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LIB(e)RO PENSIERO n.6 – Il coraggio di servirsi della propria intelligenza

 
<< L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso.
Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro.
Imputabile a se stesso è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.
Sapere aude!
Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!
E’ questo il motto dell’illuminismo.
 
Sennonché a questo illuminismo non occorre altro che la libertà,
e la più inoffensiva di tutte le libertà,
quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi.
Ma io odo da tutte le parti gridare:  “Non ragionate!”…
L’ufficiale dice: “Non ragionate, ma fate esercitazioni militari”…
L’impiegato di finanza:  “Non ragionate, ma pagate!”…
L’uomo di chiesa:  “Non ragionate, ma credete!”…
 
La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini,
dopo che la natura li ha da lungo tempo fatti liberi da direzione estranea (naturaliter maiorennes),
rimangono ciò nondimeno volentieri per l’intera vita minorenni,
per cui riesce facile agli altri erigersi a loro tutori.
Ed è così comodo essere minorenni!
Se io ho un libro che pensa per me,
se ho un direttore spirituale che ha coscienza per me,
se ho un medico che decide per me sul regime che mi conviene ecc.,
io non ho più bisogno di darmi pensiero di me.
Non ho bisogno di pensare, purché possa solo pagare:
altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione.
 
A persuadere la grande maggioranza degli uomini (e con essi tutto il bel sesso)
che il passaggio allo stato di maggiorità è difficile e anche pericoloso,
provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza
l’alta sorveglianza sopra i loro simili minorenni.
Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici
e avere con ogni cura impedito che queste pacifiche creature osassero muovereun passo
fuori della carrozzella da bambini in cui li hanno imprigionati,
in un secondo tempo mostrano ad essi il pericolo che li minaccia qualora cercassero di camminare da soli.
Ora questo pericolo non è poi così grande come loro si fa credere,
poiché, a prezzo di qualche caduta, essi imparerebbero finalmente a camminare:
ma un esempio di questo genere li rende paurosi e li distoglie per lo più da ogni ulteriore tentativo.
E’ dunque difficile per ogni singolo uomo lavorare per uscire dalla minorità,
che è diventata per lui una seconda natura.
Egli è perfino arrivato ad amarla e per il momento è realmente incapace di valersi del suo proprio intelletto,
non avendolo mai messo alla prova.
Regole e formule, questi strumenti meccanici di uso razionale,
o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali,
sono i ceppi di una eterna minorità.
Anche chi riuscisse a sciogliersi da esse, non farebbe che un salto malsicuro sia pure sopra i più angusti fossati,
poiché egli non avrebbe l’abitudine a siffatti liberi movimenti.
 
Quindi solo a pochi è capitato con l’educazione del proprio spirito di sciogliersi dalla minorità e camminare poi con passo più sicuro.
Al contrario, che un pubblico si illumini da sé è ben possibile e,
se gli si lascia la libertà, è quasi inevitabile.
Poiché in tal caso si troveranno sempre tra i tutori ufficiali della gran folla alcuni liberi pensatori che, dopo aver scosso da sé il giogo della tutela,
diffonderanno intorno il sentimento della stima razionale del proprio valore
e della vocazione di ogni uomo a pensare da sé…>>.
 
 

Immanuel Kant (1784), Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, in Scritti politici, Utet, Torino 1952.

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Mirco Zurlo
"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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