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Talking Heads – Remain in light (1980)

Riprendiamo – spero con maggiore continuità – il discorso relativo ai dischi per cui vale la pena vivere, cercando di spiegare, in poche, pochissime righe, il significato del termine “futuro”.
Il quarto album dei Talking Heads, il terzo della meravigliosa collaborazione con Brian Eno, non è propriamente un disco di rock, non è pop, non è funky, non è rap, non è musica etnica. È tutto ciò messo in insieme in un alchimia semplicemente perfetta.
Immaginate di essere nella savana. In sottofondo il martellante ritmo di bongos di una popolazione africana. Venite sopraffatti da improvvise piogge di chitarre. Rumori metallici, colpi di basso elettrico vi trascinano incuriositi verso il villaggio di cui sopra. Ad attendervi David Byrne che, con voce allucinata più che mai, vi canta di case in movimento (houses in motion).
Vi sembrerà di stare in un’altra parte del mondo, almeno “once in a lifetime”.
Remain in light è tutto questo. E’ straniamento. E’ caos. E’ tutto quello che non ti aspetti nella New York dell’immaginario yuppie del 1980. La si vuole chiamare new wave? La si vuole chiamare etno-music? Chiamatela come volete. Probabilmente è la musica del futuro. Ancora adesso, e a distanza di oltre 30 anni, questo disco suona ancora “nuovo”.
L’energia emanata da Remain in light vi contagerà, forse non dal primo ascolto, ma non vi lascerà certo indifferenti, a meno che non siate rimasti ancorati a degli schemi mentali quali chitarra – basso – batteria – voce e 4/4.
Se volete ballare al ritmo del futuro comprate questo disco e capirete che il futuro è passato nella mente, nella pancia, nelle braccia e nelle gambe del duo Byrne – Eno già nel 1980.
And the heat goes on… And the heat goes on…
And the heat goes on…

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2 Commenti

  1. JohnFoxx

    The wind in my heart,
    The wind in my heart,
    The dust in my head,
    The dust in my head…

  2. Mauro Stracqualursi

    Album imperdibile…

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