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Storie dalla Resistenza: “Quando muore un partigiano”

In questo numero della Rubrica “Storie dalla Resistenza” pubblico un interessante, profondo e condivisibile componimento del giornalista e blogger ligure, Maglio Domenico.

Partigiani_sfilano_per_le_strade_di_milano

“Quando muore un Partigiano muore una parte di noi, muore una parte del nostro paese.

Ci sentiamo tutti un po’ più soli, come se improvvisamente non avessimo più qualcuno che potesse farci vivere una parte di storia, raccontarcela, farcela sentire ancora, come se fossimo stati lì, con lui, tra le montagne, nelle città, nelle officine, braccati come bestie.

Ma le bestie erano dall’altra parte, erano quelli che braccavano, che inseguivano, che torturavano, arrestavano, uccidevano per niente, uomini, donne, bambini, chiunque capitasse a tiro della loro ferocia.

E lo facevano così, tanto per farlo, per sentirsi meno vili e contemporaneamente onnipotenti di fronte a persone inermi.

Uno dopo l’altro, in ogni parte d’Italia, inesorabilmente il corso naturale della vita chiede ad ogni partigiano il conto, lo chiede a tutti quelli che hanno costruito con sacrificio quello che noi abbiamo oggi.

Un paese libero.

Libero per tutti, e dove tutti possono parlare senza paura di essere arrestati o picchiati, liberi dire la propria.

Libertà per tutti, indistintamente, anche per chi tenta in ogni modo di infangare chi questa libertà ha costruito.

I Partigiani.

I Partigiani che combattevano, lo facevano per chi era a favore, per chi era indifferente nascosto come un vile nella sua sicura cantina, e anche per chi era contro.

Hanno lottato, combattuto, per tutti.

Quanti di noi avrebbero il coraggio di fare altrettanto oggi?

Quanti di quelli che oggi chiacchierano a vanvera sarebbero disposti a quei sacrifici?

Serve rispetto.

Bisogna avere rispetto di quelle persone, dei nostri nonni, dei nostri padri, dei loro amici, delle donne che hanno vissuto quel periodo, dei tanti che in un modo o nell’altro, combattendo o aiutando, nascondendo e favorendo, hanno potuto tranciare il gioco tremendo del nazismo e del fascismo.

Quanti innocenti trucidati, quanti uomini inermi torturati, quante donne, quanti bambini uccisi, bruciati vivi, persone di ogni ceto sociale, militari e civili, sacerdoti, uomini politici, operai, contadini, e quante deportazioni nei campi di sterminio, quante sofferenze.

Questo è stato il fascismo e il nazismo, in Italia e in Europa.

Questo hanno visto i Partigiani e questo ci hanno raccontato.

Hanno raccontato la verità, una verità fatta di pianto e di tragedie.

Quando muore un Partigiano, si sente un brivido correre lungo la schiena e ci si sente quasi disarmati, come se tutto finisse con loro, con i loro racconti, con le loro testimonianze che non sentiremo più.

Quando muore un Partigiano ognuno di noi dovrebbe riflettere su quello che questi uomini e queste donne sono stati capaci di fare, di costruire, vivendo una battaglia impari, soffrendo storie quasi incredibili ma vere, vissute sulla propria pelle ma con la coscienza di essere tutti insieme parte di un grande progetto.

Il loro progetto è diventato il nostro, il loro era ed è stato un progetto di liberazione, una guerra di Liberazione, perché questa è stata la Resistenza.

Con le sue molte luci e le sue poche ombre che proprio il movimento Partigiano ha saputo isolare e soffocare, denunciare e reprimere, durante e dopo la Resistenza, ma questo è la storia a raccontarcelo, sono i fatti a dimostralo, fatti che non possono essere manipolati.

E nessun revisionismo potrà mai cancellare nella radice del Paese le pagine gloriose di quegli uomini e di quelle donne.

In noi che siamo figli e nipoti di Partigiani, figli e nipoti della Resistenza, noi che ne siamo stati conoscenti o amici, rivendichiamo senza paura e senza timore l’orgoglio di esserne gli eredi più accreditati.

Quando muore un Partigiano ognuno di noi sente di dover fare qualcosa, sente di dovergli qualcosa, sente il debito di riconoscenza che non sa come ripagare.

Forse noi che di questi partigiani siamo nipoti e figli dovremmo fare qualcosa, così come fecero molto loro per noi.

Ci hanno lasciato un’eredità pesante, forse troppo pesante: difendere il nostro paese, difenderne le Istituzioni, difenderne la democrazia.

Ne saremo capaci?

Ne avremo la forza?

Ci sentiamo all’altezza di un compito così grande? Difendere l’Italia contro qualunque rigurgito reazionario, contro ogni azione distruttrice dello stato sociale, delle Istituzioni, delle garanzie, contro ogni sopruso, contro ogni possibile oscuramento di libertà, difendere il fondamento repubblicano e la dignità dei lavoratori.

Ma tutte queste cose non si stanno già incrinando?

Non sono già in atto rigurgiti pericolosi?

Riusciremo a Resistere e difendere la nostra Carta Costituzionale?

Francamente non so se ne saremo capaci, perché bisognerebbe ogni tanto essere onesti con noi stessi, al di là dei propositi è davvero una cosa enorme.

Ma bisogna provarci, dobbiamo metterci tutti quanti in gioco, con coraggio, con umiltà, con responsabilità.

Questa è l’ora del combattimento.

Siamo entrati di nuovo nella Resistenza.

Combattere con ciò che abbiamo e ciò che abbiamo sono le armi che la democrazia ci ha donato, la libertà di parlare, la comunicazione, la protesta, la lotta politica, l’impegno di ogni giorno, l’informazione verso tutti e per tutti, con l’essere a fianco dei lavoratori, delle persone più deboli, dei giovani.

Dobbiamo farlo con l’umiltà che abbiamo imparato proprio da chi ha vissuto sulla propria pelle la lotta di Liberazione, con la stessa responsabilità, con la stessa determinazione, mettendosi a disposizione anche oggi come allora di un altro progetto per l’Italia.

Restituire al nostro paese ciò che merita e liberalo di nuovo da derive populiste pericolose.

Questo è il nostro compito oggi.

Dobbiamo farlo con la coscienza che sia necessario, con la convinzione che solo insieme riusciremo ad essere degni del lascito democratico Italiano.

Quando muore un Partigiano, guardiamo il suo volto e specchiamoci nella sua storia.

Tutti potremo imparare qualcosa e trovare l’orgoglio che ci serve, oggi più che mai.

Maglio Domenico

Storie dalla Resistenza: “Quando muore un partigiano”
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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

9 Commenti

  1. Si, specchiamoci nelle loro facce… specialmente ricordandoci di quanti ITALIANI hanno ammazzato dopo l’armistizio, oppure ricordando “l’eroico” comportamento dei banditi di via Rasella… si potrebbe continuare all’infinito sulle nefandezze degli “eroi”…

    • Umberto Zimarri
      Umberto Zimarri

      Quanti giovani “italiani” come sottolinea lei, sono morti per difendere l’onore del nostro paese? Sa che deve la sua libertà a quei ragazzi che volontariamente hanno combattuto, che le piaccia o no, anche per lei?
      Le rammento alcuni dati: 45.000 partigiani morti, 20.000 mutilati. 4.653 donne furono arrestate e torturate, oltre 2.750 vennero deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate, 1.070 caddero in combattimento.
      La nostra Costituzione nasce dal sangue versato da quei giovani appartenenti a diverse fedi politiche.
      é indecente e oltraggioso identificare la Resistenza con gli episodi di violenza di alcune frange, accaduti dopo una dittatura durata venti anni e successivamente ad una sanguinosa guerra, che non devono essere comunque taciuti. Nessuno vuole giustificare i delitti del dopoguerra, ma prima di giudicare però bisogna sapere cosa accadde davvero. Mistificare gli eventi è semplicemente un oltraggio.
      Capisco che il revisionismo storico stia facendo passi da gigante, ma proprio per questo che c’è l’urgenza di raccontare cosa sia stata veramente la Resistenza.

      • Non è mistificazione ma realtà!!! Si può capire l’atteggiamento tenuto dai partigiani durante il periodo di guerra ma non il comportamento post-bellico. La storia, già la storia… ma chi ha scritto la storia? Non voglio difendere nessuno e, specialmente i fascisti dell’epoca, ma credi veramente -al di là dei numeri da te citati-, che i partigiani siano stati tutti EROI?…

      • Dimenticavo: La maggior parte delle persone conosce poco o nulla di quella che negli anni 1943-1946 fu una vera e propria guerra civile italiana, con migliaia di morti, tra cui molti innocenti. Le fosse comuni, le foibe e buona parte degli omicidi portati a termine dalle brigate dei KOMMMPAGNI avevano come fine di eliminare fisicamente i possibili avversari del comunismo sovietico che si voleva instaurare a guerra finita.

  2. Umberto Zimarri
    Umberto Zimarri

    Nessuno vuole negare, omettere, nascondere gli episodi di violenza compiuti dai partigiani. Tali atti vanno, ovviamente, condannati. Anche se bisogna considerare i venti anni precedenti che hanno generato quelle violenze di rappresaglia e vendetta: venti anni di uccisioni politiche da parte dei fascisti, di violenze subite dalle donne, di carcere e di mancanza della libertà. Questi eventi hanno generato in alcuni casi altra violenza ( che ripeto va ugualmente condannata). Quello che però non riesco veramente a tollerare è il fatto che ai nostri giorni si vuole identificare il movimento della Resistenza con questi avvenimenti. Questo è falso storicamente, ma è soprattutto inaccettabile moralmente. Può piacerle o no, ma lei deve la sua libertà anche a quei ragazzi della mia stessa età, morti, uccisi e trucidati per la nostra libertà.
    La nostra Costituzione ( che oggi viene violentata quotidianamente) è nata grazie a quel sacrificio.

    • Caro Umberto, (preferisco parlare senza dare del lei e anche tu devi darmi del tu… ci conosciamo, sono Sangiovannese DOC-IGT), per quanto riguarda le vittime della rappresaglia dei tedeschi dopo la bomba di via Rasella, bastava che uno degli “eroi” si fosse consegnato e sarebbero state salvate 330 vite. mentre x quanto riguarda i morti che si stanno sicuramente rigirano nella bara ti do ragione; nessuno più di me può dire che hai veramente ragione… non è presunzione ma solamente per il fatto di avere un fratello di 20 ANNI MORTO IN CIRENAICA, morto per la patria! pensi che né sia valsa la pena morire x la patria e vivere, noi, in una para-democrazia? I ragazzi, come mio fratello, sono morti da EROI dando a noi la libertà, ma i tuoi “eroi, minuscolo voluto” sono stati veramente eroi?

      • Umberto Zimarri

        Caro Giovanni, abbiamo due idee completamente contrapposte di quello che è successo in Italia in quel periodo.
        Ti invito a leggere le lettere dei partigiani condannati a morte (presenti anche sul nostro portale). Sono convinto che quelle semplici ed umili parole riusciranno a comunicarti, sicuramente in maniera più efficace di me, la situazione, il sacrificio ma anche la speranza nel futuro provato da quei giovani.
        Come dice loscemodelvillaggio solo chi c’era, ha potuto vivere e sentire sulla sua pelle quel senso di oppressione e di violenza.
        Per me chi ha fatto la Resistenza è un EROE. Nei precedenti commenti non ho mai sottolineato una parola che è fondamentale per giudicare fino in fondo, quel movimento: la parola è VOLONTARIO. Si, ragazzi della mia stessa età, ma anche molto più giovani volontariamente e senza nessun obbligo sono andati a combattere per ridare dignità a questo Paese. Hanno sentito il dovere morale di farlo.
        Per quanto riguarda gli atti di violenza ripeto vanno condannati e non devono essere taciuti, però ripeto identificare la Resistenza con questi atti, è inaccettabile.
        é anche per Il sacrificio dei ragazzi come suo fratello ( tra l’altro anche molti soldati dell’esercito dopo l’8 settembre si sono arruolati nelle brigate partigiane) che bisogna lottare per una società più giusta, che non sia più come giustamente lei dice una para-democrazia, ma una democrazia vera e autentica. Oggi c’è troppa rassegnazione, forse perchè la mia generazione ed anche quelle precedenti, non hanno dovuto “lottare” per affermare i propri diritti e la propria libertà. Però siamo tutti d’accordo che in questa maniera non si può più andare avanti.

  3. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Credo che parlare di Resistenza oggi sia fiato sprecato,perchè quel sentimento,quel bisogno,quell’emergenza,quell’Ideale di libertà bisogna viverlo in prima persona.Non lo si può raccontare o far conoscere;o meglio lo si può fare,ma certe cose o le si sentono dentro come proprie,per natura,al di là di ogni tendenza politica,oppure restano lì come favole al vento.
    Credo che fare i puntigliosi sul “chi ha fatto cosa” sia infantile e inconcludente,perchè si parla di una guerra che nessuno di noi fortunatamente ha mai dovuto vivere;e le guerre hanno sempre un loro percorso che porta inevitabilmente a strascichi vendicativi.A pensarci bene non so quanto sia stato un bene che le nuove generazioni non abbiano vissuto i loro anni come gli eroi del ’40-’45,magari oggi avremmo tutti una concezione diversa della vità,della libertà.Oggi che tutto ci è dovuto.
    Credo che quegli eroi che hanno resistito e hanno reso l’Italia un paese “libero” si stanno rivoltando nella tomba dal primo momento in cui sono morti.Perchè oggi L’Italia è tutto fuorchè un paese libero e pulito.Però dall’alto dei cieli spero che abbaino comprensione per noi,che non abbiamo un nemico da sfidare,da cui nasconderci per organizzare imboscate sui monti per poterlo abbattere.Oggi opporre resistenza significa essere dei terroristi,perchè non c’è altro modo per ripulire questo stato dal marcio che ci circonda.Farlo attraverso una politica degna di questo nome mi fa venir da ridere ormai.
    Credo che oggi per “noi” sia molto più dura,perchè se conosci il tuo nemico puoi per lo meno opporre la tua “resistenza”,oggi invece il nemico non ha forma,nè grado,nè colore.La libertà e la democrazia che ci illudiamo di possedere è solo uno specchietto per le allodole.
    Credo che oggi,come allora ,il nemico proviene da quello stesso territorio,ma è molto più potente,perchè ci ha occupato senza neanche muoversi dai suoi confini,mascherato da ciò che oggi chiamiamo Unione Europea e che per molti è una cosa così giusta,così conveniente da non poterne fare a meno…
    Il partigiano è morto,pace all’anima sua.Oggi non saprebbe dove sbattere la testa.

    • Umberto Zimarri

      Come ho scritto anche prima sono d’accordo sul fatto che i sentimenti provati in quelle situazioni, quell’emergenza noi possiamo solo immaginare, però la penso in modo diverso sul fatto che parlare di Resistenza oggi sia fiato sprecato. Per due motivi fondamentali (cercherò di essere sintetico)
      1) Tra poco il ricordo diretto di chi ha vissuto quei momenti sarà perduto per sempre, e noi non possiamo permetterci che i giovani del domani non conoscano la storia, recente, del nostro Paese. Ma soprattutto abbiamo il dovere morale, almeno di tramandare, il sacrificio vissuto.
      2) La storia passata ci da insegnamenti per vivere il futuro. Ora il mondo cambia sempre velocemente, come hai scritto oggi il nemico ha altre forme e si muove in altri campi. Chi fa resistenza oggi? Ci sono tante forme di resistenza in molti campi anche diversi tra loro.. Ma la cosa certa però è che rinchiudersi in casa, sbraitare e dire che tutto va male, per poi non provare a cambiare nulla, è un lusso che la nostra generazione non più mettersi.
      p.s Finalmente sei tornato a commentare 🙂

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