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Racconti brevi parte III: “Sgocciolata in SI bemolle”

Sono le 8 e 30, come al solito di fretta e in ritardo, a quanto urlato e programmato la mattina appena sveglio…”Guarda che se ti riaddormenti cinque minuti, poi facciamo tardi…”.Che ingordigia…manco stavolta mi ricordo cosa stavo sognando…non vale manco la pena di riniziare a sognare…

Sono gia’ le 7 e tre quarti..Saluto chi si e’ svegliato prima di me, due schiaffi d’acqua gelata in faccia prima di entrare nel dolce tepore della doccia. Dall’ultimo per poi arrivare al primo, senza sbagliare ad iniziare. Mi annodo la cravatta. Sguardo compiaciuto davanti lo specchio appena indosso la giacca, che sono sulla vespa con mio padre,direzione Terme di Caracalla. Questa mattina partecipero’ alla giornata mondiale dell’alimentazione presso la Fao, che oggi compie 60 anni. Sembra ancora una ragazzina, tanti auguri. Tema del giorno:”Prezzi degli alimenti. Dalla crisi alla stabilita’.”

 

 

…Stamattina questo ha proprio deciso di non scende…Che rottura sto lavoro. Sempre dietro astagrantestadicazzo! Stiamo pure sotto casa de mi socera. A casa la situazione sta a diventa’ ‘n’inferno. Pe colpa de ste scappatelle e missioni segrete di Storimbambito. Non ce sto mai. 

Da quanto, non faccio l’amore co Elena? Oddio l’ultima vorta manco me s’e’ drizzato. Era il giorno che hanno assaltato la macchina. Sti comunisti de merda. Saranno pure persone di merda, ma addirittura lanciargli il tempio di Agrigento in faccia. Quel giorno non ho dormito per dodici ore. Ci credo che “Zi Pippo” non si voleva svegliare. Madonna che stress. Mannaggia a me e quando ho chiesto la raccomandazione. Andavo ad aggiustare lavatrici per un altro po’.100 euro a intervento. Se mi fossi messo in proprio, con due tre annunci su internet, senza fattura’ una minchia, prendevo pure lo stipendio da disoccupato.Ma ce vole arriva’ a sto convegno o no? Non se rende conto che sulla Cristoforo, ce sta il delirio. Tanto a lui che je frega. Devo guida’ io. Poi dici che perdi i capelli e c’hai i reni a pezzi. Sempre seduto. Accellera. Frena. Attaca la sirena. Aristacca la sirena. “Io je la taglierebbi quea sirena”!. Carlo fortuna che ce sei te. Un gran premio va anche a Lee. Mamma mia, che massaggio m’ha fatto ieri. Quasi che volesse flirta’. Je do trenta euro a botta, ma come me lo massaggia lei…nessuna. Manco Elena. Senza parla’ di quel coglione di Giacomo. Adesso devo anda’ a scuola a parla’ col preside. Chissa’ che ha combinato. Ma io ce spedisco la mamma, che me frega. “Ogni scarraffone e bello a mamma soia”. Benissimo, dar preside ce vai te! …

 

 

Mi controllano i documenti. Pieno di zucchero a velo del cornetto mangiato al bar di fronte l’ingresso principale, faccio la mia entrata sul palcoscenico internazionale, tra mura che hanno visto qualsiasi tipo di personaggio che in un modo o nell’altro ha scritto la nostra storia.

Da Roberto Baggio a Carl Lewis, passando per Rita Levi Montalcini arrivando a Chucho Valdes, per nominare solo alcuni ambasciatori. Tutto e’ magicamente in armonico caos. Profumo del grande evento, chiacchiericcio diffuso da gran gala’. Dove tutti rincontrano tutti. Dove si stringono mani di calori e colori diversi. Dove ci si ritrova nelle rughe dell’altro il sapore di un dovuto passare, invecchiare. Tutto sembra scivolare, andare al rallenty, fluido. Mi siedo nella sala congressi. Immensa. Migliaia di cartelli indicanti il paese da rappresentare, si aprono ordinati come fossero ombrelloni sulle spiagge romagnole e noto come, il Kenya non sia mai stato cosi’ vicino alla Bielorussia. Prendiamo posto su poltrone in pelle blu, con cassettino per l’auricolare. Una cuffiona anni novanta svuotata, con un foro per l’orecchio, cosicché il cerume del rappresentante del Congo non venisse a contatto con il tuo. Sul braccio della poltrona, c’era una manopola con 8 canali, ognuno corrispondente ad una traduzione diversa, tranne il primo,  “on air”. Vengono annunciati gli ospiti: Sua eccellenza Jaques Diouf presenta e apre l’incontro della giornata “..Miss Michelle Bachelet, Mister Obiang Nguema Mbasogo…ministro dei ClistEsteri Franco Fialdini…sindaco di roma Faccettamanno…Ministro dell’Agropuntura: Don Caloggeno…Miss Dee Dee Bridgewater…Mister Jeremy Irons a new peomise…”

 

Certo che coraggio, sto coglione…Gia’ dovrebbe stare a farsi le foto con le sue zanzare sul palco della Fao. Ma che je dice la testa. Pe na scopata, dovemo fa na figuraccia. Che poi vojo di’, se semo pure dovuti ferma’ in farmacia. Non j’aregge la pompa. Oddio! Mia suocera!! Stara’ a rientra’ a casa. Famme nasconde. E’ peggio de n’erpes sotto il labbro. Fastidiosa ed irritante, che te vorresti gratta’, ma sai che non puoi. Scampata…Certo che sta donna “e chi l’ammazza”…Eccolo finalmente. Speriamo non ha incontrato mia suocera per le scale, quella abita al primo piano. Oddio, dalla faccia e dalla scompostezza, credo proprio abbia assaporato l’alituccio al mentolo della “strega”:“Io l’aglio me lo mangio perche’ la dottoressa m’ha detto che me fa bene al cuore, alle ossa e alla circolazione. Io a st’eta’ so tutta dolorante.”

“Don Caloggeno, buon..”Presto! Presto! Stiamo in ritardo. Sbrigati”…giorno.” “Cazzo fai, mi guaddi mentre mi allaccio i pantaloni?”..”Dai! Attacca sta sirena”…”Pronto, ciaaao sono Don, tutto bene?…Sono pronti?Me li hai mandati tutti e dodici?..Non mi far fare figuracce..Se no poi dicono, guarda quel coglione del ministro dell’Agropuntura, manco un leccaculo c’ha? Manco un po’ di stile, di autorita’? …Mi raccomando voglio che si azzittiscano tutti…e poi gli faccio: Baciate le mani!ahahahahah…Che poi stamattina, non e’ entrata la……?quanto puzza!”

 

 

“Se l’umanità vuole vincere la sfida di nutrire la popolazione mondiale oggi e nel 2050 quando raggiungerà i 9 miliardi, è necessario investire nelle donne, perché esse hanno un ruolo chiave nella lotta contro la fame.

Conferire alle donne più potere in termini di opportunità e strumenti, è di fondamentale importanza per velocizzare il percorso verso lo sviluppo, la sicurezza alimentare e una nutrizione più salutare”, tuona Michelle Bachelet, con l’importanza che solo il suo nome e’ degno del tonfo di un fulmine. Applausi scroscianti. Le dichiarazioni si susseguono e diciamo che tutte sono nella normalita’…”C’é bisogno che i paesi ricchi facciano maggiori investimenti.Aprano i loro mercati….”

Ma il nostro ministro dell’Agropuntura non c’e’. Senza parole. Mi trovo nel bagno, chiosando sul discorso di Franco Fialdini., in un’orchestra di infrangersi di gocce..Ad un tratto entra un signore in frack, con un papillon bordo’. Vistosamente brutto. Capelli grigi, lineamenti duri, quasi austriaci. Che uscieri hanno alla Fao, elegantissimi.

 

 

Di corsa per i corridoi immoquettati e puzzolenti dello stantio della stessa moquette, ci precipitiamo nella camera del congresso. Se ne e’ portati 12 davero. Si aggiusta ‘a chioma. Passa disinvolto e senza nessun minimo di pudore davanti le prime file. Lui si siede davanti i riflettori. Sistema il microfono e mette gli invisibili occhiali, della menefreghista maschera dell’interessato. Io mi sistemo dietro la colonna, insieme agli altri. Se la tira manco fosse il presidente dell’America, quello abbronzato…

 

 

 

 

E’ arrivato finalmente..Tocca a Don Caloggeno. Fammi sentire un po’ che dice sta testa di limone..Tre applausi ad aprire il suo discorso, senza contare quello dei dodici che si e’ portato dietro…Ma quanti ne sono…manco la scorta di Bono al confine con gli irlandesi del Nord…Ma certo che questo ha proprio una “faccia tosta”, tanto quanto il prodotto piu’ fetido e puzzolente della stitichezza…

 

 

Non lo hanno manco applaudito…ben gli sta! Stamattina mi ha fatto aspettare tre quarti d’ora. Appena mi fa un cenno mi ha detto che ce ne andiamo. Tanto pure Faccettamanno e Fialdini se ne sono andati. E’ come se uno se ne va prima della torta a un matrimonio. Ma io non lo so. Mo ce sta un tipo che suona la chitara. “…Mister Marcos Vinicius, fondatore dell’Accademia della Chitarra…”. Me cojoni!! Ma guarda sto tipo, sara’ pure bravo, ma er frack e il papillon bordo’, te prego! Ma chi sei..er maggiordomo?

BiBi’..BiBii’…Cazzo il cellulare… “Mario, io ho un altro…ti lascio. Ho fatto le valigie e gia’ sono a casa di mamma da stamattina all’alba. Manco ieri sera sei rientrato. Appena puoi vieni qua. Elena”

 

 

 

Ma quale usciere, dovevo accorgermi, che fosse una sgocciolata in “si bemolle”.

 

 

 

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