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Lo strano rapporto tra Ndrangheta e Chiesa

Ndrangheta è una parola strana: inizia con una consonante, sembra troncata, dà subito l’idea di essere un termine duro, aspro, forte come la terra dell’Aspromonte. Sembra quasi il nome di una setta esoterica e per molti riti sembra proprio si stia parlando proprio di questo. Per molti anni è stata dimenticata, per l’opinione pubblica è stata ritenuta la sorella minore della Mafia e della Camorra, oggi sappiamo benissimo che non è cosi. La Ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente e pericolosa: è l’unica organizzazione mondiale attiva nei 5 continenti. Business, legami importanti e sangue tanto sangue. Non si è mai fatta scrupoli nemmeno quando si è trattata di uccidere o sequestrare bambini e ragazzi. Quando inizia una faida, devono morire tutti i membri maschi e gli eredi della famiglia. Qualcosa di trucido e assurdo.

Tutte le organizzazioni criminali hanno un rapporto forte e simbolico con la Chiesa, ma quello delle ‘ndrine è un legame particolare, viscerale pieno di simboli e riti presi in prestito dal mondo ecclesiastico e utilizzati in modo del tutto particolare. Come scrive Donatella Loprieno: “battesimi, matrimoni e funerali appaiono essere, ancor prima che strumenti di salvezza e segni sensibili della grazia di Dio, “eventi” pubblici e passaggi obbligati grazie ai quali uomini e donne dell’universo mafioso calabrese stringono alleanze, rinnovano patti, mostrano e/o pretendono deferenza e rispetto. La celebrazione dei santi e delle sante patrone necessita, come altrove, di un apparato liturgico organizzato generalmente intorno alle processioni. Queste ultime, nelle molte varianti presenti in Calabria, costituiscono momenti importanti per gli ’ndranghetisti: portare sulle spalle la statua del santo o far sì che essa si fermi sotto la casa di questo o quel personaggio è, in alcuni contesti, un onore che pochi possono permettersi e un chiaro messaggio sul ruolo all’interno del sodalizio criminale.”

ndrangheta_rubbettino_scan--400x300_immagine_lL’aspirante ndranghetista per entrare nella cosca deve essere “battezzato”. Viene portato in un locale dedicato ai tre cavalieri spagnoli: Osso, Mastrosso e Carcagnosso fondatori secondo la leggenda della Mafia, della Camorra e della Ndrangheta. 7, rigorosamente 7,  affiliati si posizionano a ferro di cavallo.  In nome dell’Arcangelo Gabriele e Santa Elisabetta, il capo-cosca incide una croce sul pollice della mano sinistra dell’affiliato, fa cadere alcune gocce di sangue su un Santino di San Michele Arcangelo, gli taglia la testa e la brucia.

Fulcro ed immagine di questo incredibile legame è una chiesa sita in Aspromonte: il santuario della Madonna del Polsi. Nel 2009 crearono scalpore le immagini di un summit dei boss davanti alla facciata della Chiesa. Riuniti in circolo davanti alla facciata del santuario della Madonna che  parlano fra loro, discutono di strategie criminali, consacrano i loro capi.  Per tutti quello è il santuario della Ndrangheta: luogo mitico per gli uomini dell’Onorata Società che fin dal 800 si riunivano e discutevano dei loro affari nella cornice ecclesiastica. Nel 1931, lo scrittore Corrado Alvaro, disse che in quel santuario era possibile vedere tutte le facce della Calabria. Degna del peggior indifferente e densa di omertà fu la risposta l’anno successivo, di Don Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo della diocesi di Locri-Gerace: «Cari fratelli, se anche oggi ci saranno incontri e patti illegali, del tipo di quelli che hanno intercettato l’anno scorso le Forze dell’ordine, a noi poco importa. Sono cose che non ci riguardano. A noi interessa contemplare il volto materno di Maria». Mi viene detto il famoso detto degli anziani: Fa quello che dice il prete, non fare quello che fa”..

Preti-e-ndrangheta_h_partbQuali sono le ragioni di questo legame? La spiegazione la possiamo ritrovare nelle parole del procuratore di Reggio Calabria e massimo esperto dell’organizzazione, in un articolo uscito sul quotidiano La Stampa:  “Stiamo studiando il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo (che tra l’altro è il patrono della polizia, ndr) e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi, perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due”.

Sempre Grattieri, in altre  e più recenti occasioni, ha  spiegato che l’organizzazione e la Chiesa hanno camminato per molto tempo mano nella mano, ma in quest’ottica l’azione di Papa Francesco sta portando ad una vera e propria rivoluzione. Speriamo che possano arrivare, senza indugi, ferme condanne e comportamenti  di levatura ben diversa da parte della Curia locale, che ha visto anche l’azione di parroci che hanno dato la vita per la lotta alla malavita.

Fine Parte 1.

Fonti: Blu Notte, La storia della Ndrangheta.

http://www.lastampa.it/2013/08/07/edizioni/aosta/ndrangheta-e-rapporti-con-la-chiesa-gratteri-ci-sono-alcuni-preti-che-chiudono-un-occhio-anche-due-KBVCkegIpk9VGUNPntLRkI/pagina.html

 

Nella seconda parte: Lo Strano rapporto tra Chiesa e Ndrangheta: preti indagati e preti che si ribellano.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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