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Follie di Brooklyn, Paul Auster


 

 

 

 

 

Follie di Brooklyn è un libro del duemilacinque. Da allora il buon Auster ha pubblicato altri quattro libri più una sceneggiatura (La vita interiore di Martin Frost). Ma vale la pena ricordarlo perché non è un libro che troverete facilmente sugli scaffali delle librerie, tranne in quelle davvero grandi che possono permettersi di avere tantissimi libri “a terra”. In quelle piccole dovrete ordinarlo, non è poi una gran fatica per un libro come quello in questione, libro che non merita di finire nel dimenticatoio. Ecco spiegata questa recensione.

La trama.

A cinquantanove anni suonati Nathan Glass sembra non avere più nulla da chiedere alla vita. Ha un tumore al polmone in fase di remissione, s’è appena lasciati alle spalle, con un brusco divorzio, trent’anni di matrimonio e ha un pessimo rapporto con l’unica figlia. Insomma, un disastro.

Decide così di ritirarsi in solitudine a Brooklyn, per trascorrere in tranquillità quelli che crede siano gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi ad un ultimo progetto, una curiosa autobiografia intitolata Il Grande libro della follia umana.

Un giorno come un altro però, a Park Slope, in un negozio di libri usati, Nathan ritrova casualmente suo nipote Tom, con il quale condivideva un’antica amicizia,  e da quel momento la sua vita sembra pian piano ripartire.

Il personaggio.

Nathan, il narratore, è un personaggio spigoloso, capace di spontanea gentilezza e, al contempo, di spietato cinismo. E’ estremamente intelligente e amichevole, ma sostanzialmente è un uomo solo. Nella sua vita da assicuratore ha costruito pochi legami e per questo motivo è convinto di essere condannato a vivere gli ultimi scampoli d’esistenza in completa solitudine. Le sue previsioni non hanno però fatto i conti con il fiume di eventi che lo avrebbe travolto; infatti, una volta libero dalle incombenze e dalla routine del lavoro, si lascia trasportare da una serie di imprevisti accadimenti e comincia a ri-vivere, ritrovando persino un certo entusiasmo che sembrava irrimediabilmente perduto.

Follie di Brooklyn è un convinto invito alla curiosità e alla vitalità, all’ingegno e all’intraprendenza, è un libro sui libri, con punte di piacevole malinconia. E’ un romanzo con tanti nuclei, tipico di Auster, storie diverse che si susseguono e si incastrano nell’unica narrazione. Ogni personaggio è completamente in balia del caso, spesso soffocato dagli insuccessi, ma proprio quando la vita sembra non avere più nulla da riservare ecco eventi inattesi che, nel bene e nel male, spazzano via antiche convinzioni e rimettono tutto in gioco. Il caso e la memoria, temi cari allo scrittore di Newark, governano la narrazione in questo libro che fa ridere e sperare e in cui nulla appare scontato, nemmeno nella più vuota delle esistenze.

 

Francesco Rauccio

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