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LIB(e)RO PENSIERO n. 22 – Sono come servo

manipolazione-dei-media« In un mondo sempre più frenetico, dove tutto corre veloce, le sollecitazioni che colpiscono la nostra mente sono spesso eccessive; così ci ritroviamo a compiere molte delle nostre azioni senza il tempo necessario per un’attenta e corretta valutazione critica. Questo rende tutti noi maggiormente vulnerabili nei confronti di quei messaggi che tendono ad un qualche tipo di condizionamento.
[…] Purtroppo, anche se esistono svariate forme di controllo mentale, generalmente le persone le associano tutte alla definizione più comune, ossia, al lavaggio del cervello. Questo collegamento è dovuto al fatto che nei mezzi di informazione tale termine viene usato spesso impropriamente. Per di più molta letteratura sull’argomento non aiuta a far chiarezza, poiché vi è frequentemente sottesa l’idea mistica che l’espressione “lavaggio del cervello” richiama nel pubblico: idea che non di rado rende oscura e inaccettabile tale definizione, evocando uno scenario irreale, dove nell’immaginario collettivo si ipotizza che la mente di una persona possa entrare in quella di un’altra e controllarla, o che un cervello possa essere invaso da spiriti che si impossessano dei suoi pensieri; riferimenti assurdi di “furti d’anime” dal sapore medioevale di caccia alle streghe.
[…] sono come servoNel 1956 lo psichiatra e ricercatore statunitense Robert Jay Lifton condusse la sua ricerca ad Hong Kong su una quarantina di persone sottoposte a tecniche d’indottrinamento [tra cui la “riforma del pensiero”. NdR].
La riforma del pensiero è più sottile e raffinata del lavaggio del cervello: la vittima non è mai minacciata apertamente, ma persuasa, manipolata, ingannata. Inoltre, di solito risponde positivamente al procedimento cui è sottoposta: considera amici e pari coloro che, a sua insaputa, le impongono questa tecnica. Per questo, i naturali meccanismi di autodifesa non entrano in azione. Così la potenziale vittima collabora spontaneamente con i suoi controllori, fornendo loro informazioni personali e non immaginando, nemmeno lontanamente, che queste all’occorrenza potranno essere usate contro di lei.
Un nuovo sistema di credenze e valori viene così progressivamente interiorizzato, fino a costruire una nuova identità.
[…] Nel corso dei secoli, innumerevoli volte si è assistito all’aggregarsi di persone entusiaste intorno alle più disparate tipologie di leader carismatici. La strategia utilizzata per arruolare nuove forze si basava – e si basa – su un serrato proselitismo che mira a sedurre il futuro adepto, il quale si caratterizza di solito per un profondo bisogno di trovare delle risposte a domande esistenziali classiche: “…da dove vengo? …perché esisto?…dove vado?…”.
La nascita dei culti di vario genere non è quindi una novità, né lo è l’affermarsi di leader accusati di eccessi ed estremismi nell’esercizio del potere ottenuto e nella manipolazione del rapporto necessità-impianto religioso, politico o sociale.
Il lungo tragitto della storia è lastricato di olocausti offerti al dio della follia umana. Una lunga scia di sangue in nome di immaginari “nuovi mondi”.
Solo ammettendo il potere occulto della persuasione è possibile spiegare come sia potuto accadere che innumerevoli masse di persone non abbiano esitato a sacrificare la propria vita o la vita dei propri figli per la realizzazione di modelli societari illusori.
programmazione_mentale[…] Con la nascita delle società di massa si è posta l’esigenza di convincere, per pilotare con successo l’opinione pubblica. Ricerche di “psicologia delle masse” hanno da tempo evidenziato come l’individuo sia fortemente influenzato dal fatto di trovarsi a far parte di una comunità riunita in un certo luogo geografico. Fattori come tradizione, cultura, famiglia di origine, amicizie e periodo della storia nel quale un individuo si trova a vivere, formano l’humus sociale capace di plasmare un soggetto e renderlo così come egli è.
Dunque, l’interpretazione della realtà è una questione sociale oltre che individuale, la conoscenza del mondo in cui viviamo dipende non soltanto dai nostri sensi, ma anche dal fatto che ci accordiamo con i nostri simili sui significati condivisi relativi al mondo esterno.
Riferendosi a questa idea, gli studiosi moderni parlano di “costruzione sociale della realtà”. Per questo l’agire di un individuo è sempre in forte misura influenzato dal fatto che egli si trova a far parte di una massa, dove determinati modi di reazione vengono resi possibili e altri resi difficili, e questo dal semplice fatto che l’individuo si sente parte di questa massa.
[…] Già il sociologo Gabriel Tarde e il giornalista Gustave Le Bon avevano cercato di comprendere perché, quando gli individui si radunano in folle, tendono a far funzionare meno le proprie capacità intellettuali, manifestando comportamenti uniformi tanto da far pensare a una sorta di unità mentale collettiva. In questo quadro essi parlano di suggestione, per indicare un fenomeno nel quale, analogamente a quanto accade nell’ipnosi, l’individuo manifesta comportamenti e opinioni diversi da quelli che attuerebbe singolarmente; tale cambiamento si verificherebbe su basi non logiche, senza riferimento alla realtà oggettiva e senza la consapevolezza da parte dei singoli di ciò che avviene. manipolatoreEssi sostengono che una persona dotata di particolare fascino e prestigio riuscirebbe a dirigere il senso di tale suggestione in modo da controllare le coscienze degli individui e da neutralizzare la razionalità dei singoli, che frena e inibisce il comportamento in situazioni individuali attraverso un consenso, apparentemente spontaneo, con la volontà del gruppo o del leader.
E’ proprio da questa “necessità” di suggestionare che deriva la metodica della persuasione organizzata: la propaganda. La propaganda è un insieme di procedimenti impiegati da un gruppo organizzato, per il raggiungimento del consenso. La propaganda è dunque l’espressione del potere che cerca di affermarsi, prevedendo a volte anche la manipolazione psicologica».

Patrizia Santovecchi, “I culti distruttivi e la manipolazione mentale”, Ed. Dehoniane, Bologna 2004.

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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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