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LIB(e)RO PENSIERO n.4 – Essere liberi nell’uguaglianza

 
Lib(e)ro pensiero n.4 - L'indifferenziato«Vedo chiaramente nell’uguaglianza due tendenze: una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l’altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più.
Se in luogo di tutte le varie forze che impedirono o ritardarono lo slancio della ragione umana, i popoli democratici sostituissero il potere assoluto della maggioranza, il male non avrebbe fatto che cambiare carattere.
Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi alla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge.
Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.
In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.
Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.
In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri …
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.
Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.
“Che garantisca l’ordine anzitutto”!
Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla.
Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere, sulla vasta scena del mondo, delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa, cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.
Il diritto della maggioranza a governare gli dà un immenso potere di farlo, e gli effetti negativi sono l’onnipotenza dei governi, la scarsa garanzia contro gli abusi. E anche l’amore per il benessere, l’accentramento del potere, il conformismo. Il padrone non ti dice più: “pensa come me o morirai”; ma dice: “sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resterà, ma da questo istante sei uno straniero fra noi”.
Se cerco di immaginare un dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed uguali che volteggiano su se stessi, per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si nutre la loro anima. Al disopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere, e di vegliare sulle loro sorti. E’ assoluto, regola le successioni, divide le eredità. Non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare?
La sopravvivenza della forma liberale della democrazia è connessa più con l’educazione alla libertà e con le garanzie per l’autonomia dell’individuo che con la difesa della mera uguaglianza. E’ facile essere uguali nella servitù, più difficile ma necessario essere liberi nell’uguaglianza.
Lib(e)ro pensiero - L'indifferenziatoSe un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.
Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare […].
Ognuno di loro considerato in sè è come estraneo al destino di tutti gli altri […].
Quanto al resto dei concittadini, non li vede; li tocca, ma non li sente».
 
 

Alexis De Tocqueville (1840), La democrazia in America, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano 1999.

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Mirco Zurlo
"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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