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Un pasticcio chiamato riforma del Senato

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Lo dico chiaramente e senza giri di parole: questa riforma del Senato, così com’è, è una boiata pazzesca. Dopo i mille modelli (italian-renziano doc, tedesco, francese, abolizione completa) esce fuori un classico pasticcio all’italiana. Il problema, in questo caso, è che si sta facendo una riforma costituzionale: si sta cambiando per sempre l’architettura del nostro stato (tremo all’idea che ci sia Calderoli di mezzo) e ritengo che la nuova non sia proprio il massimo, anzi, in realtà questo disegno di legge è meno del minimo.

C’è bisogno di cambiare la struttura governativa-organizzativa dello stato? Sicuramente. L’Italia deve recuperare venti anni persi? E’ giustissimo. C’è bisogno di diminuire il numero di parlamentari e superare il bicameralismo perfetto? E’ sacrosanto.

Ma siamo propri sicuri che questa riforma non si potesse fare meglio?

Era proprio inevitabile aumentare la forbice di rappresentanza tra politica e cittadini, visto che per i referendum serviranno 800.000 firme. Dopo le prime 400.000 la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità. Per i DDL d’ iniziativa popolare invece serviranno 250.000 firme (prima ne bastavano 50.000)

Dato che il Senato rimane, perché non può essere eletto direttamente dai cittadini?  Sia chiaro non sono uno di quelli che sostiene che la drammatica situazione politica italiana sia figlia solamente e unicamente della crisi dei partiti, ma affidare alle segreterie l’elezione dei senatori e anche le candidature per i listini della camera in cui sono presenti le candidature multiple in più collegi, è puro masochismo. Qualcuno ha una risposta valida e razionale a questa domanda? (Le accuse arcinote vecchio, gufo, palude e/o frenatore non fanno parte della categoria)

Perché non diminuire il numero complessivo dei parlamentari, abbassando così drasticamente i costi della politica?

Come hanno scritto in tanti l’effetto combinato Senato – legge elettorale potrebbe portare ad un eccessivo sbilanciamento dei poteri, anche in relazione al fatto che dalla nona votazione, con la maggioranza alla Camera, è quasi possibile eleggere da soli il Presidente della Repubblica. Per essere più precisi, nei primi quattro scrutini servono i due terzi dei voti, nei successivi quattro i tre quinti; dal nono basta il 50%. Calcoli alla mano: alla Camera chi conquista il 37% ottiene 340 deputati. Più 35 senatori (il 37% della torta di Palazzo Madama se spartita in modo proporzionale) fanno 375.  10 in più di quanto ce ne vogliono per eleggere il Presidente della Repubblica.

Il 40,8 % è sicuramente un risultato storico, è indubbio che la maggioranza dell’italiani con il voto delle europee ha dato un segnale chiaro, forte e indiscutibile: c’è bisogno di cambiare passo, c’è bisogno di una svolta e anche come dice il Presidente del Consiglio di ridare speranza. Il problema, però, è che quando si svolta bisogna prendere la direzione giusta. Con un astensionismo così alto e crescente, una riforma costituzionale aveva l’obbligo di rendere i cittadini più partecipi. C’era bisogno di creare una democrazia efficiente ma salda nei suoi principi: di leader, unti dal signore al comando, anche basta, abbiamo già dato troppo.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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