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Giuseppe Vicino, i campioni si raccontano

Dopo le interviste a Francesca Piccinini e Tommaso Sala, questa volta è ospite della nostra rubrica sullo sport, Giuseppe Vicino, campionissimo del canottaggio e punta di diamante della spedizione azzurra in vista delle Olimpiadi 2016. Classe 1993, napoletano, ha già un curriculum da far impallidire: 21 campionati italiani, 3 campionati del mondo, 1 campionato europeo.  Nel 2015 è stato eletto miglior atleta del MONDO (mese di ottobre) dal WorldRowing.com, l’house organ della Federazione Internazionale di canottaggio (FISA) e nel dicembre dello stesso anno gli viene conferito il premio collare d’oro al merito sportivo dal CONI.

Le olimpiadi, l’amore per il canottaggio, la fame di vittorie e il ruolo sempre più social degli atleti, questi sono le tematiche trattate nell’intervista. Ringraziando Giuseppe per la immensa disponibilità, gli facciamo il nostro più sincero in bocca al lupo in vista di Rio 2016.

Una menzione speciale alla DAO SPORT e all’ufficio stampa della nazionale di canottaggio.

La prima domanda è d’obbligo: a pochi mesi dalle Olimpiadi qual è il suo stato di forma e cosa prevede il piano di avvicinamento alla competizione olimpica?

In questo momento il mio stato di forma è molto buono. Questo inverno abbiamo lavorato con carichi di lavoro importanti e ora stiamo cominciando a vederne i frutti. Ieri, venerdì 18, abbiamo disputato le prime gare di valutazione della squadra nazionale e i risultati sono stati molto positivi. Ho infatti portato a casa quattro ori e 2 argenti su 6 competizioni disputate in 2 giorni. Il piano d’avvicinamento alle olimpiadi comprendono delle gare valutative nazionali e tre appuntamenti internazionali molto importanti per valutare la nostra velocità di gara e il grado di preparazione dei nostri avversari. La prima regata internazionale sarà il “Memorial Paolo d’Aloja “che si disputerà sulle acque di Piediluco (TR) tra qualche settimana e dopo una breve pausa a casa, andremo a disputare la “Prima regata di coppa del mondo” sulle acque del lago di Varese. L’ultimo passo sarà la III e ultima regata di coppa del mondo dove incontreremo i nostri avversari a 45 giorni dall’inizio della mia olimpiade.

Sempre rivolgendo lo sguardo a Rio 2016 quali sono gli obiettivi che lei e la squadra di canottaggio italiana vi siete posti per ritenervi pienamente soddisfatti?

L’obbiettivo minimo della squadra nazionale di canottaggio è il conseguimento di una  medaglia per ogni settore cioè una dal settore di coppia, una da quello di punta e una dai pesi leggeri. Per quanto riguarda il mio obiettivo, sono troppo scaramantico per parlarne, però arrivando alle olimpiadi da campione del mondo in carica il mio obiettivo è molto alto e so che gli avversari stanno lavorano con la consapevolezza che siamo noi quelli da battere.

Quali sono i punti di forza del movimento azzurro e cosa, invece, la scuola azzurra dovrebbe imparare da altre federazione?

Il punto di forza del movimento azzurro è la coesione tra allenatori e atleti: vivendo ormai da tre anni sempre in stretto contatto, a causa dei raduni e delle gare che si susseguono continuamente, riusciamo a capirci al volo e i feedback sono immediati. Essenziale è anche la passione e la totale dedizione che tutti noi abbiamo nei confronti del nostro sport. Nonostante ci sia sempre qualcosa da imparare io sono convinto che siano le altre federazioni a poter imparare qualcosa noi che nonostante le poche risorse a disposizione e le grandi spese di gestione a carico riusciamo a portare avanti un movimento di tutto rispetto.

In max 180 caratteri come descriverebbe il suo sport?

Il canottaggio è un perfetto mix di eleganza, potenza e tranquillità. Solo se si riesce a racchiudere tutte e tre queste caratteristiche in ogni singola palata si riesce a far scorrere la nostra barca sull’acqua.

Come spiegherebbe ai non esperti del canottaggio il delicato ruolo del capovoga? Quanto conta la “testa” in questa particolare posizione?

Il Capovoga è il vogatore che si posiziona al primo carrello, e cioè colui che davanti a se non riesce a vedere nessuno, ed ha il compito di trasmettere il ritmo adeguato all’equipaggio per portare la massima velocità di crociera per 2000m di gara. Una delle cose più importanti per svolgere questo compito è essere in grado di mantenere la testa lucida durante tutta la competizione. Durante una gara di canottaggio, che dura dai 5 minuti e mezzo ai 7 minuti, bisogna star attenti a non sbagliare un colpo e allo stesso tempo essere abbastanza freddi da capire quando partire con dei rinforzi in acqua per poter mettere la prua avanti agli avversari.

Quali sono le principali difficoltà che si incontrano per rendere pienamente sincronizzato un equipaggio di otto atleti? Come il gesto del singolo riesce ad essere pienamente sincronizzato con quello dei suoi compagni?

La cosa che rende più difficile sincronizzare un otto con è mettere assieme 8 tecniche personali, seppur simili, e farle diventare tutte uguali e armoniche. C’è da dire che un otto è in realtà composto da nove persone, perché vi è la figura essenziale del timoniere che ha il compito di impartire comandi diretti per fa si che il ritmo del capovoga sia meglio interpretato dai 7 atleti che lo seguono.Essenziale è anche riuscire a restaurare un rapporto di fiducia tra tutti i componenti dell’equipaggio.

Nonostante la sua giovane età, è un campione già affermato a livello nazionale (21 titoli nazionali) e internazionale (3 titoli mondiali). Come riesce a mantenere alta la fame di vittorie e la determinazione negli allenamenti?

La mia continua fame di vittorie nasce dagli obiettivi che mi sono prefissato. All’inizio della mia corriera ho deciso qual era la mia meta, cioè traguardi altissimi che solo pochi canottieri come gli Abbagnale sono riusciti a raggiungere e finché non arriverò a quegli obbiettivi la mia fame non cesserà di crescere.

Qual è stato il momento più difficile della sua carriera e come è riuscito ad uscirne?

Il momento più difficile della mia carriera è stato quel momento che arriva sempre per ogni atleta: il periodo  in cui si deve decidere se continuare con il proprio sport pur non sapendo se si riusciranno a raggiungere grandi risultati oppure abbandonarlo per intraprendere una carriera lavorativa più stabile. Per fortuna ne sono uscito grazie al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle che mi ha permesso di portare avanti la mia passione  trasformandola in un lavoro.

In un mondo sempre più social, come crede si possa rendere più appetibile e popular il canottaggio che, purtroppo, sale alla ribalta una volta ogni quattro anni?

Secondo me il canottaggio come gli altri sport così detti “minori”, almeno per quanto riguarda l’Italia, soffrono del monopolio mediatico che ha il calcio nelle nostre case. Io penso che basterebbe togliere qualche notizia superflua sul cacio ed inserirne qualcuna sugli altri sport meno mediatici come il canottaggio.

 

 

 

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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