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My Odd Movies: Dillinger è morto

Dal blog: https://myoddmovies.wordpress.com/

dillinger-è-morto-(1969)L’isolamento in una camera che non debba comunicare con l’esterno,
perché piena di una atmosfera mortale, in una camera quindi dove
per sopravvivere è necessario portare una maschera,
ricorda molto le condizioni di vita dell’uomo contemporaneo.

Non l’ho capito. O forse l’ho capito troppo. Film molto più profondo e inquietante di quanto si possa pensare. Siamo individui soli circondati da oggetti inutili. Incomprensibile nella loro forma e funzione. Diventa terapeutico smontare gli oggetti, come smonta la pistola il protagonista del film, per vedere se riusciamo a trovare la verità dentro di essi. Pezzo dopo pezzo, guardiamo all’interno dell’oggetto smontato per vedere se scopriamo l’atto supremo della creazione, il giorno uno dell’esistenza. Altrimenti ci barcameniamo tra stanza piene di cose, cercando di instaurare rapporti impossibili con altri esseri viventi. Anche le donne, nel film , sono oggetti da usare per un po’, fin tanto che l’interesse rimane vivo, per poi lasciarle al loro posto perché il divertimento è finito. Allora cerchiamo nuove cose, nuove situazioni che possano smuovere la nostra coscienza. Una cena prelibata, una proiezione superotto sulla parete, la ricerca all’interno di un cassetto di un pezzo di spago o di un bottone. Gli oggetti hanno fagocitato la nostra anima e la vomitano in altri oggetti, che invandono il mondo, i nostri spazi, le nestre coscienze, i nostri cervelli. Forse sarebbe necessario vivere all’interno di scatole bianche completamente vuote per riuscire a recuperare il nostro vero essere. Ma la fuga non è possibile. Glauco (Michel Piccoli) ci prova uccidendo la moglie come capro espiatorio, ma la sua inutile ricerca della libertà e della felicità non è altro che un goffo tentativo di scappare da una scatolina senza accorgersi che il coperchio è chiuso. Nonostante siano passati quasi cinquanta anni dalla creazione di questo film (1969), le sue tematiche sono attualissime perché oggi, più di ieri, ed ogni giorno di più associamo la felicità alla possessione di oggetti, sempre più numerosi, sempre più belli, sempre più nuovi non accorgendoci che proprio gli oggetti di cui ci circondiamo, giorno dopo giorno, assorbono proprio la felicità che stiamo cercando, trasformandoci in scatole vuote senza coscienza e senza volontà.

Il trailer di “Dillinger è morto”, Marco Ferreri, 1969.

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