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Il cavallo di Peppino Panzera ed il governo Monti

Tradunt, anzi, dicevano, anzi, diceva, anzi, m raccuntav nonnma dell’esistenza di tale Giuseppe Panzera, anche detto Peppino e del suo cavallo, anche detto cavallo.
Il Sig. Panzera non se la passava benissimo. Erano tempi duri. Fame, sacrifici, sofferenza. Lo sforzo bellico si faceva sentire e gravava ancora sulle spalle della povera gente e sul dorso degli equini vessati dal lavoro e dalla congiuntura economica.
Il Robert Redford della capomazza, inoltre, non sussurrava di certo nelle orecchie del suo fido animale, anzi, pare avesse nei confronti del malcapitato un atteggiamento non certo conforme a quanto prescritto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’animale proclamata a Bruxelles su iniziativa dell’UNESCO solo nel gennaio 1978.
Bucefalo, in poche parole, campava di stenti. Non veniva sfamato a sufficienza, non riposava su un materasso in lattice, come tutti i cavalli che si rispettano, non faceva all’amore con delle pornostar.
Così di anno in anno, iniziò a deperire. Il suo fisico cominciò a cedere e, purtroppo, morì.
Di fronte al nefasto evento, Peppino, chiosò: “Che cazz….mo c s’era mparat a campà senza magnà … s’è muert!” Che, oltrepassato il ponte di Little Island, diventerebbe: “Sorbole, adesso che questo splendido esemplare di mammifero ungulato di grossa taglia, appartiene al genere equus, unico della famiglia equidae, aveva raggiunto l’omeostasi, nonostante un rilevante deficit nutrizionale, si è verificato una caso di permanente cessazione di tutte le sue funzioni vitali”.
Orbene, scendendo dal pulpito e volendo passare al tracotante momento dell’omelia, questa parabola cosa ci insegna?
Date a mangiare agli animali, altrimenti muoiono.
Se qualcuno vi regala un cavallo, non guardatelo in bocca, ma diritto negli occhi.
Giocatevi Soldatino, King e D’Artagnan.
Caligola non fece peggio di Francesco Cossiga.
Soprattutto però ci invita a riflettere su un aspetto che, spesso, trascuriamo.
Giorno dopo giorno acconsentiamo a restringere ed a sacrificare le nostre libertà o i nostri diritti in nome dell’interesse superiore dettato da chi ci governa.
È colpa della crisi, dobbiamo farlo per evitare il peggio, Dio è con noi…cose così.
Non ci accorgiamo che una piccola privazione quotidiana, se protratta nel tempo e, soprattutto, se non seguita da un concreto miglioramento della nostra qualità di vita, può essere peggiore di qualsiasi altro paventato male.
E così…scorre inesorabile il tempo e ci passano sotto gli occhi … le riforme…

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un Commento

  1. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Gli spunti scaturiti da questo articolo sono talmente tanti e profondi che non resta altro che meditare.E tra una riflessione e l’altra ricordarsi di stringere la cinghia ogni quarto d’ora.

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