Il Palio

 

In un’epoca vuota come quella che ci troviamo a vivere,nella quale i valori del passato restano un mero ricordo, ci sono tradizioni che continuano a brillare di luce propria. Ci sono radici talmente tanto profonde da non poter essere estirpate nemmeno dal più impetuoso dei venti dell’inutile “modernità” dell’oggi.

Il Palio di Siena è proprio l’emblema della linfa vitale del passato che continua a scorrere nelle vene del presente.

Non è una semplice manifestazione di folklore popolare ripescata dal Medioevo soltanto a scopo turistico, come le persone poco informate potrebbero sostenere. Il Palio se ne frega del lucro effimero, sopravvive per uno scopo più grande, che va ben oltre le apparenze.

Il Palio è l’essenza stessa della tradizione , racchiusa nel cuore della Toscana, lì dove pulsa un cuore antico, ancorato alla memoria e alla continuità storica.

Il Palio è pura emozione, che fa battere i cuori entro le mura cittadine per un anno intero. E’ vera competizione, in cui rispetto, lealtà e coerenza diventano punti saldi di una guerra tra colori di contrada  che dura da più di 400 anni. Non c’è spazio per i cambiamenti a Piazza del Campo: tutto si ripete esattamente uguale, una sorta di ritualità esasperata e complessa, che scandisce ogni singolo istante nei giorni di passione. Un’usanza secolare ha già forgiato rivalità ed amicizie, perchè a Siena si nasce già schierati e in alcun modo il tempo e le situazioni possono sconvolgere quegli equilibri ancestrali.

Il Palio è sacro e profano allo stesso tempo, elementi antitetici che a Siena trovano insieme una giusta collocazione. E’ infatti essenzialmente una festa religiosa, dedicata alla Madonna di Provenzano o all’Assunta, ma è la fortuna una delle componenti principali. La fortuna è quella che viene invocata costantemente dai contradaioli accanto alle preghiere e agli inni, quella che determina il cavallo con cui si corre e la posizione al canape. I senesi, poi, vedono segni praticamente ovunque: dai colori che l’artista ha scelto per il Drappellone alle dinamiche della sbandierata finale. Religiosità e laicità dunque, fuse insieme in un connubio unico e irripetibile.

E così si arriva ai fatidici giorni del Palio. Orgoglio e tensione dipinti sul volto di tutti. Un anno intero che collassa in quei  quattro giorni di celebrazione. La fortuna compie il suo ennesimo giro e assegna il cavallo con cui si scenderà in piazza, che viene benedetto nella Chiesa di contrada e incitato con criptiche parole di vittoria “Vai e torna vincitore!“.

Piazza del Campo si sta riempiendo. Più tardi il corteo storico porterà a galla le memorie del tempo passato, facendo respirare anche solo per un pomeriggio l’aria di un periodo così lontano e così affascinante.  La martinella del carroccio scandirà col suo ritmo il passaggio del Drappellone e migliaia di fazzoletti saluteranno il simbolo agognato. Lo scoppio del mortaretto spalancherà le porte dell’Entrone. Un silenzio allucinante calerà sulla piazza mentre la fortuna compierà il suo ultimo giro e sceglierà le posizioni da assumere ai canapi. Tutti smetteranno di respirare mentre i cuori continueranno a battere all’impazzata. Sarà solo questione di tempo e la mossa maturerà. Tre giri di piazza, poco più di un minuto, e poi di nuovo il triplice scoppio del mortaretto a sancire la gioia infinita di alcuni e il totale sconforto di altri.

Il Palio è tutto questo e molto altro ancora. Soltanto chi lo vive davvero può comprender a fondo il suo senso ultimo. Ecco perchè non può essere considerato un “bene” degli italiani. Il Palio è dei senesi, chiusi nel loro piccolo microcosmo, come è giusto che sia. Noi altri ,pur sforzandoci, non riusciremo mai a capire quello che si vive relamente: non possiamo far altro che guardare, con estrema invidia, questa splendida metafora della vita.

 

 

 

 

 

 

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PiccolaIena

3 Commenti

  1. N ver nient!

  2. Simone Casinelli

    PiccolaIena, dalla nostra pagina “Chi Siamo”:

    “valutare le notizie in maniera personale per proporre spunti di dibattito e confronto tra i lettori. Si vuole dunque spronare la singola persona a dire la propria sulle varie tematiche che vengono proposte, anche con semplici forme di partecipazione quali possono essere i commenti.”

    Non è semplice per tutti.

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