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Facebook e la privacy: qualche chiarimento

Malgrado il passare del tempo continua a girare su Facebook una dichiarazione che, incollata nello stato personale, secondo molti utenti proteggerebbe la privacy su questo social network. Mi riferisco a quegli annunci che vietano a “Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata” l’utilizzo di varie informazioni e contenuti che l’utente condivide su FB.
Privacy Facebook

Ebbene, questo tipo di dichiarazione, in qualsiasi forma venga fatta, NON ha alcun valore legale e NON serve, dunque, a disciplinare l’utilizzo dei propri contenuti da parte di Facebook. Chi si iscrive su questo social network, infatti, stipula un vero e proprio contratto con FB, prestando il consenso alle condizioni di utilizzo. In particolare, con il consenso Facebook ottiene una licenza “libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook”. Tale licenza viene meno solo con l’eventuale cancellazione del profilo oppure con la rimozione del singolo contenuto (foto, documento etc.). Già questo dovrebbe chiarire l’insensatezza della dichiarazione; se ciò non bastasse, sempre nelle condizioni che gli utenti accettano, ci sono due ulteriori punti da tenere a mente.

Il primo è il fatto che continuare ad utilizzare FB costituisce un’accettazione delle condizioni stesse, anche in caso di modifica (pensate al “diario” che ha sostituito il vecchio profilo): in legalese, si chiama “silenzio-assenso” e non ha nulla di immorale o sbagliato. Se utilizzi il servizio, vuol dire che ne accetti anche le condizioni.

Il secondo è che Facebook, giustamente, non è responsabile dell’utilizzo che i terzi facciano dei contenuti pubblicati: se, ad esempio, voi pubblicate una vostra foto in costume da bagno e un vostro contatto la fa girare per il web, FB non ne ha alcuna colpa. Se non volete far girare gli affari vostri, teneteveli ben stretti: come diceva qualcuno, un segreto conosciuto da due persone non è più un segreto.

Ultima nota “di colore”: molti utenti credono che la dichiarazione sia valida per il riferimento ad una legge americana, indicata come “UCC 1 1-308-308 1-103”, il codice uniforme del commercio in vigore negli U.S.A.; in realtà è vero che questo codice tutela i diritti riservati e quindi alcuni contenuti, ma giustamente esclude da questa tutela le diverse previsioni che siano fonte di “an accord”, cioè un accordo liberamente sottoscritto tra le parti, com’è appunto quello tra l’utente e Facebook.
Questo aspetto dimostra grottescamente che chi fa girare la dichiarazione-bufala non solo non ha letto le condizioni di utilizzo iscrivendosi su FB, ma non ha letto nemmeno quello che c’è scritto nella presunta legge su cui la dichiarazione si basa, preferendo l’uso del dito che clicca su “condividi” all’uso del cervello. Ecco cosa rende davvero un cattivo servizio alla propria immagine!

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