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La Libreria del Villaggio: Fredde verità, dovevano morire.

Per gli appassionati della cronaca, dell’attualità, della politica, della storia; ma anche del noir, del thriller, delle trame intricate.

Per coloro che amano intrufolarsi nelle cupe e celate vie della società, in cui si mescolano la politica con i suoi giochi di potere e la delinquenza organizzata con la sua manovalanza armata, questo è il posto giusto.

Mi concedo l’onore e il profondo piacere di presentare due volumi dal connotato giornalistico – “Doveva morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato e “Le verità del Freddo” di Raffaella Fanelli – in cui gli autori in entrambi i casi provano a far luce su eventi di cronaca che caratterizzarono il trentennio ‘70/ ’90 e che influenzano in qualche modo anche le dinamiche  della società odierna.


“Doveva morire” è un racconto – con l’ausilio di deposizioni e dialoghi documentati e riportati fedelmente – dell’intera vicenda riguardante il rapimento e l’assassinio dell’ Onorevole Aldo Moro.

Ferdinando Imposimato (Maddaloni 1936 – Roma 2018) è stato un politico, avvocato e magistrato nonché presidente onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione.
Si è occupato della lotta a cosa nostra, alla camorra e al terrorismo italiano : è stato giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro nel ’78 e l’attentato a papa Giovanni Paolo II nel’ 81
Sandro Provvisionato (Milano 1951 – Roma 2017) è stato uno scrittore e giornalista; lavorò per 12 anni in ANSA (da praticante a capo redattore) per poi passare a L’Europeo e in seguito divenne capo cronaca del TG5. Fu anche inviato di guerra in Kosovo, Libano e Iraq

Libro intervista in cui un ex boss della malavita romana racconta e confida dettagli di attività criminose tra cui alcuni casi ancora irrisolti.

Raffaella Fanelli. Laureata in scienze politiche vive tra Milano, Roma e Taranto. Nel 1990 vinse la prima edizione del premio Smau, nel 1997 vinse la penna d’oro per la cronaca, mentre nel 2014 l’unione cattolica stampa italiana le assegna il premio “genio della donna”. Oltre a Maurizio Abbatino ha intervistato trentacinque assassini e tre serial killer; l’elenco si arricchisce di nomi altisonanti come:
Salvatore Riina, Angelo Provenzano, Felice Maniero, Gaspare Mutolo, Bruno Contrada, Salvatore Borsellino, Giovanni Impastato

I temi centrali dei due testi scelti sono il “Caso Moro” e le confidenze di un noto boss della criminalità romana risalente agli anni ’70 – ’80, il cui strascico rossastro è percepibile ancora oggi nella cronaca contemporanea.

  • Quali interessi accomunarono Banda della Magliana, Banda dei Marsigliesi, Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa nostra, Brigate Rosse, NAR, Democrazia Cristiana, P2, KGB, RAF, STASI, la CIA, lo IOR, l’ UCIGOS e servizi segreti?
  • Quali misteriosi percorsi collegano la Basilica di Sant’Apollinare (Roma), via delle Botteghe Oscure (Roma), il ponte dei Frati Neri (Londra), via Ercole Oldofredi (Milano), il distaccamento del Ministero della Sanità (Roma), il Venezuela?
  • Come si mettono in relazione personalità come Aldo Moro, Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Mino Pecorelli, Licio Gelli, Roberto Calvi, Roberto Rosone, Danilo Abbruciati, Paul Marcinkus, Giuseppe Calò, Nicolino Selis, Enrico De Pedis, Emanuela Orlandi, Massimo Carminati, Karol Wojtyla, Joseph Aloisius Ratzinger,  Jorge Mario Bergoglio, Gaetano Batalamenti, Stefano Bontate, Tommaso Buscetta, Raffaele Cutolo, Giuseppe Pignatone, Maurizio Abbatino, Ferdinando Imposimato?

Le relazioni e i misteriosi percorsi che accomunano tutti questi luoghi, tutte queste organizzazioni, tutti questi uomini, sono descritti e raccontati in diversi video on line, ma non ne rimane altro che una fitta trama ingarbugliata e dispersiva.

Per far ordine e cercare di ricostruire quelle vicende mi sono servito di questi due volumi, frutti di dura e testarda persistenza, di indagini ventennali, di interviste e deposizioni dal peso incalcolabile, grazie ai quali ci si può addentrare con facilità e chiarezza in un mondo oscuro e misterioso, ostinatamente occulto e purtroppo reale ed ancora caparbiamente attuale.

I due testi si presentano apparentemente distinti se ci si ferma in superficie, ma in realtà essi sono sorprendentemente attinenti tra loro, direi speculari.

Iniziamo con “Doveva morire” di Imposimato e Provvisionato.

Con perizia e professionalità vengono descritti il momento storico-politico del Paese e dell’Europa, premessa fondamentale per immergersi e comprendere la realtà della fine degli anni ’70.

Nel viaggio che cerco di creare con questo articolo si parte dal centrale e quanto mai drammatico evento della morte di Moro –  all’epoca dei fatti presidente della DC – attorno al quale viene analizzata ogni figura di rilievo in campo nazionale ed internazionale interessata alle sorti del politico.

Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie 1916 – Roma 1978) politico e giurista, è stato uno dei fondatori della Democrazia Cristiana diventandone segretario prima e presidente poi. Fu per cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri guidando governi di centro-sinistra. Venne rapito dalle brigate rosse il 16 Marzo 1978 e ucciso dopo 55 giorni di prigionia il 9 maggio successivo.
  • Chi lo sequestrò? Chi doveva adoperarsi per porlo in salvo? Di chi fu la mano che gli diede la morte? Per quale motivo si fu impossibilitati a salvarlo? Quali correnti politiche e per quali motivi erano interessate all’ eliminazione del Presidente? Come e attraverso chi questi poteri occulti avrebbero agito?
Audio della telefonata che le Brigate Rosse fanno a Franco Tritto (Gravina di Puglia 1950 – Roma 2005) giurista e assistente dell’onorevole Aldo Moro.

Roma, 9 Maggio 1978 , via Caetani – nelle vicinanze di piazza del Gesù (sede della democrazia Cristiana) e di via delle Botteghe Oscure ( sede del Partito Comunista Italiano) – viene ritrovato in una Renault 4 rossa , il Presidente Moro assassinato con 12 proiettili.

Parlarne a circa 40 anni di distanza può non incutere sensazionalismi particolari. L’invito è quello di immaginare gli stessi eventi ai giorni odierni; immedesimarsi in quella realtà e riportarla anche solo per brevi attimi ai giorni d’oggi.

L’utilità di un testo del genere a mio avviso non è “semplicemente” un validissimo modo per acculturarsi e documentarsi su un fatto di gravità inaudita e mai vista prima in Italia, ma ha anche la non trascurabile funzione di lasciare punti interrogativi sospesi su ciò che è la realtà politico-sociale attuale.

Il mio spunto è molto semplice: “Se per il sequestro e la morte del Presidente Moro non ci sono tutt’ oggi colpevoli accertati, possiamo legittimamente considerare l’Italia come un Paese libero e democratico”?

In questo libro vengono descritte figure sinistre e sfuggenti, che compirono azioni e presero decisioni che già all ’epoca dei fatti apparvero da subito molto discutibili.

Francesco Cossiga (Sassari 1928 – Roma 2010)Presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 Ministro dell’Interno all’epoca del sequestro Moro.


Giulio Andreotti (Roma 1919 – Roma 2013) fu per 7 volte Presidente del Consiglio e per 32 Ministro della Repubblica, considerando anche gli incarichi ad interim.
La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Andreotti stava per essere presentato in parlamento per ottenere la fiducia, l’auto che trasportava Aldo Moro, dalla sua abitazione alla Camera dei deputati, fu intercettata e bloccata in via Mario Fani da un nucleo armato delle Brigate Rosse.

Dalla  conclusione di questo testo il nostro Paese viene ritratto a tinte molto oscure, direi macabre. Questa è una storia vera, reali erano e sono i protagonisti – per la maggior parte passati a miglior vita – ma non per questo non più influenti. Vere furono le loro azioni, le loro mosse strategiche, le loro ciniche e gelide dichiarazioni.

Giunge il momento di aprire la copertina del secondo volume di quest’articolo – “Le verità del Freddo” – per implementare l’intero discorso andando ad affiancare alle vicende strettamente politiche il substrato criminoso della Roma capitale, riuscendo in tal modo ad avere una visione più ampia e completa del tessuto sociale italiano dell’epoca.

Il testo si basa sul domanda e risposta che la Fanelli ha per anni cercato, chiesto, implorato ed infine ottenuto dall’ex boss della Magliana Maurizio Abbatino. Al di là delle vicende strettamente legate alle attività criminali della banda sul territorio romano, come spaccio, scommesse e altri mal’affari, sarà interessante arrivare al punto in cui la strada intrapresa  della banda malavitosa romana incrocia quella dell’alta politica nazionale.

Maurizio Abbatino (Roma 19 Luglio 1954) mafioso e collaboratore di giustizia, ex boss della Banda della Magliana.

E’ qui che nasce la connection tra criminalità organizzata e potere politico.

 Il così detto “mondo di mezzo”. Il “luogo” in cui qualcuno si accorda con qualcun altro per ottenere favori e coperture reciproche (ognuno agendo nel proprio campo di competenza), ed è tra queste sinistre e ingarbugliate vicende che si arriva al caso Moro.

Partiamo con ordine, partiamo dall’ attualità; una breve digressione che meglio ci fa focalizzare quanto i poteri forti ed occulti di allora sono ben presenti tutt’ oggi:

Il 16 Giugnio 2020, dopo 5 anni e 7 mesi di deterrenza, c’è stata la scarcerazione di Massimo Carminati – noto boss della  banda della Magliana detto il cecato, incriminato per “mafia capitale” – per decorrenza dei termini.

La sollecita scarcerazione fu predetta dal collaboratore di giustizia ed ex boss dalle Magliana Antonio Mancini fin dall’ inizio della sua collaborazione con la giustizia, ribadendo la sua sicurezza a qualsiasi giornalista o ricercatore universitario che l’abbia intervistato.

Massimo Carminati (Milano 1958) ex esponente della Banda della Magliana, ex membro dei NAR arrestato a seguito del
processo “Mafia capitale” nel Dicembre 2014

Massimo Carminati subito dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini (16 Giugno 2020)

In considerazione di tale sicurezza da parte del Mancini e dell’avverarsi poi dei fatti, non può destare eccessiva incredulità o stupore il fatto che gli uomini della banda criminale romana, abbiano ricevuto la richiesta e avuto la possibilità di salvare la vita a un uomo che ricopriva una delle massime cariche  dello stato come Aldo Moro.

Documento del Dicembre 2014. Antonio Mancini intervistato in video del “Fatto Quotidiano”.

Dal testo preso in esame viene confermato che la possibilità di salvare l’onorevole era concreta, ma all’ improvviso tale richiesta d’aiuto venne inspiegabilmente ritirata, probabilmente in nome di una oscura e mai riconosciuta “ragion di stato”

Di sicuro i componenti della Banda della Magliana finiscono nella gogna pubblica per via delle loro vite malavitose , ma fermarsi a loro per quanto riguarda la malavita e il malaffare, nel tessuto romano e conseguentemente di tutto il paese, sarebbe una conclusione fin troppo ingenua e superficiale.

Se Antonio Mancini – chiamato “l’accattone” nell’ ambiente criminale dell’epoca – ha sempre messo le mani sul fuoco  riguardo alla sollecita  scarcerazione  del Carminati, c’è da dargli credito quando afferma con la stessa convinzione che il defunto Enrico de Pedis, detto “Renatino”, se non fosse stato eliminato sul selciato romano da componenti della sua stessa banda – a causa di divergenze e giochi di potere interni all’ organizzazione malavitosa – ad oggi sarebbe divenuto un componente molto influente della politica italiana, probabilmente avrebbe addirittura preso residenza al Quirinale.

Antonio Mancini ( Castiglione a Casauria 1948) collaboratore di giustizia ed ex esponente della banda della Magliana)

Enrico De Pedis (Roma 1954- 1990) detto “Renatino” ex boss della Banda della Magliana

Ciò non lo sapremo mai, ma tornando all ‘attualità sappiamo che la salma del De Pedis (ritrovata il 14 maggio 2012) venne seppellita nella basilica di Sant’Apollinare, a fronte di ciò non banale è ricordare , o far presente a chi non lo sapesse, che avere una cripta in basilica è un riguardo concesso esclusivamente ad altissime cariche della chiesa, come ad esempio i pontefici …

Servizio del 14 Maggio 2012 trasmesso da “Gold tv”

Altrettanto eclatante e molto più drammatica fu la sparizione di Emanuela Orlandi, di 15 anni e cittadina vaticana, avvenuta nel giugno del 1983.

La ragazza fu avvistata per l’ultima volta proprio nei pressi della basilica Sant’Apollinare e mai più ritrovata. Gli appelli dei familiari, specie del fratello Pietro, rivolti ai vari papi che si sono succeduti nel tempo sono caduti nel vuoto. Sinistra è la voce (confermata da alcuni documenti vaticani) che spiegherebbe tale sparizione come segnale di rappresaglia per un mancato rientro di un’ ingente somma di denaro che lo Ior – la banca dello Stato del Vaticano – avrebbe dovuto rendere a una frangia della Banda della Magliana, che si serviva dello Ior per “lavare” i proventi dei traffici illegali.

Tutto questo e molto altro viene raccontato e confermato dal Freddo davanti al taccuino della Fanelli. Parole pesanti di un uomo che ormai non ha più niente da perdere e che vive nella costante e rassegnata attesa del proiettile di qualche ex membro o sodale della vecchia banda.

Alla luce di ciò resta impossibile anche solo immaginare o illudersi che certe forze oscure e criminose siano state debellate dalle indagini, dalle sentenze, dalle condanne o semplicemente dal tempo, e per ciò non più esistenti nel tessuto romano e quindi politico nazionale.

Alla luce di cotanta carne sulla brace , senza alcun dubbio è estremamente interessante tuffarsi nelle dichiarazioni del Freddo stampate nero su bianco.

Con le premesse proposte è normale sentire le mani tremanti e gli occhi assetati di verità, con l’impazienza di sfogliare le pagine dell’intervista insistentemente  richiesta  dalla Fanelli e concessa dal Maurizio Abbatino, ex boss che decise di collaborare passando per “infame” nell ’ambito criminale. Abbatino tradito, ancor prima che dai suoi ex sodali, dallo stato con il quale decise di collaborare e che alla vigilia del processo “Mafia Capitale” gli revocò, per decisione del magistrato Pignatone (dall’ ottobre del 2019 presidente del tribunale dello Stato del Vaticano), la protezione promessa dallo Stato in quanto collaboratore di giustizia, e con essa anche la possibilità di conservare un’identità fittizia .

Per il Freddo questo fu un inquietante monito, un messaggio fin troppo chiaro che invitava i membri della malavita collusi con “mafia capitale” o qualsiasi altro tipo di testimone a non collaborare, a non parlare. Quasi fosse un celato consiglio dai chiari connotati di stampo mafioso, ma inviato direttamente dallo Stato.

La domanda che affiora è “a chi è recapitato tale monito?”.

Non esiste alcun motivo sensato per cui un uomo come Maurizio Abbatino detto Freddo (che porta in dote ben 366 mandati di cattura grazie alle sue deposizioni) debba restare privo di protezione – ogni collaboratore dovrebbe essere protetto a vita secondo protocollo .

Bisogna quindi prendere atto che esistono tutt’oggi entità che operano nel substrato della società, come un flusso di sangue infetto che scorre sottopelle e che influenza, decide, determina.

Il cosi detto “mondo di mezzo” dove criminalità dal basso e poteri forti dell’ordine costituito dall’ alto si incontrano e, in modo occulto, cooperano per fini e interessi che con troppa superficialità venivano e continuano ad essere ignorati.

Reputo questi due volumi validissimi strumenti per trovar coscienza  della cruda realtà sulla quale si erge la nostra nazione.

Quali sono le reali dimensioni di questo sistema resta soltanto intuibile. Ma dopo aver letto due lavori del genere ci si sente molto più consapevoli.

La Libreria del Villaggio: Fredde verità, dovevano morire.
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