso processo d’integrazione.

 

 

 

 

 

Amara con un pizzico di comicità mette al muro tutte quelle che possono essere credenze deviate, pregiudizi, forme di pensiero sviluppate e influenzate dalle varie culture, dettate dall’origine geografica e sociale nelle quali si cresce.

 

 

Con un po’ di retorica, ma anche con realismo,  vengono messe alla sbarra le diversità tra italiani e tra italiani e non italiani; tutti alle prese con le difficoltà oggettive della convivenza in un paese multietnico, difficoltà derivanti anche dal razzismo che per vari motivi serpeggia all’interno di ogni popolo.
Sarà interessante seguire la ricerca dell’assassino man mano che i vari personaggi vengono “ascoltati”. Il lettore fantasiosamente veste i panni di una giuria, con il compito di analizzare i vari ed eterogenei personaggi che, attraverso le loro testimonianze, evidenzieranno le debolezze di cui sono vittime e da cui viene plasmata  la loro vita privata e sociale.
L’indagine, che è strutturata da un susseguirsi di interviste in cui tutti si accusano a vicenda, in realtà passa in secondo piano rispetto ai profondi temi sociali che via via emergono, facendo quasi da contorno, ma resta al contempo un’azzeccata metafora che aggiunge alla narrazione un pizzico di ebbrezza e ritmo.
E’ un romanzo che fa riflettere e ha la capacità di far fare un passo indietro riguardo l’abitudine generalmente diffusa di credere di avere in testa sempre l’opinione giusta, la convinzione di sapere e quindi di poter giudicare.

In questo periodo in particolare si dibatte calorosamente sulla questione dei migranti, dei barconi, degli sbarchi e sull’integrazione; la lettura di questa breve commedia “all’italiana” può risultare dunque di grande interesse e utilità. Sfiora appena la politica e va ad intrufolarsi nel quotidiano delle persone comuni.

Nel 2010 nelle sale cinematografiche fu proiettato il film omonimo ispirato ad esso, diretto da Isotta Toso, di cui  condivido il trailer :

tra i vari interpreti vi sono Francesco Pannofino e Paolo Calabresi.

La risultante filosofica appare essere un invito a non fermarsi davanti alle apparenze, a cercare di andare il più affondo possibile nella conoscenza delle persone, per essere sempre consapevoli dell’esistenza di un’infinità di varianti nell’essere e nella vita di ogni individuo, così da poter evitare di sentirsi erroneamente sicuri ed informati , e quindi autorizzati a “puntare il dito” e giudicare.

E’ sicuramente un giallo che si distingue dagli altri; non è un best seller (la commessa per trovarmelo è scomparsa per 10 minuti, credo sia arrivata fino a Narnia prima di riapparire col volume in mano) …. ma è senz’altro degno di nota e dal prezzo ridicolo.

P.S .Coloro che mi conoscono e che leggeranno sia il libro che quest’articolo comprenderanno quanto mi sia impegnato nel rimanere il più asettico e distaccato possibile, cercando di attenermi esclusivamente a ciò che il testo mi ha trasmesso, senza aggiungere idee e giudizi personali in fatto di integrazione.

Tutto sommato è stato anche un buon esercizio di autocontrollo…

Ringrazio la cara persona che mi ha proposto questo testo e saluto tutti voi con la speranza di rifarmi vivo presto.

La Libreria del Villaggio : (dis)Integrazione
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