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Il saluto dell’Anpi di Frosinone e di Don Ciotti a Don Andrea Gallo.

COMUNICATO DELL’ANPI DI FROSINONE

“Saranno in molti, oggi, a compiacersi della morte di Don Gallo. Le ipocrisie che una volta si celavano nelle penombre ammuffite dei palazzi e delle stanze riservate, e che oggi invece sono sbandierate come vanto di un potere senza più limiti, senza alcun freno non diciamo etico, ma neppure opportunistico, faranno
sentire meglio tanti di coloro che Gallo aveva messo davanti alle loro
responsabilità per una vita intera.
Per fortuna gli fu tolta la parrocchia, liberandolo delle catene della disciplina, in modo che potesse dire e fare quello che le anime sanno giusto e i portafogli borghesi temono.
Quante ne hai salvate, di anime corrotte dalla miseria, Don Gallo? O meglio, dalle miserie, non solo economiche, nelle quali i tuoi “ultimi” continuano a nascere ed espiare altrui peccati mortali? Non bastava la denuncia, li andavi a raccogliere, li portavi al coperto, quei relitti pieni di disperazione, e lo
potevi fare perché eri forte.
La forza delle idee, delle ideologie anche, che non solo non hai rinnegato, ma hai saputo sposare fra loro in un matrimonio misto che, manco a dirlo, per molti è “contro natura”: perché prete e comunista, col Vangelo e i diritti civili e sociali come guida, come visione del mondo. cioè come ideologia.
Siamo contenti che tu ci abbia onorato della tua fraternità, saremmo più contenti se fossimo capaci di raccogliere il tuo esempio, l’insegnamento concreto e poeticamente rivoluzionario della tua molteplice fede.
Le nostre bandiere sono inchinate e ti rendono omaggio, come i nostri poveri cuori, ancora una volta feriti ed orfani di un padre sereno.
Soffriamo in silenzio, torna alla terra con il nostro profondo rimpianto”.

ANPI – Frosinone

don-gallo

Il saluto di Don Ciotti

Saluto un amico e un punto di riferimento. Don Andrea Gallo ha rappresentato – nella sua vita lunga e generosa – la Chiesa che “amo” e nella quale mi riconosco. La Chiesa che non dimentica la dottrina, ma non permette che diventi più importante dell’attenzione per gli ultimi, per i dimenticati. Andrea lo ricorderemo così: come una persona che ha dato un nome a chi non lo aveva o se lo era visto negare. La sua opera di educatore, dai tempi della Garaventa – la nave che ospitava i “figli” fragili di Genova – all’apertura delle prime comunità negli anni Settanta, all’esperienza che ci ha visti affiancati nel Cnca, il coordinamento nazionale che si riconosceva nel principio dell'”educare, non punire”, altro non è stata che un tenace, quotidiano impegno per riconoscere la dignità e la libertà della persona, una libertà su cui bisognava sempre scommettere e alla quale non bisognava mai stancarsi di dare opportunità. Ma il suo dare un nome alle persone è sempre andato di pari passo con un dare un nome alle cose. Andrea non è mai stato reticente, diplomatico, calcolatore. Non ha mai mancato di denunciare che la povertà e l’emarginazione non sono fatalità, ma il prodotto di ingiustizie, di precise scelte politiche ed economiche. Ha sempre inteso saldare il Cielo e la Terra, la sfera spirituale con l’impegno civile, il messaggio del Vangelo con gli articoli della Costituzione. Le sue parole pungenti, a volte sferzanti, nascevano sempre da un grande amore per la vita, da un grande desiderio di quella verità che sta dalla parte della vita, delle persone. Per questo è stato un sacerdote scomodo. Scomodo per quella politica che non serve la comunità ma  interessi e poteri consolidati. Scomodo per quella Chiesa che viene a patti con quei poteri, scegliendo di non interferire, di non portare, insieme alla carità e alla solidarietà, la sveglia delle coscienze di cui non c’è simbolo più esplicito del passaggio di Gesù su questa Terra. Mancherà tanto, a tutti noi, Andrea. Mancheranno la sua simpatia, il suo entusiasmo, la sua passione. A me mancheranno le nostre discussioni, quelle differenze di vedute che non hanno mai impedito a lui, uomo di mare, e a me, uomo di montagna, di continuare a sentire, nella diversità dei caratteri, una forte affinità. Come se il mare e la montagna, le loro altezze e loro profondità, fossero solo un diverso sguardo sul medesimo orizzonte, l’orizzonte di giustizia e di libertà che rende vive le vite delle persone.

LE IDEE DI DON ANDREA GALLO

Comunque è vero, sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx. (da Angelicamente Anarchico, Oscar Mondadori, 2005, Milano)

Cari ragazzi, io a 17 anni e un mese con i partigiani ho visto nascere la democrazia, ora che sono vecchio devo vederla morire? La speranza siete voi, restiamo umani!

Io trovo del cristianesimo  negli altri, trovo del cristianesimo nelle prostitute, trovo del cristianesimo nei miei carissimi barboni, trovo del cristianesimo nell’ateo… Cioè la buona novella, chi mi dà una buona notizia è un evangelista.
Chi mi dà una cattiva notizia no.. L’aborto no, questo no, questo no, i divorziati no, le coppie eeeh se convivono no, no, no, no, no… e non è buona novella! Non è una buona notizia! (Intervista a Che Tempo Che Fa, 15 ottobre 2011)

A me l’unico titolo che piace è: “prete di strada”. Tanto è vero che quando vado ai dibattiti e si presentano i relatori delle università di Bologna, Genova, Palo Alto, Cambridge… A me piace quando dicono: “don Andrea Gallo dell’università della strada”.

La strada  mi arricchisce, continuamente. Lì avvengono gli incontri più significativi, l’incontro della vera sofferenza, l’incontro di chi però ha ancora tanta speranza e allora guarda, attende. Per la strada nascono le alternative, nasce il voler conquistare dei diritti.

Smisurata preghiera è la sintesi del vangelo di Gesù: “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità”

Perché bisogna credere in Dio? Te lo spiego con le parole del professore Norberto Bobbio, che ho avuto la fortuna di incontrare nel paese in cui è nato: “don Gallo io non distinguo tra credenti e non credenti. Io distinguo tra coloro che pensano e coloro che non pensano”. Il potere e i poteri sono contro Dio perche temono coloro che pensano..

L’Indifferenza è l’ottavo vizio capitale.

 

 

 

 

 

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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