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CiVado e voto Civati

L’otto dicembre si svolgeranno le primarie del Pd e nonostante tutto quello che è stato il Partito Democratico ho deciso di andare a votare, perché sono convinto che una svolta vera del gruppo dirigente è fondamentale per l’Italia, in primis, e per la sinistra in generale.  Andrò al seggio e voterò in maniera convinta Pippo Civati.

Lo voto perché non mi rassegno ad un futuro in cui esistano solo la destra e il M5s: c’è bisogno di voltare pagina senza dimenticare le nostre radici.

Lo voto perché parla alla mia generazione, a quei giovani nati  negli anni 80 che hanno conosciuto solo tanti Berlusconi e D’Alema in politica. Quei ragazzi che hanno visto soltanto la politica degli scandali, che hanno  sentito i dirigenti  bussare soltanto nelle campagne elettorali e che adesso si trovano nella situazione in cui il 42% di  essi è disoccupato. “Se usciremo dal ventennio, sarà merito dei ventenni”.

Lo voto perché è stato l’unico a dire chiaramente che le larghe intese non possono essere il nuovo orizzonte della politica italiana.  Senza i soliti indugi, tipici del Pd, ha detto che bisogna essere radicali sulle nostre idealità, altrimenti ci saranno sempre mediazioni con i personaggi più impresentabili dell’arco costituzionale.

Lo voto perché crede in un unico contenitore Pd+Sel: non è più tempo di partitini, è giunto il momento in cui i molti devono ribaltare il potere delle lobby economiche bancarie e delle varie fondazioni. La pulizia, però, deve inziare proprio dal Partito Democratico. Non abbiamo altra scelta.

Lo voto perché è sostenuto da gente perbene e con idee chiare come Walter Tocci, Laura Puppato, Corradino Mineo e Fabrizio Barca. Come dice il suo slogan, “Nessuno Dietro ma molti davanti”.

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Lo voto perché è vero che bisogna cambiare verso, ma bisogna  dire chiaramente in quale direzione bisogna andare.

Lo voto perché mi piacciono le sfide impossibili, come quella dell’omino di Piazza Tienannem che con le buste della spesa è  riuscito a fermare una colonna di carri armati. La passione politica è la sola che può consentirci di cambiare la situazione.

Lo voto perché nel suo programma sostiene chiaramente l’idea di un partito aperto che dia valore alla militanza. Un’organizzazione che non ascolta il proprio popolo una volta l’anno, come una festa comandata, ma decide, coinvolge e chiede il parere alla propria gente. Il partito non può e non deve essere  un cartello elettorale.

Lo voto perché è l’unico che  vuole chiarire e risolvere finalmente la vicenda dei 101. In quel passaggio è nato un progetto politico distante kilometri dalla Carta d’intenti Italia Bene Comune.

Lo voto per ridare dignità politica ad un popolo che ha  sopportato l’impossibile in questi decenni. Un popolo che vuole cambiare e vincere senza dimenticare un’identità culturale. Ma nulla cambia autonomamente, per mutare le cose che non ci piacciono, non si può sempre delegare.  I toni, il modo,la strategia, le idee ma soprattutto il programma di Civati sono, probabilmente, l’ultima occasione per cambiare il Pd e lo scrive uno che non lo hao mai votato perché semplicemente non si sentiva rappresentato. Ogni cosa è pronta solo se i nostri cuori lo sono diceva Shakespeare e allora è tempo di passare dalla delusione alla speranza.

p.s Sono sicuro che guardando i video della manifestazione di Bologna, troverete qualche motivo in più per farlo. Altrimenti pazienza, io ci ho provato…

 

 

 

 

 

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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