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Fuoco, piromani e incendiari

“Ci sono molti galantuomini che darebbero fuoco a una casa se non avessero altro modo per cuocersi la cena” (Voltaire)

 

E’ stata una stagione caratterizzata da numerosi incendi, quella appena trascorsa. L’ultimo, qualche giorno fa, che ha interessato il “nostro” Colle San Maurizio si va ad aggiungere ad una lunga quanto triste lista di territori “andati in fumo“. Diversi centinaia di ettari di vegetazione, solo in Ciociaria, sono stati distrutti dalle fiamme. Particolarmente estesi gli incendi che hanno colpito i territori di Colle San Magno, Falvaterra, Pastena e Pico.

Il fenomeno non riguarda solo il basso Lazio ma è un problema di carattere nazionale (e mondiale). Negli ultimi 30 anni è andato perduto il 12% del patrimonio forestale dell’Italia: una porzione di territorio enorme dato che il 30% della superficie italiana è costituito da boschi. Da questo punto di vista, abbiamo uno dei patrimoni più importanti d’Europa per ampiezza e varietà di specie ma non siamo sufficientemente educati e sensibilizzati alla sua conservazione.

 

CAUSE E CONSEGUENZE

Le conseguenze che ogni incendio comporta per l’ecosistema di un bosco sono gravissime e favoriscono, tra l’altro, frane e smottamenti; inoltre i tempi di un riassetto sono assai lunghi. Difficilmente le cause sono naturali (fulmine, erosione vulcanica), le statistiche ci parlano di una probabilità tra l’1% e il 2%. E’ l’uomo che determina volontariamente o involontariamente l’innesco: nel 60-65% dei casi in maniera dolosa (per avere un profitto, per vendetta, come atto di vandalismo, per occultare un altro crimine, per eccitamento, ecc.); nel 20-25% in maniera colposa (per la pulitura di terreni incolti nelle vicinanze di zone boscose, per il lancio di una sigaretta o di un fiammifero, per l’utilizzo incauto di barbecue).

Il codice penale considera l’incendio boschivo un delitto contro l’incolumità pubblica e lo punisce con la reclusione, che va da 4 a 10 anni per l’incendio doloso e da 1 a 5 anni per l’incendio colposo (art. 423bis c.p.).

Ma chi sono le persone capaci di un così ignobile e irresponsabile gesto?

Spesso quando si parla di incendi si utilizza impropriamente il termine “piromane” includendo nel significato di tale vocabolo tutti quei soggetti che volontariamente danno avvio alle fiamme. In realtà la piromania è costituita da una categoria di persone ben più specifica e circoscritta.

L’appiccare il fuoco può essere la conseguenza: di un disturbo comportamentale; di un disturbo delinquenziale; di un atto motivato dalla curiosità,dalla vendetta, dal tornaconto personale; di azioni dimostrative o di protesta o in risposta ad un delirio o un’allucinazione. In questi casi si tratta di incendiari.

 

IL PIROMANE

Si parla di piromania quando l’appiccare il fuoco è la conseguenza di un impulso ossessivo-compulsivo irresistibile, spesso dipendente da una psicopatologia.

Il fuoco da sempre esercita un certo fascino e una notevole curiosità nei bambini. Nell’adulto piromane quel fascino e quella curiosità si sono trasformati in un’attrazione irresistibile inconscia che sfocia in pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. I soggetti affetti da questo disturbo sono schiavi delle fiamme, provano tensione o eccitamento emotivo prima di appiccare l’incendio. Alcuni piromani, interrogati, hanno parlato di particolari sensazioni riconducibili ad una sorta di stato dissociativo (una sensazione passeggera di essere controllati da una forza interiore che li spinge all’azione). Essi riconoscono che il loro comportamento è privo di senso ma non hanno la possibilità di prevenirlo e controllarlo. Dopo l’accensione del fuoco avvertono sollievo ed esaltazione essendo un piacere (a volte anche di natura sessuale) per i loro occhi lo spettacolo creato. Molti rimangono sul luogo dell’incendio come spettatori o assistono i vigili del fuoco portando i primi soccorsi, oppure salvando le vittime. Altri invece, dopo essersi assicurati dell’arrivo delle squadre di spegnimento, tornano a casa per riposarsi.

Gli obiettivi vengono spesso scelti a caso senza un motivo apparente. Possono essere indifferenti alle conseguenze potenzialmente letali per uomini ed animali causate dal “loro fuoco”.

I piromani in genere pianificano nei dettagli l’esecuzione dell’atto, sono altamente recidivi e incapaci di controllarsi poichè spesso l’idea del fuoco provoca in loro un’intensa eccitazione. La vista di quelle gigantesche lingue di fuoco genera piacere sessuale e senso di onnipotenza.

La piromania insorge molto più frequentemente nei maschi, specie in quelli con scarse capacità sociali e difficoltà di apprendimento. Si tratta in genere di soggetti con una particolare fragilità interiore che hanno bisogno di una compensazione estrema esterna.

La letteratura psicoanalitica ci fornisce importanti spunti di riflessione. Freud vedeva nel fuoco un simbolo fallico, ma anche un simbolo della legge e della potenza paterna. L’incendio, secondo lo psicoanalista austriaco, contiene in sè due opposti valori: venerare il padre e contemporaneamente trasgredire alle sue leggi. Jung invece considerava l’atto incendiario alla stessa stregua di un coito con la madre, nel quale le fiamme esprimono la passione e l’amore per essa, e contemporaneamente l’odio per il padre.

Da quanto scritto, risulta perciò fuorviante ed avventato parlare di piromani ad ogni incendio di sospetta origine dolosa, ma come sempre più spesso accade (purtroppo), l’informazione e i mass media anzichè spiegare e chiarire generano ulteriore confusione.

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Mirco Zurlo
"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

4 Commenti

  1. PiccolaIena

    Non nego di essere una di quelle persone che non conosceva questa sostanziale differenza.
    A me è sembrato che questa estate la nostra realtà sia stata toccata maggiormente da questo fenomeno rispetto agli altri anni. In particolare Falvaterra ha avuto davvero le conseguenze peggiori: pensare che le fiamme sono arrivate addirittura a lambire le abitazioni. Per non parlare poi dell’incendio di qualche settimana fa che ha praticamente “distrutto” l’intera montagna, con mia somma disperazione!

    • Mirco Zurlo

      E’ effettivamente un fenomeno in crescita negli ultimi anni. Tranne i casi patologici, credo che possa essere senz’altro utile stimolare un’educazione dei giovani improntata al rispetto dell’ambiente (che poi è un rispetto indiretto anche per la propria specie).

  2. A proposito di questo interessante articolo invito tutti gli utenti (anche piromani, pirofili o incendiari), a segnalare con sollecitudine qualsiasi principio d’incendio al numero verde 1515 del Corpo Forestale dello Stato, oppure al numero gratuito 115 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, sia con telefono fisso sia con telefono cellulare.

    Non capisco perchè a monte di ogni disturbo psicopatologico ci sia molto spesso un potenziale complesso edipico.. ho la sensazione che non esistano grandi alternative, magari sbaglio!?

  3. Mirco Zurlo

    Qfwfq, ti ringrazio per agli utili numeri forniti.
    Sul fatto che la causa dei disturbi psicopatologici sia da ricercare in un complesso edipico non superato è pressapoco la teoria che sosteneva soprattutto Freud. Oggi diverse sue idee risultano però superate. C’è invece uniformità di pensiero sull’idea che comunque i primi mesi ed anni di vita di un bambino risultano determinanti nella formazione della personalità. Eventuali mancanze o eccessi possono senza dubbio portare allo sviluppo di future psicopatologie.

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