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Noi, Tsipras, l’Italia e l’Europa.

Tsipras trionfa in Grecia, la parola sinistra torna ad emozionare e a far sognare gli animi dei militanti dell’Europa intera mentre si ha chiaramente l’impressione di vivere un passaggio storico fondamentale per il futuro prossimo del vecchio continente. Passata la sbornia elettorale, però, è giusto porsi alcune domande. E’ fin troppo evidente che se in Grecia c’è Tsipras, in Spagna cresce fino a divenire primo partito Podemos e da noi c’è una situazione più che imbarazzante qualche riflessione è bene farla. Quale colpa atavica dobbiamo scontare per vivere in questa situazione di diaspora e d’impotenza?

Syriza Party Rally Before This Weekend's General Election

Procediamo con ordine. Non sono un sociologo ma per raccogliere il più del 35% in un elezione nazionale, c’è bisogno di un radicamento sociale profondo e capillare. Quindi è fin troppo evidente che per raggiungere questo obiettivo ci sia bisogno del tempo per far conoscere e maturare le idee. Probabilmente anche per farle masticare e digerire. So bene, invece, che la moda del momento nel bel Paese ci obbliga a pensare di fretta, ad essere fast e cool, ma per raggiungere certi traguardi serve il sudore della costanza. Tornando al discorso inziale, come si è comportata, invece, la sinistra italiana nell’ultimo decennio? Il meccanismo usato è stato l’opposto: il cartello elettorale di tre quattro sigle a pochi mesi dalle elezioni, unite per superare lo scoglio del 3-4% e poi arrivederci alla prossima elezione. Senza mai effettuare un radicamento vero sul territorio, lasciando il campo alle avanzate politiche ma soprattutto culturali delle destre e dei neo-fascismi. Un altro aspetto da sottolineare riguarda il ricambio generazionale e cognitivo mai pensato in certi lidi. È innegabile la presenza più o meno diffusa di meccanismi decisionali figli di un ortodossia appartenente al secolo passato. La vera sfida è coniugare al presente i valori e le idealità del passato. L’obiettivo per non fermarsi al voto d’opinione deve essere quello di pensare e ricercare obiettivi chiari e concreti che devono poter essere comprensibili. Facciamo un esempio pratico, Syriza è riuscita a organizzare 400 centri di erogazione servizi sociali a tutto il Paese, è stata presente negli ospedali e negli ambulatori, è vissuta nelle periferie. Non ha parlato degli ultimi ma è stata con loro ed ha risolto i loro problemi, mentre le manovre lacrime e sangue colpivano nell’anima e nell’orgoglio il popolo ellenico.  Poi e solo poi si può discutere della forma, delle micro o macro scissioni, dei leader pronti, auspicabili o in divenire. Se si parte, invece, da questo punto si entra in un corto circuito utile solamente a bruciare persone ed energie.  Insomma da dove si dovrebbe ripartire? Dalla Grecia. Si ma da quella che quotidianamente è presente in Italia. Da i quartieri popolari in cui la parola diritti non entra neanche per sbaglio e gli unici “servizi” presenti sono quelli della malavita, dai call center a 2,5 euro l’ora, dalle persone che hanno perso la casa perché non hanno più un lavoro. Rompendo i vecchi schemi mentali ed utilizzando un nuovo paradigma: partendo dal basso, costruendo luoghi, ma soprattutto pratiche di decisione.  Focalizziamoci dunque sui problemi della Grecia che è in noi.

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Da domani ovviamente la terra ellenica non diverrà il paradiso terrestre, chi dice questo non è intellettualmente onesto ma forse non ha neanche la cognizione della complessità del mondo in cui viviamo. Più semplicemente come in maniera pratica lo stesso leader ha affermato “Oggi non è il socialismo ma la fine dell’austerità. Siamo semplicemente ad un bivio o l’Europa cambia o probabilmente si darà nuovo carburante a quel processo di destrutturazione tanto pericoloso quanto dannoso. Spingendo lo sguardo un po’ più in là ed essendo più ottimisti (ogni tanto ci vuole) l’elezione greca ci ricorda che la parola sinistra ha ancora un senso nel mondo. Anzi, in effetti, evidenzia come in un mondo dominato dalle disuguaglianze (civili, sociali ed economiche) ci sia urgente bisogno di essa. Oggi il popolo dove è nata la democrazia ricorda al mondo intero il suo valore. Una nazione è fatta da uomini, dalle loro sofferenze e dalle loro speranze per questo non potrà mai essere semplicemente una cavia o un laboratorio.

La strada è impervia, ma sono sicuro che oggi si compie un passo verso l’idea originaria di Alterio Spinelli. Si, è cosi, oggi è davvero un bel giorno per chi ha pensato e progettato l’Europa dei popoli, della fratellanza e per chi crede che il futuro sia il luogo degli Stati Uniti d’Europa: luogo, purtroppo, utopico troppo spesso citato troppo e a sproposito nelle campagne elettorali. Tsipras lancia anche un messaggio chiaro e forte alle persone rassegnate, a quelli che pensano e sostengono che la politica e la democrazia non servano più a niente. Andare in direzione ostinata e contraria è ancora più bello, ma soprattutto un mondo migliore è ancora possibile!

p.s Il tracollo del Pasok e la percentuale da prefisso telefonico sono da tenere bene in mente ai vertici del Nazareno.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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