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London calling… Parte 2

Ci proiettiamo avanti di un anno, 1968, ed ecco un cantautore già presente nel club Les Cousins, ovvero Nick Drake. Lì cominciava a muovere i primi passi di una carriera breve ma intensa, scrivendo delle canzoni che erano veri e propri gioielli, delicatissime perle. Una canzone che avrebbe dovuto far parte di “Five Leaves Left”, il suo primo album, ma poi all’ultimo momento venne scartata e fu soltanto riproposta nel 1986 nella compilation considerata come quarto album, “Time Of No Reply”, è quella dedicata ad un quartiere specifico del centro di Londra: “Mayfair”.

Nick Drake – Mayfair

“Le facce di Mayfair son pulite e carine, ma la bellezza qui è fredda come il ghiaccio. Potremmo mai vedere splendere il sole a Mayfair? Potremmo mai veder scendere la pioggia a Mayfair? Potremmo mai veder brillare la luna a Mayfair?” Questa la critica che Nick Drake faceva agli altezzosi abitanti del quartiere figo, super in e aristocratico di Mayfair nel centro di Londra.

Andiamo con un giro totale, con una canzone che è l’emblema di Londra che fu scritta nel 1969 da Ralph McTell, anche lui appartenente al gruppo del new british-folk di fine anni ’60. Questa a McTell sembrò troppo triste per pubblicarla e uscì soltanto nel 1974. Ebbe un successo enorme, con più di 200 cover. Ecco una cover iniziale di Mary Hopkin, in Italia famosissima perché aveva partecipato al festival di Sanremo nel 1969 con Sergio Endrigo, cantando “Lontano dagli occhi” e già l’anno prima aveva avuto un successo planetario con la canzone prodotta da Paul McCartney “Those were the days”. Fu una delle prime artiste ad essere messa sotto contratto dalla Apple nel 1968. La grande capacità della Hopkin era quella di cantare perfettamente in molte lingue, anche in Italiano, dove fece la sua versione di “Quelli erano giorni”.
“Those were the days” era catalogo apple #2 perché singolo numero 1 era “Hey Jude”. Poi in autunno nel ’68 scalzò dal primo posto la canzone dei Beatles. Mary Hopkin di seguito con questa versione di “Streets Of London”.

Mary Hopkin – “Streets Of London”

Questa canzone inizialmente per McTell doveva intitolarsi “Street Of Paris”, perché per due anni dal 1967 viaggiò molto in Europa come autostoppista e spesso entrò in contatto con le realtà più crude, come i diseredati, i barboni, i clochard di Parigi di fine anni ’60. Questa canzone parla dell’indifferenza della gente comune, che ha i propri problemi da risolvere e non si cura di chi incontra per la strada, che avrebbe molto più bisogno e necessità d’aiuto.

Mary Hopkin ha uno stretto collegamento con il prossimo pezzo. Siamo nel 1971, e questa canzone comparve nel suo secondo disco “Earth Song, Ocean Song”, prodotto da Tony Visconti divenuto in seguito suo marito. Con Tony Visconti il riferimento dovuto è a David Bowie agli inizi degli anni ’70. Non una canzone specifica, una strada o una piazza di Londra, ma di una copertina di un disco intero, una copertina diventata un’icona, ovveroThe Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”. Il concept album ispirato a David Bowie dall’apocalittica notizia che girava nel 1972, che entro cinque anni la terra sarebbe scomparsa. David Bowie inizialmente voleva mettere in questo album “All The Young Dudes” e regalare ai Mott The Hoople la canzone “Suffragette City”. Ian Hunter, il leader dei Mott The Hoople, rifiutò lo scambio e dovette rinunciare a “All The Young Dudes”. La canzone ebbe un successo immenso, simbolo di tutti i glam rockers dell’universo. La leggenda narra che fu scritta da David Bowie a Regent Street, in un appartamento e inginocchiato a terra con un pezzo di carta e un gessetto. Questa versione è cantata da David Bowie con i cori di Ian Hunter & Co.

Mott the Hoople, David Bowie – All the Young Dudes (Live, 1972)

Un inno assoluto del rock di quel periodo. Vicino all’appartamento, dove Bowie scrisse questa canzone, c’è Heddon Street, dove al 23 furono scattate le mitiche foto di Ziggy Stardust. Se ora torniamo in quei luoghi, troviamo l’ufficio postale e una targa nera che ricorda la session fotografica della copertina.
Questa versione della canzone, Bowie la eseguì nel concerto finale di Ziggy Stardust, quello del luglio 1973 all’ Hammersmith Odeon, dove mise fine al suo personaggio, Ziggy l’androgino alieno venuto dallo spazio.

ziggy

Non entriamo nel mitico teatro di Hammersmith Odeon, ora Hammersmith Apollo, ma arriviamo a Shepherd’s Bush nel locale Hammersmith Palais, Palais-de-danse. Inaugurato nel 1919, per decenni e decenni fu il teatro di tutta la musica di vario tipo inglese che si suonava a Londra. Nel 1978 Joe Strummer insieme al suo amico Don Letts, andava a vedere un giovedì pomeriggio un concerto di raggae. Il concerto non piacque molto a Strummer, per i suoi gusti era troppo commerciale, però scrisse una canzone che sarebbe rimasta negli annali: White Man.

The Clash – White Man (In Hammersmith Palais)

Il raggae e il punk, la fratellanza tra neri e bianchi, tra punk rockers e rude boys. Strummer amava alla follia questa canzone, suonandola anche dopo i The Clash con i The Mescaleros, e venne infine suonata al suo funerale.
All’Hammersmith Palais hanno suonato molti gruppi, tra i quali i The Police, i Cramps, gli U2, David Bowie, Rolling Stones, Rober Plant, ecc… Questo storico locale è stato chiuso il 1 aprile 2007 con l’ultimo concerto dei The Fall, “Last night at palais”, immortalato anche su disco.

Hammersmith-Palais-exterior

Arriviamo verso la fine della seconda parte dello speciale dedicato a Londra, alle impressioni musicali di questa grandissima capitale del mondo e della musica. Inizialmente abbiamo parlato dei festeggiamenti per i 150 anni della metropolitana inglese, quindi terminiamo questa parte con una canzone ambientata giù nella Tubestation, “Down In The Tubestation At Midnight”, sentiamo un treno della metropolitana che arriva e che fa rumore, arrivando forse da Woking nel Surray da dove venivano Paul Weller, Bruce Foxton e Rick Buckler ovvero sia i The Jam?

The Jam – Down In The Tubestation at Midnight

Continua…

Un Grazie particolare al Prof. Rupert.
Fonte: School Of Rock, 9 Gennaio 2013.

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Mauro Stracqualursi
"Bisogna sempre essere ebbri. Tutto è in questo:è l'unica questione. Per non sentire l'orribile peso del tempo.. che vi rompe le spalle e vi curva verso la terra... Dovete inebriarvi senza tregua.[...] Ma di che? Di vino,di poesia o di virtù,a Vostro talento. Ma inebriatevi. E se talvolta sui gradini di un palazzo, sull'erba verde d'una proda, nella solitudine tetra della Vostra camera, Vi destate, diminuita già o svanita l'ebbrezza, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che sfugge, a tutto ciò che parla, domandate che ora è: ed il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, Vi risponderanno: E' l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martoriati del Tempo, inebriatevi,inebriatevi senza posa! Di vino,di poesia o di virtù... a Vostro talento.." "Inebriatevi" - C. Baudelaire.

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