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Strage di Bologna- La verità giudiziaria (parte 3)

Strage di Bologna- La verità Giudiziaria

Strage di Bologna- la verità Giudiziaria- Licio GelliLa Svolta– l’ 11 dicembre 1985 arriva la svolta nelle indagini, i pubblici ministeri Libero Mancuso e Attilio Dardani emettono una serie di mandati di cattura. Il 14 giugno 1986 vengono rinviati a giudizio per associazione sovversiva: Licio Gelli, Francesco Pazienza, il vicecapo del Sismi Pietro Musumeci e il suo braccio destro Belmonte. I magistrati ritenevano questi personaggi capi di un organizzazione terroristica, avente il compito di sovvertire l’ordine democratico, commissionando attentati ai gruppi di estrema destra. I neo fascisti coinvolti nelle indagini furono: Roberto Rinani, Paolo Signorelli, Fabio De Felice, Massimiliamo Facchini (esperto di esplosivi). Presenti alla stazione il 2 agosto, sarebbero stati Luigi Ciavardini, Sergio Picciafuoco, ma soprattutto Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. I due rappresentano i vertici dei Nar e sono i creatori dello spontaneismo armato. La caratteristica di questo movimento è la contestazione delle istituzioni e dello Stato nella sua interezza. Per chi fosse interessato a conoscere completamente tutte le malefatte di questa coppia diabolica, aggiungo qui un link molto interessante (http://www.stragi.it/pagina.php?id=curriculacriminali)

La verita giudiziaria–  l’11 luglio del 1988 la seconda corte d’Assise di Bologna condannò all’ergastolo per strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Sergio Picciafuoco e Massimiliamo Facchini. Condannò a 10 anni per calunnia aggravata (depistaggio) Licio Gelli, Francesco Pazienza, Musumeci e Belmonte. Dopo questa sentenza, si rimise di nuovo in moto la macchina del fango screditando il lavoro fatto dai magistrati. Certa stampa definì il processo come frutto di un intrigo comunista e la stessa associazione dei familiari venne accusata di fare un’attività di spionaggio. In questo clima, nell’ottobre 1989, partì il processo d’appello. Il 18 luglio 1990 fu emessa la sentenza che vide assolti tutti gli imputati. Da segnalare, la brutta uscita del presidente della Repubblica Cossiga che chiese la rimozione della parola fascista, affianco alla parola strage, sulla lapide alla stazione di Bolgna. Il processo arrivò in Cassazione e il 12 febbraio 1992 ci fu la sua sentenza: IL PROCESSO D’APPELLO VA RIFATTO.
La Corte ha sentenziato che la sentenza d’Appello è:
– ILLOGICA
– PRIVA DI COERENZA
– NON HA VALUTATO IN TERMINI CORRETTI PROVE E INDIZI
– NON HA TENUTO CONTO DEI FATTI CHE PRECEDETTERO E SEGUIRONO L’EVENTO
– IMMOTIVATA O SCARSAMENTE MOTIVATA
– IN ALCUNE PARTI I GIUDICI HANNO SOSTENUTO TESI INVEROSIMILI CHE NEPPURE LA DIFESA AVEVA SOSTENUTO.

Il 16 maggio 1994 termina il secondo processo d’appello che confermò l’impianto accusatorio del processo di primo grado, ma assolse Facchini e Rinani. Nel novembre del 1995, la Cassazione confermò nella sostanza la sentenza del secondo processo d’appello. Sergio Picciafuoco venne reinviato a un’altro processo che lo vide assolto nel giugno 1996. Abbiamo dei colpevoli e degli assolti, due processi andati a termine, quindi a prima vista sembra che la verità sia venuta a galla completamente, ma è proprio cosi?

(fine terza parte)

 

 

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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