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Tassisti su Marte

Ogni volta che entro in un taxi vengo colpito da una camaleontica, ma che dico camaleontica, “scilipodiana” voglia di trasformismo.
Basta che il tassista di turno abbia la radio accesa su una delle tante stazioni che parlano, 24 ore al giorno, di calcio, che anche io divento tifoso “daa magggika”.
Quasi per gioco, infatti, svesto le strisce bianche e nere per immergermi nei sanguigni colori della capitale, cercando di carpire le sensazioni, lo stato d’animo, ma anche i dubbi e le perplessità dei tassisti tifosi “daa Roma”, anzi meglio: “Dea Roma”.
Non solo. Per spirito di non contraddizione. Mi sforzo anche di fare discorsi che farebbero impallidire Giannini, non “er Principe der Tufello”, ma Guglielmo “l’uomo qualunque”.
I risultati, a volte, sono stupefacenti.
Dopo l’ultimo derby, un simpatico tassinaro si lamentava dell’assetto tattico della propria squadra imputando a Luis Enrique, che pronunciato alla Magliana diventa “Luisserìche”, le responsabilità della disfatta nella stracittadina. Successivamente, sconsolato e poco fiducioso sul futuro dell’allenatore chiosava: “Ma poi, sto Luisserìche, so stamo a tenè giusto perché è spagnolo…perché se se chiamava Luigi Enrico ed era italiano, per me … addamò che l’avevano rimannato in Spagna!” Capolavoro di logica e di geografia! Fosse stato italiano, lo avremmo, comunque rimandato in Spagna! A fare cosa? La Corrida? Olè!
Ma non è l’unico. Anzi “lunico”, come era scritto su di una parete della sala d’attesa della Stazione ferroviaria di Ceccano: “Giovanna sei lunica!” Che caratteraccio, pensai, avrà avuto la ragazza!
Qualche settimana fa un collega di Travis Bickle borbottò qualcosa tipo: “Stanno sempre a parlà de progetto…sempre sto progetto: la Roma ha un progetto…ma che te voi proggettà!?! Devi da giocà a pallone e fa gol, mica devi da fa na casa che ce vo er proggetto!!!”
Da ciò, si passa illogicamente a parlare di “politica” in senso basso. Dai pochi e confusi concetti espressi dal traghettatore di turno, vengono alla luce ideali reazionari e destrorsi. Poco incline a valori quali l’egualitarismo sociale e la tolleranza, il tassista mette sullo stesso carro, rectius, taxi di tutto e di più: droga, prostituzione, rumeni, nord-africani, Bersani, semafori, Equitalia, saldi fuori stagione, Bossi. Quando esagera, capisce dai miei “Mha”, “Quando è così..”, “Del resto…” e qualche volta anche “Bhe certo…” che non lo seguo più e ritorna a parlare di calcio.
E allora si, lo ammetto, mi torna persino simpatico!
Straordinari sono i continui sbalzi d’umore sulla valutazione di un giocatore.
Osvaldo fino a che non siglasse la prima rete in campionato, non era degno neanche di giocare a Maccarese. Oggi è un fuoriclasse. Bojan Krkic, una delle più talentuose promesse del calcio mondiale, era considerato, malgrado i suoi venti anni, uno scarto. Poi il goal all’Atalanta, lo ha consegnato alla storia come “l’erede di Messi”.
Per non parlare della vecchia guardia: Juan, da non confondere con l’omonimo pupazzo di Bim Bum Bam, “nun ja fa manco a fa le scale daaa casa che se rompe!”. E Pizarro? Sapete qual è il soprannome di David Marcelo Pizarro Cortés? “Er Piroetta”.
Tralasciamo l’isteria e la venerazione che circonda “Er Pupone”. Uno che a Roma conta di più di un qualsiasi ex esponente del Movimento Sociale Italiano, poi divenuto sindaco di una importante città del Lazio. No, non è il sindaco di Latina, alias Littoria.
In conclusione, Picchio De Sisti: avete afferrato? No? Andate a leggere la scritta che campeggia sotto il cavalcavia di Scalo San Lorenzo. Il cerchio si chiuderà.

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