Home / Cultura / Musica / UNKNOWN PLEASURES – Joy Division (1979)

UNKNOWN PLEASURES – Joy Division (1979)

Ho intenzione di inaugurare con il primo disco della band di Manchester e dintorni, questo spazio dedicato alle pietre “emiliane” del rock, per dirla con il Principe De Curtis. Un altro Curtis, un’altra epoca dopo, dava voce ai piaceri sconosciuti esordendo con la profetica frase: “I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand” (stavo aspettando l’arrivo di una guida che mi prendesse per mano).
La guida dei Joy Division nella realizzazione dell’album fu sicuramente Martin Hannett, istrionico genio del mixer cui si deve gran parte della ricercatezza e dello sporco del suono del disco. Contrapposizione dovuta in parte alla marcata influenza che il punk aveva avuto su Curtis, Sumner, Hook e Morris, già conosciuti come Warsaw i quali, dopo i primi concerti nella loro grigia città industriale, decisero di dare alla loro musica “un cambio di velocità, un cambio di stile, un cambio di scena, senza rimpianti” (New dawn fades).
Le atmosfere cupe ed ipnotiche di She’s lost Control, il dolore e la claustrofobia di Day of Lords, la rassegnazione di Candidate, contribuiscono a fare di Unknown Pleasures un disco in cui i “giochi di ombre” figli dell’esistenzialismo più oscuro di Ian Curtis si fondano con la veemenza, la foga, il desiderio di uscita dalla stanza buia, dal “centro di quella città dove si intersecano tutte le strade”.
Volontà che tuttavia, muoiono prima di venire alla luce, prima di diventare mature, prima di trovare la verità.  “Yeah, we wasted our time, we didn’t really have time, but I remember when we were young”. Giovane come Curtis, all’epoca pressoché ventenne, ma capace con la sua voce amara e siderale di imporsi come autore e cantore del male di vivere che presto, molto presto, lo avrebbe sopraffatto. Degne di nota, a parere di chi scrive, sono anche le ritmiche meccaniche di Stephen Morris, colui che, forse inconsapevolmente, ha creato la drum – machine e la ossessionante semplicità delle linee di chitarra e dei giri di basso della coppia Peter Hook / Bernard Sumner.
Un disco da contemplare. Da maneggiare con cura, molta cura, ma che splende di oscurità nella sua magniloquenza.
La storia dei Joy Division finirà in breve tempo. Il tempo di dare alla luce un altro capolavoro, Closer. La morte di Ian Curtis, avvenuta il 18 maggio 1980, è già presente in Unknown Pleasures.
Dopo tale nefasto evento, gli altri componenti, come era stato stabilito nel caso qualcuno per un motivo o per un altro avesse deciso di lasciare il gruppo, cambiarono il nome in New Order. Ma questa è certamente un’altra storia…

Vota questo Articolo!

Commenti

commenti

Pubblicità

Notizie su White Riot

White Riot

6 Commenti

  1. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Mi si drizza…il pelo…sulle braccia…
    Bravo!
    Potrebbe essere una bella ed interessante rubrica.

  2. Mauro Stracqualursi

    Si inizia subito con il botto!! Joy Division rox…

  3. White Riot

    Sono contento delle vostre reazioni.
    Settimana prossima: è canadese…

    • Panz

      Ma si parla di musica o di tende????

    • Il Satanico

      Grazie. Se Lester Burnham l’avevo nominato mio professore in materia di musica, tu, sei il preside. Il gran maestro. Il papa. Bramo nuove conoscenze.
      Dimmi dove ti trovi e preghero’ verso la tua direzione 😀

      Ps:gli elogi non sono solo per questo articolo, ma per tutte le perle lasciate qua e la’ nei tuoi racconti. Di nuovo grazie

  4. White Riot

    Ti prego, passi pure papa, ma gran maestro no!!!!!

Rispondi

Il tuo indirizzo eMail non sarà Pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati. *

*