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INAUGURATA LA PRIMA CENTRALE NUCLEARE DI QUARTA GENERAZIONE

Mentre in Italia lo schieramento del “vota si” per il referendum contro il nucleare è ancora in festa in Cina con un anticipo di diversi anni è stata annunciata l’apertura della prima centrale di quarta generazione del mondo. Si prospettavano tempi lunghi, i reattori nucleari di quarta generazione sono oggetto di ricerca della comunità scientifica internazionale da più di un decennio e i più ottimisti davano il 2020 come data per l’inizio delle sperimentazioni.

I cinesi hanno invece accelerato i tempi per questa nuova tecnologia completamente innovativa per l’atomo, che rende la nuova generazione non un leggero miglioramento di quella vecchia (come avvenuto per la terza), ma una vera e propria rivoluzione. L’annuncio è stato dato già da qualche giorno dall’ ”Istituto cinese dell’energia atomica” dopo che il reattore è stato collegato alla rete elettrica nazionale. Si parla di un investimento effettuato dal governo di Pechino pari a 2,5 miliardi di yuan, circa 260 milioni di euro, che potrebbero fruttare un ritorno economico considerevole prorogando l’esaurimento di uranio. Le stime diffuse dal governo cinese parlano di una significativa ottimizzazione delle risorse grazie alle più moderne tecnologie sperimentate: le riserve di uranio del paese asiatico, che erano destinate a durare solo altri cento anni, potrebbero infatti in questo modo  garantire energia per ben mille anni

Ovviamente il reattore aperto sarà sperimentale, ma darà un’idea sul futuro della quarta generazione. Dopo uno studio durato oltre 20 anni, il prototipo utilizzerà un sistema di raffreddamento al sodio, mentre per produrre energia utilizzerà la tecnica dei “neutroni rapidi”, un metodo che garantisce la produzione in sicurezza con un utilizzo inferiore di uranio e, di conseguenza, una minor produzione di scorie radioattive.

Il reattore sperimentale è stato costruito da un consorzio russo; il vantaggio principale consiste nell’utilizzo di uranio 238, che viene trasformato in plutonio 239 all’interno del reattore e che rappresenta il 99,3% del minerale di uranio grezzo contro lo 0,7% dell’uranio 235 usato nei reattori normali di seconda e terza generazione.

Questo è quindi il primo punto che differenzia la nuova centrale da quella che realmente doveva essere la centrale di quarta generazione nei progetti, secondo l’idea iniziale infatti le nuove centrali non avrebbero dovuto più produrre scorie. Inoltre la tecnica di produzione è basata sulla trasformazione da uranio 238 a plutonio 239, quindi si ha la paura che essa sia nata più per la realizzazione delle armi atomiche attraverso il plutonio che per gli scopi energetici che dovrebbero garantire almeno 20 MW  di potenza.

Il fatto che si siano affrettate le pratiche per la conclusione dei lavori alla centrale, può essere individuata nel fatto che la catena di eventi che è nata in Giappone, e che si è portata fino in Europa attorno al nucleare, avrebbe potuto creare intoppi ad una realizzazione futura della centrale. Risulta quindi ancora curioso che nel momento in cui il Giappone annuncia di voler puntare sulle rinnovabili e la Germania ha annunciato un progressivo addio al nucleare, la Cina abbia presentato  questa nuova centrale prima nel suo genere.

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