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Libertà

Nove anni dopo Le Correzioni , romanzo consacrato dalla critica vincitore del prestigioso National Book Award, Jonathan Franzen torna con un formidabile racconto nuovamente incentrato sulla vita matrimoniale e sui risvolti imprevisti e drammatici che essa reca con sè.

Walter e Patty Berglund sono i protagonisti di Libertà (Freedom nell’edizione originale) romanzo in cui, con estrema e “feroce” sensibilità, Franzen narra il graduale e inesorabile naufragio della quasi perfetta unione di una quasi perfetta famiglia americana. Progressisiti e moderni quanto basta, politicamente corretti e sempre disponibili con i vicini, i Berglund fanno parte della nuova borghesia urbana di Ramsey Hill, zona periferica piuttosto benestante di St. Paul, Minnesota, Midwest. Sono gli anni dell’operazione “Enduring Freedom” in Iraq, dell’aministrazione Bush e del post undici settembre. Sia Walter che Patty provengono (sarebbe meglio dire fuggono) da un passato a dir poco difficile per entrambi: Walter, ragazzo del Minnesota di origini svedesi, è stato costretto fin da piccolo ad occuparsi del motel di famiglia, a prendersi cura della madre malata e del padre alcolizzato, nonchè dei due fratelli maggiori continuamente alle prese con la giustizia e l’alcol. Walter ha quindi sviluppato un abnorme senso di responsabilità verso gli altri, soprattutto i deboli, che nel tempo lo ha portato ad un’insaziabile sete di giustizia terrena, sostenendo qualsiasi causa “giusta” che richiedesse tempra morale e bontà d’animo: dall’ambientalismo ai diritti delle donne, dal risparmio energetico alla lotta al consumismo sfrenato “made in U.S.A.” In poche parole, il perfetto democratico progressista donchisciottesco che non si dà mai per vinto.

Patty invece viene da una famiglia altolocata di Westchester -sobborgo di New York- di origini ebraiche. Padre avvocato, madre attivista politica di rilievo, la giovane Patty finirà per fuggire da una realtà famigliare in cui, oltre a ricevere scarso affetto e una quasi nulla considerazione, vede le proprie capacità atletiche continuamente ignorate e sminuite. Non in modo diretto però, bensì assistendo all’esaltazione delle doti “artistiche” e creative delle due sorelle e del fratello, piccoli geni in erba che nella vita non collezioneranno altro che fallimenti. Ora, agli inizi degli anni zero, Patty e Walter abitano in una bella casa da loro stessi  ristrutturata, in cui hanno cresciuto ed educato Joy e Jessica, i frutti del loro amore giovane e sincero. Qualcosa però inizia ad andare storto; Patty si riscopre attratta dal migliore amico di Walter, il rocker Richard Katz. Joy passa molto tempo dagli odiati vicini, a dir poco incolti, repubblicani e volgari. Walter viene definito “eticamente compromesso” in un editoriale del New York Times.

Attraverso pagine di spietata critica sociale, Franzen sonda gli abissi dell’umanità moderna partendo dalla fine della più sacra delle unioni: il matrimonio. Sebbene non si possa parlare di romanzo behaviourista in senso stretto, l’autore mette comunque a nudo molti aspetti del “sistema America” mostrandone le crepe e l’imminente fallimento, di pari passo con il declino e l’inaridimento affettivo e sentimentale della famiglia Berglund. Ma è anche un romanzo sul desiderio e il risentimento, sull’invidia che fonde le amicizie, sul conformismo della società di massa e sulle aspettative deluse: tutte cose che, a ben vedere, sono modi diversi di pensare la libertà.

 

Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi, pp. 622.

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