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“On The Road”, il film della settimana

“Adesso considera un po’ questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno… e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d’ingannare il tempo con necessità fasulle o d’altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l’avranno trovata assumeranno un’espressione facciale che le si adatti e l’accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine.” (Jack Kerouac, On The Road, 1957).

Il film della settimana su l’Indifferenziato è “On The Road”, adattamento cinematografico dell’omonimo e fortunatissimo romanzo, simbolo della «beat generation», di Jack Kerouac. La regia è di Walter Salles, regista brasiliano divenuto celebre con pellicole del calibro di “Central do Brasil”, “City Of God” e “I Diari della motocicletta”, mentre la produzione è di Francis Ford Coppola che ne detiene i diritti di adattamento del romanzo fin dal 1979. Il film è stato presentato in concorso alla 65a edizione del Festival Di Cannes. Fanno parte del cast: Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Viggo Mortensen, Amy Adams, Tom Sturridge, Danny Morgan, Alice Braga, Marie Ginette Guay, Elisabeth Moss.

La trama. Dopo la morte del padre, Sal Paradise (Riley) un aspirante scrittore newyorchese, incontra Dean Moriarty (Hedlund), giovane ex-pregiudicato dal fascino maledetto, sposato con la disinibita e seducente Marylou (Stewart). Tra Sal e Dean l’intesa è immediata e simbiotica. Decisi a non farsi rinchiudere in una vita vissuta secondo le regole, i due amici rompono tutti i legami e si mettono in viaggio con Marylou. Assetati di libertà, i tre giovani partono alla scoperta del mondo, degli altri e di loro stessi. La strada diventa così la loro casa.

“On the Road” di Jack Kerouac è un romanzo che ha segnato un’intera generazione non solo sul piano letterario, ma anche su quello di una ricerca di modalità di vita alternative. L’On the road non è solo il viaggio fisico, ma diviene anche una metafora di un movimento interiore che conduce a cambiamenti profondi.

Walter Salles, nelle intenzioni del film, oltre che a mantenere alcuni tratti intatti, come ad esempio le rievocazioni di Allen Ginsberg o di William Burroughs (anche se non esplicandone i veri nomi), nel rappresentare il viaggio, già intrapreso cinematograficamente con “Central do Brasil” e “I Diari della motocicletta, si sofferma sull’aspetto psicologico, sui sentimenti, evidenziando il rapporto tra Sal e Dean, spaziando in quell’epoca ( con un sottofondo musicale Jazz sempre presente) dove il crescente Maccartismo e la politica  neomaterialista di Eisenhower  faceva sì da considerare i due come dei trasgressori, come coloro che non accettavano il progetto dell’ «American way of life». Il regista brasiliano punta sulle sensazioni, nei tormenti (aggiungo senza riuscirci), come se ovunque uno si trovi, anche a distanza di migliaia di chilometri, è come se fosse bloccato, inerme, sempre nello stessoo luogo d’origine, con le proprie angosce e tormenti.

Adattare un libro culto come “On The Road” era un’impresa tutt’altro che semplice, e per questo Selles lascia più ombre che luci, forse soprattutto per aver seguito passo passo la struttura frammentaria del romanzo, e per non aver evidenziato proprio il bisogno di libertà dei personaggi, della loro generazione. Una generazione che andava sbocciando.

Un consiglio. Avete presente quando vi viene posta la solita domanda: meglio il libro o il film? In questo caso è lampante la differenza. Se non avete letto il romanzo, procuratevi al più presto una copia.

Per i più curiosi, ecco il trailer. Buona visione.

Fonte: http://www.mymovies.it/film/2012/ontheroad/

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Notizie su Mauro Stracqualursi

Mauro Stracqualursi
"Bisogna sempre essere ebbri. Tutto è in questo:è l'unica questione. Per non sentire l'orribile peso del tempo.. che vi rompe le spalle e vi curva verso la terra... Dovete inebriarvi senza tregua.[...] Ma di che? Di vino,di poesia o di virtù,a Vostro talento. Ma inebriatevi. E se talvolta sui gradini di un palazzo, sull'erba verde d'una proda, nella solitudine tetra della Vostra camera, Vi destate, diminuita già o svanita l'ebbrezza, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che sfugge, a tutto ciò che parla, domandate che ora è: ed il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, Vi risponderanno: E' l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martoriati del Tempo, inebriatevi,inebriatevi senza posa! Di vino,di poesia o di virtù... a Vostro talento.." "Inebriatevi" - C. Baudelaire.

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