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Strage di Bologna, una cicatrice che ancora sanguina

Nella storia di una nazione ci sono avvenimenti che segnano per sempre il corso degli eventi, che dividono il prima e il dopo, lasciando un marchio indelebile.  Possono essere vicende positive e farci ricordare trionfi sportivi, premi oscar vinti dai “nostri” registri o attori, gesti di eroismo, vittorie politiche sociali e civili oppure ricordarci (spesso e purtroppo) eventi luttuosi, crimini, stragi nei quali si manifesta la faccia peggiore dello Stato italiano e che mirano a colpire lo sviluppo democratico dello stesso.

Il 2 agosto 1980 è una di queste date: non è colpita solamente Bologna ma l’Italia intera. Anzì forse è più corretto affermare che l’obiettivo di quel truce, violento ed orrendo attentato è il popolo italiano.  L’obiettivo sono le persone comuni, i giovani che si recavano in vacanza, gli emigranti del nord che tornavano nei loro paesi del sud, i pendolari ferroviari. Morirono insieme nonni, figli e nipoti.  85 morti e 200 feriti sono una cicatrice che ancora sanguina. “Bologna capace d’amore, capace di morte”  canta Guccini ed è la sintesi perfetta per l’orrore di quell’attentato e della reazione d’orgoglio e di forza, troppo spesso sconosciuta ai più giovani, che la città compatta riuscì a dare al mondo intero. L’Argine più robusto contro ogni tentativo di destabilizzazione, così oggi l’ha definita il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

strage-di-bologna-2-agosto3Come spesso accade, però, nelle vicende del nostro Paese, i fantasmi del passato ritornano e riappaiono nel presente e le ferite che ancora sanguinano si riaprono e ci ricordano che in realtà sono sempre state lì, dietro l’angolo abilmente coperte da un muro di gomma e reticenze. Così si dipana un filo sottile ed inquientante che lega i fascisti terroristi di ieri, a quelli corruttori di oggi. Giovanni Tizian su l’Espresso in un’interessante inchiesta ci spiega tutto.  Per l’attentato sono stati condannati Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e e Luigi Ciavardini. Nonostante le condanne, nessuno di loro attualmente è in carcere. I primi due sono in libertà, l’ultimo è in semiliberta ed è proprio “seguendo Ciavardini, infatti, che i carabinieri di Roma entrano in contatto con il variegato mondo di Massimo Carminati & Co. Le attenzioni dei magistrati su er Cecato si concentrano in un secondo momento. L’inchiesta su Mafia Capitale inizia cinque anni fa…. Il primo rapporto dei detective è del 16 giugno 2010. Un anno prima, il 13 marzo 2009, Ciavardini aveva ottenuto dal tribunale di sorveglianza la semilibertà. Semilibero a soli due anni dalla sentenza con cui la Cassazione lo condannava per la strage. Beneficio ottenuto grazie a un contratto di lavoro che ha firmato con l’ “Alleanza sportiva italiana” il cui presidente è Claudio Barbaro, importante esponente di Fratelli d’Italia.

Se vogliamo, possiamo dire che Ciavardini contravvenendo ad alcune condizioni derivanti dalla sua condanna («il semilibero non dovrà frequentare persone pregiudicate o sottoposte a a misure di prevenzione se non per motivi di lavoro»),  inserisce gli investigatori sul giro di Carminati, proprio a causa delle sue frequentazioni e chiacchierate con Colagrande, spacciatore nell’ambiente della mala romana e della camorra, e con Matteo Costacurta, uomo dell’estrema destra prima vicino a Forza Nuova e poi dell’organizzazione Militia.  Ma lo stesso Carminati, come sottolinea l’autore su L’Espresso, è stato indagato per depistaggio (poi prosciolto) nel processo sulla Strage di Bologna, nell’ambito del fasullo report del Sismi Terrore sui Treni (approfondimento  dal minuto 3:11)

Una vicenda di ieri che ci interroga sull’oggi ed inquina il domani. Sarà così, fino a quando lo Stato Italiano non avrà la forza e il coraggio di guardarsi indietro e di voler finalmente ridare dignità, giustizia e verità alle vittime di quella strage e a tutti i cittadini che hanno il diritto di sapere.

Per raccontare tutto questo occorrerebbe mettere insieme i mille fili delle storie private delle vite che lì si sono interrotte. Quelle vite, a essere curiosi della vita degli altri senza essere guardoni, racconterebbero moltissimo anche della nostra vita di ora. Ma per farlo occorrerebbe avere curiosità e pensare che quel paese di allora siamo noi, parla del nostro passato prossimo, spesso irrisolto. In quel buco enorme o nella traccia sinuosa di quel muro che testimonia del luogo dello scoppio che tutti vedono passando per il binario 1 della stazione di Bologna Centrale non c’è solo una ferita, o un prima e un dopo, ma c’è un segmento importante di una storia che ci riguarda e che racconta di noi e anche della nostra indifferenza di oggi. David Bidussa, su Gli stati Generali.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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