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Il campione si racconta: Vincenzo Abbagnale

Dopo Filippo Magnini, Matteo Aicardi e Alessia Trost in questo numero della rubrica de “Il Campione si racconta” abbiamo il piacere di ospitare il giovane canottiere, Vincenzo Abbagnale.

Dici Abbagnale… e la mente corre verso i grandissimi trionfi del passato del padre Giuseppe e dello zio entrati nella leggenda sportiva e popolare anche grazie alla telecronaca storica di Gianpiero Galeazzi (rinviene la Germania dell’Est, ma la prua italiana è la prima a vincere), alle olimpiadi dell’88 a Seul. Oggi siamo nel 2015, però, e c’è un altro grande campione che ci rende orgogliosi.

Il Dna non basta per essere il numero 1, il cognome non conta. Servono fatica, dedizione al lavoro e passione. Tanta passione per uno sport che sale alla ribalta solamente una volta ogni 4 anni, se tutto va bene. C’è tutto questo in un ragazzo nato nel 1993 che ha vinto tutto quello che poteva nelle giovanili e che nel 2013, a soli 20 anni, si è laureato Campione del mondo negli assoluti. Il destino a volte sa essere preciso o forse sarebbe meglio dire ciclico: 25 anni dopo Vincenzo trionfa proprio in Corea. Buona lettura

 

Vincenzo Abbagnale: foto con compagni di squadra, canottaggio

Quanto è difficile praticare il canottaggio per un ragazzo di 22 anni che si chiama Abbagnale?  Quanto è stata forte, fin dagli esordi, la pressione su di lei?

Beh, diciamo che la pressione dovuta al mio cognome l’ho sentita soprattutto quando ero più piccolo, dalle prime armi fino alle categorie giovanili agonistiche. Quando ero piccolo e vincevo, avevo fatto solo il mio dovere per le persone. Ma se perdevo, avevo deluso..

Adesso non sento più il peso del mio cognome, ho imparato e dimostrato, sia in positivo che in negativo, che quello che faccio è dovuto solo a me e alle mie forze.

Qual è, se c’è stato, il consiglio che le ha dato maggiormente suo padre Giuseppe?

Mio padre mi dà tuttora tanti consigli, e quelli solo uno stupido non li accetterebbe, soprattutto se a darteli è un campione olimpico. Mi fa piacere ricevere consigli da lui come da tutti gli allenatori, perché penso che possano solamente servire a migliorarmi e diventare più forte.

Non saprei dirne uno in particolare al momento perché possono riguardare tutto quello che entra nella sfera sportiva.

In tre parole come si definirebbe? Quali aggettivi userebbe, invece, per descrivere il suo sport?

Mi definirei: Competitivo (su qualsiasi cosa), Socievole, Testardo. Il mio sport invece lo definirei: Appassionante, Faticoso, Completo.

Ci descriverebbe la sua giornata tipo in un periodo di preparazione alle competizioni? In maniera generale quanto dura e come è composta una sessione tipo di allenamento?

Allora, durante il carico di preparazione per una competizione importante la nostra mole di allenamento è abbastanza pesante, organizzata in 2, o addirittura 3 allenamenti al giorno. Quindi mi alzo al mattino presto, colazione, e via per il primo allenamento. Se abbiamo il secondo facciamo una seconda colazione e poi in tarda mattinata il secondo allenamento, oppure direttamente il pomeriggio se ne abbiamo “solamente” 2.

Finito il 2º/3º allenamento per il tempo che mi rimane mi svago un pò con gli amici prima e dopo cena.
Le sessioni di allenamento sono divise in: barca al mattino di solito, per un totale di 20-25 km. Poi sessione di pesi in tarda mattinata, e al pomeriggio corsa o bicicletta.

Vincenzo Abbagnale: foto sul podio con medaglia d'oroSport, istruzione e cultura: sono tre fattori conciliabili? Recentemente è stato ospite di alcune scuole nel suo territorio, qual è il messaggio che ha lanciato ai ragazzi?

Certo! Anzi, io credo che sia fondamentale la cultura e l’istruzione per qualsiasi persona. Attualmente sono in corso di studi all’università, ma anche una solida base è essenziale a mio parere.

Ultimamente sono stato invitato in alcune scuole per portare proprio questo messaggio, ed è stata davvero una bella esperienza perché i bambini erano molto presi dai discorsi che ascoltavano. A mio avviso, sport e istruzione devono viaggiare di pari passo per formare una persona, che si ritroverà per tutta la vita.

Dal 29 maggio al 31 maggio sono previsti gli Europei a Poznan. Senza falsa modestia e scaramanzia, cosa si aspetta da questa competizione continentale? 

Purtroppo noi non parteciperemo agli europei di Poznan. La federazione ha deciso di non competere in questo evento, per concentrarci ancora di più sull’obiettivo qualificazioni olimpiche ai mondiali di quest’anno. I nostri prossimi appuntamenti saranno: Le due coppe del mondo, una a Varese e una a Lucerna tra giugno e luglio, e poi i campionati del mondo di fine agosto ad Aguibelette.
Secondo lei quanto è presente il doping nello sport professionistico, in particolare nella sua disciplina?

Beh, sicuramente purtroppo è una realtà che esiste nello sport, e lo inquina. Nel mio sport non si sono verificati tantissimi casi di doping, ma spero che questo fenomeno possa andare sempre più scomparendo nel tempo. Anche perché, io non mi sentirei per niente un campione a vincere una medaglia imbrogliando, le medaglie bisogna sudarsele!

Potrebbe spiegare ai “non addetti ai lavori” cosa sia il Team Young Unipol Sai? Quanto è onorato di farne parte? Ha già ricevuto consigli da parte della speciale Tutor del gruppo, Federica Pellegrini?
Il Team Young Unipol Sai è una squadra formata di 7 giovani atleti con Federica Pellegrini a fare da tutor/coach. Questo nasce dalla collaborazione di Unipol con il CONI, e sono stati scelti 7 giovani atleti di diversi sport come testimonial dell’accordo.  Tra questi 7 rientro anche io.

Fuori dalla barca, quali sono le grandi passioni del “ragazzo” Vincenzo?

Fuori dalla BARCA, bisogna svagarsi perché il canottaggio riempie già il 50% delle mie 24 ore. Io sono appassionato anche di tanti altri sport, mi piace andare in bici, giocare a calcio, dedicarmi alla mia ragazza, uscire con gli amici, guardare film…Insomma tutto quello che può piacere ad un normale 22enne! 

Il campione si racconta: Vincenzo Abbagnale
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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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