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Processo alla scienza?

 

“Quando per caso il cittadino medio possiede una fonte d’informazione esterna a qualsiasi mezzo d’informazione, quando ad esempio il suo giornale o la sua televisione trattano un problema che egli conosce, il suo lavoro, la sua regione, avvenimenti nei quali è stato coinvolto, egli da quasi sempre un giudizio severo e perfino scandalizzato del modo in cui la stampa ne ha dato conto” (J.F.Revel).

Hanno parlato di processo alla scienza. Hanno fatto analogie con quanto accaduto a Galileo Galilei e Giordano Bruno. Hanno scritto che si tratta di una decisione assurda e pericolosa. Hanno detto che è la fine del servizio prestato dai professionisti allo Stato.

Un coro quasi unanime, dal Corriere della Sera a L’Unità, da Repubblica a Il Giornale, dalla stampa estera a una parte della comunità scientifica italiana, americana e giapponese, ha aspramente criticato la condanna in primo grado dei 7 membri della Commissione Grandi Rischi. 6 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Per il Tribunale dell’Aquila, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono colpevoli di aver sottovalutato il pericolo del sisma e di aver fornito informazioni imprecise ed incomplete.

Non si sono fatte attendere le reazioni della politica che non perde mai occasione per (s)parlare, spesso dando la sensazione di non conoscere i fatti e le cose su cui da giudizi. Casini sostiene che la sentenza è ”una follia allo stato puro”. Per Sacconi si tratta di una ”ulteriore sentenza angosciante destinata a inibire assunzioni di responsabilità da parte di tecnici e scienziati e a determinare ingiustificati allarmismi e impraticabili proposte di ricorrente evacuazione”. Il Ministro dell’Ambiente, Clini afferma che “l’unico precedente a questa sentenza è Galileo. Se il motivo è che non hanno fatto una previsione esatta del terremoto, questo è assurdo. Spero che l’appello ribalti tutto, chiederò agli scienziati di ritirare le dimissioni”.

Ma è la scienza che è stata condannata?

Facciamo un passo indietro e torniamo al 30 marzo 2009.

L’Aquila da mesi ormai, è interessata da uno sciame sismico che sta pian piano generando crepe (alcune poco visibili) negli edifici più vecchi e nella sicurezza delle persone. Alle 15,38 di quel lunedì, c’è una scossa più forte delle altre, sentita indistintamente da tutti: 4.1 della scala Richter diranno gli strumenti di misurazione. Alcuni palazzi vengono danneggiati. I ragazzi della Casa dello Studente  evacuano l’edificio e chiedono un’ispezione al responsabile della struttura. Migliaia di persone scendono per strada: hanno paura. Diversi universitari fuori sede decidono di andare via (e per loro sarà la salvezza) anticipando di una decina di giorni le vacanze pasquali, altri non possono perché hanno esami o lezioni importanti e decidono di rimanere. Molti aquilani passano la notte nelle auto. L’agitazione cresce con l’aumentare del numero e dell’intensità degli eventi sismici. Qualcuno inizia a pensare che quel tecnico di laboratorio (Giampaolo Giuliani) che ha messo in guardia la popolazione circa la possibilità di una forte scossa nell’aquilano, forse ha ragione.

Il 31 marzo viene convocata una riunione straordinaria della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile.

“Stranamente” l’incontro si tiene proprio a L’Aquila, fuori dalla sede ufficiale del dipartimento (prima ed unica volta), quella di via Ulpiano a Roma.

“Stranamente” una riunione di una simile importanza dura meno di un’ora (circa 45 minuti).

“Stranamente” non viene redatto alcun verbale dell’evento (verrà compilato, in tutta fretta, solo il pomeriggio del 6 aprile, 12 ore dopo la violenta scossa delle 3.32).

A distanza di anni, grazie alle intercettazioni, tante stranezze trovano spiegazione. Quella riunione fu una farsa, un’operazione mediatica voluta da Bertolaso per rassicurare gli aquilani e per zittire quei personaggi che sostenevano la possibilità di un terremoto catastrofico (la volontà di rassicurare i cittadini proseguì anche dopo il 6 aprile quando il rischio di nuove scosse di intensità simile o superiore era ben noto agli esperti ma venne sempre nascosta: “è una verità che non si dice”).  Lo afferma chiaramente in una telefonata che l’allora Capo della Protezione Civile fa a Daniela Stati, assessore regionale alla Protezione Civile dell’Abruzzo. Gli scienziati della Commissione Grandi Rischi dunque, furono inviati a L’Aquila solo per comunicare alla pubblica opinione che si era di fronte a un “fenomeno normale”.

La conferenza stampa che fa seguito alla riunione ripete il concetto espresso da Bertolaso nell’intercettazione. De Bernardinis ai microfoni afferma:La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia. La situazione è favorevole… il lento e continuo scarico di energia, statistiche alla mano, fa prevedere un lento diradarsi dello sciame con piccole scosse non pericolose.

Il messaggio che si manda è chiaro: state tranquilli non ci sarà nessun forte terremoto!

Viene inoltre ribadito con decisione il concetto che non è possibile prevedere i terremoti, quindi bisogna diffidare da chi crea inutili allarmismi.

E così, gli aquilani, i forestieri, i ragazzi della Casa dello Studente tornano a dormire nei loro appartamenti rassicurati dalle parole degli esperti.

Più di qualcuno però, fortunatamente, a quelle parole non crede.

Torniamo a lunedì 22 Ottobre 2012. E’ bene sottolinearlo: il giudice unico Marco Billi non ha condannato la scienza!

Ai  7 imputati è stato contestato di aver dato informazioni  inesatte, incomplete e contraddittorie, alcune prive di fondamento scientifico, alla cittadinanza, agli organi di stampa e alle autorità locali, sulla pericolosità dello sciame sismico in corso da mesi. Sono stati condannati per negligenza, imprudenza, imperizia.

Non si è trattato di un processo alla Scienza (è assurdo anche sostenerlo) ma a uomini che hanno usato l’autorità della loro posizione (scienziati) per dare credibilità ad un’analisi della situazione che si è mostrata altamente superficiale, errata, incompleta e sbrigativa.

“I terremoti non si possono prevedere” ma… “il lento e continuo scarico di energia fa prevedere un lento diradarsi dello sciame con piccole scosse non pericolose”. C’è una contraddizione evidente in queste affermazioni fatte dalle stesse persone. Se è vero che non si può stabilire quando un terremoto si verificherà allora sarebbe altrettanto logico non dare rassicurazioni sul fatto che l’evento temuto non si verificherà. Si tratta comunque di una previsione su un evento non prevedibile. Questo è molto grave. Come si fa ad escludere qualcosa che non si può prevedere? La Scienza, tirata in ballo da molti c’entra poco o nulla anzi, probabilmente è un’ulteriore vittima della superficialità di uomini considerati professionisti.

C’è un altro aspetto inquietante. Uno dei componenti della Commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi, nel 1995 aveva fatto uno studio con altri due colleghi (Gasperini e Mulargia), sulla possibilità che in determinate zone d’Italia si potessero verificare terremoti superiori ai 5.9 gradi Richter, nei successivi 20 anni. Il complesso aquilano, insieme a quello del sud-est della Sicilia, aveva una percentuale altissima di rischio, secondo Boschi, vicino al 100%. Secondo tale studio quindi, era quasi certo che tra il 1995 e il 2015 a L’Aquila e dintorni ci sarebbe stato un terremoto di elevata intensità.

(il link del documento http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2012/10/29/ecco-lo-studio-di-boschi-del-1995-entro-il-2015-forte-terremoto-a-laquila.html

Cosa ha fatto cambiare idea a Boschi e alla Commissione Grandi Rischi?

In questa vicenda, le responsabilità esistono ed appaiono evidenti.  Tirare in ballo le storie di Galilei e Bruno è fuorviante e inopportuno. Basta ricordare che stiamo parlando di due personaggi che hanno preferito morire in difesa delle loro idee piuttosto che sottostare alla volontà dei potenti, ai giochi di potere e agli accomodamenti di parte. Qualità rare nella società odierna.

 

“Questo processo è stata una sconfitta per tutti. È lo Stato che ha condannato se stesso. Uno Stato che in quel 31 marzo 2009 aveva rinunciato al suo ruolo: quello di proteggere i cittadini per piegarsi alla volontà della politica che doveva mettere a tacere i disturbatori. È per questo che quello che si è svolto nel tribunale dell’Aquila non è stato un processo alla scienza. È stato piuttosto un processo a scienziati che di fronte al volere dei potenti dell’epoca hanno “staccato” il cervello e obbedito agli ordini.” (Giustino Parisse)

Processo alla scienza?
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Notizie su Mirco Zurlo

Mirco Zurlo
"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

4 Commenti

  1. Mirco Zurlo

    “Il presente processo non è volto alla verifica della fondatezza, della correttezza e della validità sul piano scientifico delle conoscenze in tema di terremoti. Non è sottoposta a giudizio ‘la scienza’ per non essere riuscita a prevedere il terremoto del 6 aprile 2009”, prosegue Billi nelle motivazioni.

    “Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima, non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l’ora e la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procedere, in conformità al dettato normativo, alla ‘previsione e prevenzione del rischio”

    http://www.abruzzoweb.it/contenuti/grandi-rischi-hanno-rassicurato–depositate-motivazioni-della-sentenza/506073-302/

  2. Mirco Zurlo

    Processo Grandi rischi, l’appello: assolti sei imputati su sette, due anni a De Bernardinis
    La corte d’appello ribalta la sentenza di primo grado: assolti sei dei sette componenti della commissione accusati di aver rassicurato gli aquilani prima del sisma del 6 aprile 2009. Il pubblico grida: “Vergogna, li avete ammazzati un’altra volta”.

    http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2014/11/10/news/processo-commissione-grandi-rischi-l-appello-assolti-sei-imputati-2-anni-a-de-bernardinis-1.10283868

  3. Mirco Zurlo

    Enzo Boschi: “Noi scienziati siamo stati usati. Che quella che ci fu all’Aquila, il 31 marzo del 2009 fu una riunione “politica”, come l’ha definita lo stesso avvocato Franco Coppi (difensore dell’altro sismologo Giulio Selvaggi, ndr) oggi in aula. Fu una scelta della Protezione Civile che volle rispondere agli allarmi di un imminente terremoto lanciati da quel tecnico, Giampaolo Giuliani”.

    – E per confutare la tesi di Giuliani si finì per negare il terremoto.
    “Io non lo avrei mai fatto. Non avrei rassicurato. E non fu riportato all’opinione pubblica quanto invece accadde davvero in quella riunione. Io e Selvaggi, mio collaboratore, ci presentammo con cartine e documenti. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente che era presente alla riunione, ha testimoniato che era rimasto talmente impressionato dalle mie dichiarazioni sul rischio sismico fatte durante la riunione che decise di chiudere alcune scuole e di chiedere lo stato di emergenza”.

    – Quella riunione però durò meno di un’ora. Forse anche voi foste superficiali.
    “Non è vero. Producemmo materiali utili alla comprensione del fenomeno e l’incontro durò poco perché De Bernardinis aveva fretta, doveva tenere la conferenza stampa alla quale non fui invitato e non vi partecipai. Il verbale di quella riunione poi fu redatto successivamente, senza che ne venissi informato. A scriverlo furono due funzionari del dipartimento. Ebbi modo di leggerlo solo dopo il terremoto e lo firmai come atto dovuto”.

    http://www.6aprile.it/featured/2014/11/13/enzo-boschi-fu-una-riunione-politica-ora-raccontero-tutto.html

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