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Rita Atria, La Picciridda dell’antimafia

Questa è una storia molto triste che fa riflettere e capire più di molti racconti, ma soprattutto ci aiuta a rispondere ad un quesito molto particolare: Cos’è la mafia? Non sto parlando della struttura e delle enormi collusioni con la politica e lo Stato, ma sto parlando dell’essenza stessa di questa organizzazione, della forza distruttiva che possiede, di come riesce a cambiare ogni tipo di rapporto umano e ad inserirsi prepotentemente nel tessuto sociale.

Questa è la storia di Rita Atria, la picciridda dell’Antimafia. Rita viene da Partanna, provincia di Trapani, ed appartiene ad una famiglia mafiosa infatti sia il padre, Don Vito, sia il fratello, Nicola, hanno ruoli attivi nella mafia del loro paese. A soli 11 anni, Rituzza perde il padre, ucciso dai Corleonesi e diventa legatissima al fratello Nicola e alla cognata Piera Aiello. Nel giugno del 1991 però, Nicola Atria viene freddato nella sua casa da due killer di Cosa Nostra, ed è a questo punto che scatta una molla nelle teste di entrambe le ragazze, entrambe,infatti, decidono di collaborare con la giustizia. Non è facile per una ragazza come Rita, cresciuta in una famiglia mafiosa e da sempre in contatto con certi ambienti, prendere la decisione di parlare con gli “sbirri”, ma lei, dotata di grande forza di volontà e saldi ideali, ce la fa. ” Io sono solo una ragazzina che vuole fare giustizia, mentre i mafiosi di Partanna continuano ad uccidere e rubare, recitando benissimo la parte degli onesti cittadini” scrive Rita nel suo diario.  Rita parla, racconta fatti e circostanze e Paolo Borsellino ascolta. Saranno molte le persone a finire in carcere grazie alle precise indicazioni della giovane testimone di giustizia. Per il giudice Borsellino, Rita diventerà come una nuova figlia e tra i due nascerà un legame fortissimo ed intenso.

Come ogni testimone di giustizia, anche la giovane adolescente siciliana, entra in un programma di protezione e viene Rita Atriatrasferita a Roma. Rita, abituata a vivere in un piccolo paesino in provincia di Trapani, si sente sola e spaesata in un grande metropoli come Roma,e avrebbe bisogno dell’appoggio e del supporto della madre. Non arriveranno mai, anzi la signora Giovanna denuncia il giudice Borsellino per sottrazione di minore e di quella figlia “infame” non ne vuole sapere più niente. Si arriva così al periodo delle stragi e la morte del giudice Borsellino, il suo secondo padre, è per Rita troppo forte da sopportare, nel suo diario scriveva così: ” Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta.”  Una settimana dopo la Strage di Via Amelio, Rita Atria si suicida gettandosi dal balcone della sua abitazione romana. Questa morte rappresenta il fallimento dello Stato che non è riuscito a difendere una delle sue figlie piu coraggiose, che si è tirata fuori dalla palude mafiosa e da ogni tipo di compromesso, rimanendo emarginata anche dalla famiglia, in nome della sua enorme sete di giustizia.

La parte più assurda di questa crudele  storia deve arrivare e la scrive mamma Giovanna: qualche tempo dopo la morte della figlia che aveva rinnegato e lasciato sola, si reca nel cimitero di Partanna con un martello e fracassa la tomba della figlia suicida. Ecco questa è Cosa Nostra. La Mafia arriva ovunque e diventa più forte persino dell’amore di una madre verso una figlia.

” Forse un mondo onesto non esisterà mai. ma chi ci impedisce di sognare? Forse, se ognuno di noi prova a cambiare, ce la faremo”.

 

Rita Atria, La Picciridda dell’antimafia
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Notizie su Umberto Zimarri

Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

2 Commenti

  1. Il Satanico

    sempre molto interessante e mai banale..Bravissimo!

  2. con poche righe e con una singola storia raccontata si riesce a capire l essenza vera è propria della mafia nella società..è incredibile il coraggio e la personalità della ragazza mentre incommentabile il comportamento della”madre”..la storia già straordinaria e toccante con quest articolo l hai resa ancora più interessante e appassionante…voto eccellente x il nostro giornalista;)

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