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Il post tsunami e la fine della seconda repubblica

Lo Tsunami del Movimento 5 Stelle spazza via quel poco che restava della Seconda Repubblica che per alcuni aspetti è risultata addirittura peggiore della prima. Il post tempesta è ancora tutto da scrivere, per ora l’unica certezza, grazie ad una legge elettorale scandalosa, è l’ingovernabilità del Senato.

Cosa è avvenuto per ritrovarci in questa situazione? E’ accaduto che i partiti hanno pagato in un’ unica rata il conto salatissimo di quello che (non)  hanno fatto in questo periodo storico.  Il grande sconfitto è il Pd di Pierluigi Bersani che, come lo stesso segretario ha affermato, è riuscito ad arrivare primo ma non a vincere, nonostante il vantaggio con cui ha iniziato la campagna elettorale.  L’attuale leader del Partito Democratico ha scontato immeritatamente gli sbagli fatti dal centro sinistra nel ventennio Berlusconiano, nonostante avesse capito che ci fosse  bisogno di un’apertura verso la società civile  come dimostrano le decisioni di sfidare Matteo Renzi e di rinnovare il 68 % dei parlamentari, includendo il 42% di donne. Cose impensabili nel passato. Bersani  probabilmente ha sottovalutato l’ avversario ed è stato troppo morbido in campagna elettorale. Da imputare al Pd anche la mancanza dalle Piazze e dal  popolo, quindi è venuta a mancare una comunicazione capace di far capire chiaramente il progetto di governo e il rinnovamento iniziato.

Quando il blog di Beppe Grillo nasceva gran parte dei politici e dei mass media deridevano l’iniziativa e  i giornali non si curavano di portare a conoscenza la popolazione delle buone proposte che arrivavano. Il comico genovese sentenziava nei V Day” ognuno deve valere uno”. Adesso che molta acqua è passata sotto i ponti, quel movimento snobbato da tutto e tutti è diventato una forza politica capace di raggiungere il 25 %.   Un miracolo? No, il risultato  è semplicemente l’indice di quanto sia stata fallimentare e sorda la politica nella seconda repubblica.  Una forza politica che prende il 25%, però, ha dei diritti ma anche nei doveri di fronte all’Italia intera: non si può continuare a giocare a nascondino. Nella situazione attuale, in cui il  debito galoppa più di Varenne e  il tasso di disoccupazione raggiunge record storici, è assurdo poter pensare di risolvere il problema dicendo tutti a casa. O peggio ancora pensando di poter uscire dall’euro. Grillo si sta comportando come un vecchio politico che sta pensando al bene del suo movimento, in caso di nuove elezioni  e soprattutto in caso di governissimo sarabbe avvantaggiato, e non al bene dell’ Italia giocando sulla pelle degli italiani. Resta inconcepibile poi come un organizzazione nata con l’intento della Democrazia Diretta sia praticamente controllata da Casaleggio, che non è stato nemmeno candidato alle elezioni. Si è passati dal partito personale al partito di proprietà.

Post tsunami tour

Post tsunami tour

Ora ci sarebbe da parlare del Pdl che  circa un terzo  degli italiani ha votato. Gli appelli di Berlusconi hanno ancora un facile appeal su una certa fascia di popolazione, attratta da certi tipi di promesse e con la memoria troppo corta.  In un paese civile, nessuno neanche lontanamente potrebbe immaginare di scendere in piazza contro la magistratura. In Italia dove  regnano incontrastate la corruzione e le Mafie,  Il Pdl è riuscito anche in quest’impresa. Montesquie si starà rivoltando nella tomba.

Concludo con un semplice pensiero: il 2 giugno scorso L’Indifferenziato nel convegno Politica e Moralità ha dedicato ampio spazio alle toccanti  immagini di Piazza San Giovanni durante i funerali di Berlinguer. Quella era la Piazza delle manifestazioni oceaniche della sinistra. Passare da Berlinguer ed Ingrao a Grillo e Casaleggio, dovrebbe far riflettere tutti.

 

Il demagogo pone se stesso come insostituibile, crea il deserto intorno a sé, vuole entrare in rapporto con le masse direttamente: plebiscito, colpi di scena, apparato coreografico fantasmagorico.
Antonio Gramsci

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Notizie su Umberto Zimarri

Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

3 Commenti

  1. Il Saltimbanco

    Così, giusto per curiosità: tra quel 68% di parlamentari PD nuovi di zecca sarà mica compresa anche una parte degli ex consiglieri regionali del Lazio che Zingaretti ha deciso di NON ricandidare (giustamente dico io) dopo gli scandali tristemente noti?
    Lo chiedo perché, dal mio punto di vista, per i vari “promossi” alla Champions League del Senato tipo Astorre, Lucherini, Moscardelli, SCALIA, eccetera eccetera, mi sembra più corretto parlare di riciclaggio piuttosto che di rinnovamento. Allora 68% sì, ma temo con qualche asterisco di troppo…

    ciao 😉

  2. Umberto Zimarri
    Umberto Zimarri

    Il dato che ho pubblicato si riferisce allo studio pubblicato sul quotidiano “La Stampa” e si riferisce alla percentuale di volti nuovi candidati in parlamento. Quindi si tratta di un dato pre-elezioni. Ovviamente,a seconda delle posizioni in cui erano presenti, alcuni sono entrati nel nuovo parlamento, mentre altri sono restati fuori. Segue che la percentuale è variata leggermente. Per completezza di informazioni posso elencare alcuni dati dal Centro Italiano Studi Elettorali della Luiss (post-elettorali):
    “Dei 290 parlamentari uscenti, 145 (la metà esatta) hanno rinunciato alla candidatura. Degli altri 145, 101 sono riusciti ad essere rieletti, e 44 non ci sono riusciti. Pertanto, i parlamentari uscenti rieletti saranno in questa legislatura 145 su 408: il 35,6%. Un dato in media con quello complessivo, e molto basso se si pensa che il partito ha incrementato in modo massiccio la propria rappresentanza e avrebbe pertanto potuto collocare in posizione eleggibile un numero di uscenti ben maggiore….
    ….Come si ricorderà, il PD ha svolto delle primarie per determinare la composizione delle liste, anche se il segretario si è riservato la possibilità di scegliere direttamente alcuni candidati (124, per l’esattezza). Bene, dei 412 eletti PD, 290 sono stati selezionati dalle primarie, 113 dal listino (a questi si aggiungono i 9 eletti all’estero): ben il 72% degli eletti democratici in Italia ha quindi preso i voti direttamente sul territorio. Dei 290 provenienti dalle primarie, 96 (il 33,1%) sono parlamentari uscenti. Dei 113 scelti da Bersani, questi ultimi sono invece 44 (il 38,9%), senza considerare i 5 (su 9) riconfermati all’estero.”
    Si poteva fare meglio, ma soprattutto bisognava fare prima quest’operazione. é,però, impossibile negare un’inversione di tendenza rispetto al passato ed è giusto sottolineare che il Pdl e la Lega si sono distinti con percentuali di turn-over molto più basse.

  3. L’attuale leader del Partito Democratico “BERSAGLIA”,ha scontato e sconterà l’alleanza con “FREGNOLA”,suo carissimo “lucida chioma” e alleato nelle primarie.
    Renzi, avrà speriamo a breve la guida del PD.
    Parliamo di corruzione??? è ora di rottamare tutti questi POLITICI.
    Il movimento di GRILLO dona importanza ai cittadini,il PD ha smesso di farlo, avvicinandosi dopo le primarie, allo specchio della corruzione ITALIANA.

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