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Foto dell’ex coniuge su Facebook: sono utilizzabili in giudizio?

Dal blog: http://mattidalegale.blogspot.it/

Uno degli aspetti più interessanti del diritto è la necessità di adeguare le norme e la loro interpretazione al mutare dei tempi: pensiamo alle nozioni di “comune senso del pudore” o di “buon costume” che ancora resistono nella nostra legislazione, seppur con contenuti diversi da 50 anni fa. I giuristi parlano di “diritto vivente” proprio con riferimento a questo fenomeno, molto visibile soprattutto nelle interpretazioni dei tribunali.
Non deve stupire, pertanto, che anche i contenuti divulgati su Facebook finiscano ormai costantemente negli atti giudiziari: c’è chi viene diffamato tramite i social network, chi viene perseguitato o molestato, chi scopre una relazione extraconiugale proprio grazie ai “tag” o a commenti vari.

-facebook
E’ per questo che ritengo interessante riportare quanto stabilito nel giugno scorso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, in sostanza, ha ritenuto utilizzabili in giudizio le prove prelevate da Facebook. Facciamo come gli avvocati e distinguiamo tra fatto e diritto.
Questi i fatti: due coniugi si separano consensualmente e rinunciano a chiedere un mantenimento, essendo economicamente autonomi. Quando la donna perde il lavoro anche per problemi di salute, chiede al Tribunale la modifica delle condizioni della separazione consensuale per ottenere un mantenimento dal marito; quest’ultimo si oppone dicendo che la donna ormai convive con un altro uomo e che ciò le consente di mantenere un tenore di vita addirittura migliore rispetto a quello matrimoniale. Per dimostrare tutto questo, il marito scarica da Facebook alcune foto della (quasi ex) moglie con il nuovo compagno.
Apro una piccola parentesi: una nuova relazione del coniuge separato, anche se si trasforma in una convivenza di fatto, non causa di per sé la perdita del diritto al mantenimento poiché ciò che è realmente determinante è il fatto che il coniuge separato mantenga un tenore di vita uguale a quello matrimoniale.
Detto questo, passiamo al tema di diritto: che valore hanno le prove raccolte su Facebook? Secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere è vero che i contenuti di FB sono protetti dalle impostazioni sulla privacy, ma è anche vero che le foto e le notizie pubblicate sul proprio profilo non sono coperte da quella segretezza che è invece propria delle chat o di altri programmi di messagistica: solo in questi ultimi casi, infatti, si può parlare di una corrispondenza privata protetta al massimo grado anche come diritto di rango costituzionale (art. 15), mentre le informazioni pubblicate su FB e accessibili a terzi, anche se non si tratta dei contatti nella lista delle amicizie, non possono godere di questa speciale tutela e sono quindi ammissibili come prove, liberamente valutabili dal giudice per la sua decisione, che nel caso specifico è stata quella di rigettare il ricorso presentato dalla donna.
E’ chiaro che la pronuncia di un “piccolo” Tribunale non ha la forza di un precedente vincolante poiché non è assistita dal prestigio che può avere invece una decisione della Corte di Cassazione, che prima o poi sarà sicuramente chiamata ad occuparsi di questioni simili. Tuttavia questi primi orientamenti rendono la materia interessante e attuale, per cui resta fondamentale seguirne le evoluzioni sia per chi è appassionato di diritto, sia per chi vive queste situazioni e vuole avere qualche indicazione nel caso in cui volesse far valere le proprie ragioni.

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