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LIB(e)RO PENSIERO n.3 – L’oscenità del potere

 
<< Ho trascorso gli ultimi vent’anni in un luogo che non ammette illusioni: nel bene e nel male qui la vita è nuda e si rivela per quella che è. Per un pò puoi provare a ignorarla, ma prima o poi ti costringe a guardarla in faccia. Per tanti è come guardare il volto della Medusa: sei fortunato se il cuore non ti si impietrisce per sempre. Per altri è perdere l’innocenza e assumere un altro sguardo su di sé e sul mondo. Se, come diceva Pablo Neruda, “l’importante non è nascere ma rinascere“, questo è un luogo nel quale hai buone probabilità di morire o rinascere.
Qui pensare non è un lusso ma una necessità per evitare che ciò che non hai compreso in tempo ti piombi addosso d’improvviso, come in un agguato, cogliendoti inerme.
Quando molti anni fa giunsi a Palermo, rimasi colpito nel constatare che Giovanni Falcone teneva acceso nella sua stanza il Televideo. Talora, al comparire di una notizia apparentemente priva di qualsiasi connessione con il suo lavoro di giudice, si faceva pensieroso. Era come se quell’evento – la quotazione in Borsa di una nuova società, la nomina di un Ministro – andasse velocemente decodificato per comprenderne la cifra segreta e per calcolarne le possibili reazioni a catena nel quadro complessivo della realtà.
Capire come e dove il potere reale del Paese si stava spostando equivaleva a capire dov’era necessario a propria volta spostarsi per evitare di farsi prendere alle spalle o di mettere i piedi su un terreno minato.
Questo è un luogo serio: per motivi opposti vittime e carnefici sono infatti condannati a prendere la vita sul serio. A tratti mi pare che questo Paese invece diventi sempre meno serio. Che invece di raccontarsi per quello che è veramente, continui a raccontarsi storie e favole mediocri, finendo per crederci e per smarrire così la propria identità.
Noi siamo i nostri demoni” diceva Goethe. Penso che ciò valga non solo per gli individui, ma anche per i popoli. In questo libro ho provato a descrivere i demoni del Paese. Quelli che hanno insanguinato la sua lunga storia e quelli che predando le sue risorse lo stanno condannando ad un lento declino. Con loro ho avuto una lunga frequentazione. A volte, quando taluno mi chiede che vita io faccia, sono solito rispondere che frequento assassini e complici di assassini. In effetti il tempo trascorso a interrogarli nelle carceri, ad ascoltare le loro conversazioni intercettate, a riannodare i fili di tanti delitti, ha divorato tanta parte della mia vita. All’inizio ero convinto di dovermi confrontare con una sorta di impero del male, con un mondo alieno da attraversare giusto il tempo necessario per poi ritornare nel mondo degli onesti, delle persone normali.
Poi lentamente la linea di confine ha preso a divenire sfumata, fino quasi a dissolversi. Inseguendo le loro tracce sempre più spesso mi accadeva di rendermi conto che il mondo degli assassini comunica attraverso mille porte girevoli con insospettabili salotti e con talune stanze ovattate del potere. Ho dovuto prendere atto che non sempre avevano volti truci e stimmate popolari. Anzi, i peggiori tra loro avevano frequentato le nostre stesse scuole, potevi incontrarli nei migliori ambienti e talora potevi vederli in chiesa battersi il petto accanto a quelli che avevano già condannato a morte.
Nel tempo ho compreso che quello degli assassini è spesso il fuori scena del mondo in cui tanti sepolcri imbiancati si mettono in scena.
[…]
Il potere ha un fuori scena, che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Le imposture del potere non servono solo a legittimarlo ma anche a celare la sua oscenità. Il vero potere è sempre “osceno“: opera cioè nel “fuori scena” (ob scenum). Sulla scena, nei luoghi istituzionali, viene inscenata una rappresentazione per il pubblico. In pubblico il potere “si mette in scena” indossando mille maschere a uso e consumo degli spettatori; nel chiuso delle stanze ripone le maschere e rivela il proprio vero volto.
Per impedire la vergogna di questo smascheramento ( la parola vergogna deriva da vereor gogna cioè temo la gogna) e per impedire – ricordiamo le parole di De Maistre – “alla massa del popolo che la sua volontà tragga le conseguenze della sua conoscenza e proceda alla distruzione di un ordine di cui conosce le origini e gli effetti”, i nostri potenti hanno costruito nel corso degli anni un muro di omertà collettiva intorno al proprio operato.
[…]
Alcuni osservano che la classe dirigente rispecchia la società civile che la esprime. Potremmo dire ugualmente che ogni popolo è ciò che la sua classe dirigente lo fa essere. Una classe dirigente che degrada il popolo viene a sua volta degradata. Si crea così un circolo perverso in una corsa al ribasso. La classe dirigente “dirige” anche la formazione della pubblica opinione, organizza il sapere sociale, seleziona la memoria collettiva, sceglie ciò che deve essere ricordato e ciò che deve essere dimenticato, costruisce la tavola dei valori, imponendo dall’alto esempi in negativo e positivo. Inoltre, le strozzature oligarchiche e i sistemi di cooptazione, impediscono un reale ricambio tra i molti e i pochi, che quindi si autoriproducono formando una casta separata. L’abolizione della selezione per meriti sostituita da quella per cooptazione collusiva e per fedeltà sta creando una società di sudditi, cortigiani e giullari, riportando indietro l’orologio della storia e precludendo ai poveri qualsiasi possibilità di riscatto sociale. Il merito infatti, è l’unica carta che hanno i poveri per riscattarsi >>.
 
 

S. Lodato – R. Scarpinato, Il ritorno del Principe, Chiarelettere, Milano 2008, pp 3-7 26-28 31-32.

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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

3 Commenti

  1. il potere è osceno a causa di chi detiene il potere (però anche nel significato di indecente, che offende il pudore e la morale).
    fuori scena si opera con il vero volto mentre in pubblico con la solita faccia da culo.
    in scala più piccola è ciò che può accadere in un blog come questo… ad esempio, con un nick anonimo chiunque può scrivere il proprio pensiero reale, la verità, persino qualche offesa senza alcuna inibizione, e in un secondo momento si può cambiare nick, magari inserendo nome cognome codice fiscale partita iva e ragione sociale, e come per magia, si diventa buoni e giusti, diplomatici, pii, sulla strada della beatificazione e politicamente corretti con frasi del tipo: “rispetto ma non condivido”, “critiche costruttive”, “l’unione di comuni fa la forza”, “volemose bene”, etc..
    naturalmente questa è solo una ipotesi fantascientifica, in potenza accadrà o è già accaduta in un blog di uno degli infiniti universi paralleli -per chi, come me, crede nella teoria delle stringhe!
    mirco complimenti per questa rubrica!

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