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My Odd Movies: Valerie a tyden divu

Dal blog: https://myoddmovies.wordpress.com/
valerie
Il titolo italiano è terribile, degno di un patinato film porno degli anni ottanta. Fantasie di una tredicenne è, in effetti, lo stupro gratuito del titolo del film cecoslovacco di Jaromil Jires , Valerie e la sua settimana di meraviglie. E di meraviglie si parla, signori. A partire dalla bellezza conturbante di Valerie, Jaroslava Schallerovà. Valerie si muove in un contesto irreale e fuori dal tempo, forse alla fine del 1800, forse in un piccolo paese della Cecoslovacchia. Sin dalle prime immagini si capisce che si tratta di sogni, incubi e allucinazioni che si mescolano alla verità. Macchie nere di suore in un campo di grano. Strani personaggi vampireschi neri e bianchi. Una meravigliosa Helena Anyzova, Matka la nonna , così eterea da sembrare irreale. La sua camminata austera e la sua postura elegante e puritana si mescolano alla perdizione di un buco in un ritratto con lascive proposte al parroco del paese. Mentre il vento scuote gli alberi e soldati ubriachi si fustigano a petto nudo, l’acqua prende fuoco e le foglie diventano mille petali trasportati nella fresca sera primaverile. Il sole pallido scalda a malapena le fredde mura che nascondono ingranaggi polverosi e svolazzanti di piume di gallina. Una tavola imbandita in un campo per un bicchiere di vino, poi un altro, poi un altro ancora. I dettagli delle bottiglie, della lente di uno specchio in argento. Della camera bianca, bianchissima di Valerie, e dei suoi piedi nudi sul parquet di betulla. Le immagini surreali e oniriche si susseguono, mentre Orlic sembra l’unica figura rassicurante di tutto il film. I giorni luminosi sono appannaggio dell’infanzia e dell’adolescenza o si possono vivere anche nelle altre fasi della vita ? Quei giorni pieni di luce, in cui tutto l’universo sembra girarci intorno, durante i quali i colori, i profumi, ogni essere vivente è esaltato nella sua essenza. Poi, con il passare degli anni, una patina di grigio sembra ricoprire gli occhi e gli altri sensi. Ci abbrutiamo, diventiamo insensibili, invecchiamo il nostro sentire fino a non meravigliarci più di nulla. Fino ad arrivare, un mattino, a dover constatare che nello specchio nel quale stiamo guardando nessuna immagine è riflessa. Valerie ci ricorda, con il suo sguardo dubbioso ma pieno di curiosità e di speranza, che la vita è una passeggiata a piedi nudi, un seno acerbo, una stanza buia con una lanterna in mano. Valerie ci dice, in silenzio, che quel vento freddo che si alza la sera è solo l’abbraccio della morte che ci passa vicino e che scherza con noi, che ci avvolge nel suo mantello nero. E se poi spunta una perla in bocca vuol dire che l’abbiamo ingannata ancora una volta. Il film è del 1970 ed appartiene al filone della nova vina , della nuova onda. La Cecoslovacchia è diventata una repubblica socialista, il socialismo dal volto umano di Dubcek è stato annullato qualche anno prima dall’invasione sovietica e molti registi ed esponenti della nova vina dovettero abbandonare il paese o arrendersi alla censura del regime. Questo sogno ormai perduto sembra rivivere in alcuni passi del film, o almeno questo ci vuol far credere il regista. In definitiva Jires ci racconta con sensazioni da sogno una storia di per sé senza senso, senza filo logico, ma che lascia ammirati ed affascinati come un bambino che vede per la prima volta un eclissi di sole. Luminosi giorni di una settimana di meraviglie.

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