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Una maniera migliore di essere italiani

 

Mercoledì 18 aprile ad Onna si è svolto un interessante incontro sul tema ” Illegalità all’italiana, quali radici culturali?“. Sono intervenuti: Francesco Sidoti, professore di Criminologia e Presidente del corso di laurea in Scienze dell’investigazione all’Università dell’Aquila; Paolo Ceri, professore ordinario di Sociologia all’Università di Firenze; Fabrizio Politi, professore ordinario di Diritto costituzionale e Preside della facoltà di Economia all’Università dell’Aquila; Giustino Parisse, giornalista de “Il Centro”, capo della redazione dell’Aquila.

Nell’occasione si è anche parlato di due libri che guardano l’Italia da prospettive diverse: “Gli italiani spiegati da Berlusconi, Laterza, Bari 2011″ del prof. Ceri e “Il crimine all’italiana. Una tradizione realista, garantista, mite, Guerini, Milano 2012″ del prof. Sidoti.

Ricca di significato la sede scelta per l’incontro: il piccolo borgo di Onna.

La ricostruzione che non c'èNon ero mai stato ad Onna prima, l’avevo conosciuta solo attraverso immagini che avrei preferito non vedere mai. Onna è il simbolo del terremoto abruzzese (una frazione completamente rasa al suolo) ma può essere anche la speranza per la costruzione di un futuro migliore. Come ha scritto il giornalista Orfeo Notaristefano, presente tra il pubblico e intervenuto successivamente nel dibattito: “Onna è un luogo dell’anima, ogni volta che sto in zona, devo venire qui e fare sosta. Per poter ripartire, per non accasciarmi sotto il peso delle avversità. E’ come se da queste macerie scaturisse una forza capace di farti tornare a vivere e a sperare. A Onna bisogna venirci, e fermarsi, per capire, per provare l’intensità di emozioni forti, per tornare a compiere scelte e azioni positive“.

Onna è anche un simbolo dei molti modi di poter essere tedeschi ed italiani. Giustino Parisse, nel suo intervento ha sottolineato come la sede dell’incontro, Casa Onna, è stata costruita grazie ai fondi del Governo tedesco. Ogni promessa fatta dalla Germania è stata mantenuta, a differenza delle tante promesse del Governo italiano. Per Parisse, il terremoto aquilano è stato il teatro del berlusconismo: ogni volta che Berlusconi si muoveva, c’erano le telecamere ad immortalare questa o quella scena, tutto era organizzato nei dettagli.

E’ stato il professor Sidoti a dare avvio al dibattito analizzando il modo in cui gli italiani sono visti all’estero. Innumerevoli le battute e i luoghi comuni con cui veniamo etichettati. All’indomani della tragedia dell’isola del Giglio, un settimanale tedesco tra i più venduti, Der Spiegel, ci considerava provocatoriamente come tanti piccoli Schettino. Sidoti ha proseguito nel parallelismo tra Italia e Germania parlando del giuramento di fedeltà dei docenti universari a fascismo e nazismo. Gli italiani accusati spesso di essere inaffidabili e pressapochisti, di essere teste solitarie che non si adeguano alle regole risposero in maniera unanime alle richieste del regime: su 1200 docenti, solo 12 rifiutarono il giuramento. I tedeschi invece, visti come rigidi ed inflessibili, rispettosi delle regole e degli ordini, si comportarono in modo opposto: circa 1/3 dei professori non giurò fedeltà al regime nazista. E’ un esempio di come tante volte, i luoghi comuni sono ingiusti, distorti, esagerati e vengono smentiti dai fatti. Sidoti vuole continuare a vedere il bicchiere mezzo pieno e mette in risalto come l’Italia non sia solo il paese della mafia ma soprattutto dell’antimafia, non solo il paese di Tangentopoli ma piuttosto di “Mani pulite”.

Il professor Paolo Ceri, ha iniziato il suo intervento dando un’interpretazione alle diverse percentuali di tedeschi ed italiani sul giuramento di fedeltà dei docenti al regime. Secondo Ceri, gli italiani obbediscono al potere, i tedeschi obbediscono all’autorità, in questo è spiegabile la differenza di adesione. Ha poi proseguito parlando di corruzione. Secondo l’ultima classifica di Transparency International, la Finlandia è al 1°posto (corruzione zero o quasi), l’Italia è al 69° posto, dietro a Paesi come Namibia, Ruanda, Portorico che sarebbero meno corrotti del nostro. 36 posizioni perse negli ultimi 15 anni. In questo il berlusconismo ha le sue responsabilità. Il prof. Ceri cita Gherardo Colombo che nel suo ultimo libro, “Farla franca”, esprime il timore che Mani pulite giudiziariamente e culturalmente sia servita a poco o a nulla in quanto oggi è diminuita solo la possibilità di scoprire la corruzione, mentre la corruzione stessa è in continuo aumento. Ceri ha proseguito analizzando la carenza di anticorpi istituzionali e l’affermarsi del “fenomeno Berlusconi”. L’Italia ha lasciato passare tutto ciò che in altri Paesi sarebbe stato impensabile. Nella nostra cultura, per una serie di ragioni, ciò che realmente conta è il posto di lavoro e non la funzione che effettivamente uno svolge. Le istituzioni hanno educato a questo. Invece di essere assorbiti dal ruolo, l’italiano assorbe il ruolo. Inoltre in Italia si verifica anche un altro fenomeno, quello della distanza dal ruolo: io svolgo questo ruolo ma sono diverso, sono simile a voi. Tutto ciò, secondo Ceri, porta ad una tolleranza diffusa a vari livelli, di certi comportamenti illegali.  Dovremmo invece imparare a considerare alcuni comportamenti come inaccettabili: dai piccoli comportamenti come parcheggiare la macchina sulla strisce pedonali a comportamenti più gravi anche a livello istituzionale. Nel rispondere ad una domanda di uno studente, il prof. Ceri ha sottolineato come la crisi che stiamo vivendo sia caratterizzata dalla mancanza di quei movimenti sociali che nel passato hanno dato la spinta verso il cambiamento. I mutamenti sociali, storicamente, hanno avvio in condizioni non di crisi profonda ma quando le disparità sono meno ampie.

Il professor Politi, moderatore dell’incontro, ha precisato che alla discesa nella classifiche della corruzione corrisponde il declino della cultura e del sistema politico italiano: il ripristino della legalità, a tutti i livelli, deve essere una priorità per la nostra nazione.

Concludo con una piccola riflessione. L’incontro è stato estremamente stimolante, ricco di significati ed emozioni, viste le tematiche affrontate e la località che ci ha ospitati. Certamente c’è tanto di marcio nel nostro Paese e ce n’è ancor di più nei pregiudizi e negli stereotipi che di noi hanno all’estero, ma è altrettanto vero che c’è anche una parte sana dell’Italia e soprattutto esiste la possibilità di una maniera migliore di essere italiani. Se è vero che c’è l’Italia dei Machiavelli, dei Riina, dei Casalesi, della corruzione, delle truffe e dell’evasione fiscale, è altrettanto vero che esiste l’Italia dei Beccaria, dei D’Acquisto, dei Borsellino, e di straordinari esempi di dedizione civile: ce n’erano anche mercoledì ad Onna. Orfeo Notaristefano, giornalista e scrittore calabrese da anni schierato in una coraggiosa battaglia contro le mafie; Giustino Parisse, giornalista aquilano di Onna, che quella tragica notte del 6 aprile ha perso 2 figli, il padre, parenti, amici e che ha scelto di farsi cronista del proprio dolore continuando a raccontare dell’Aquila, del terremoto e della ricostruzione.

Le loro storie, le loro figure rappresentano l’Italia migliore, quella che ti fa sentire orgoglioso di essere italiano.

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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

2 Commenti

  1. leggendo notizie come questa, capisco quanto sia facile cadere nei pregiudizi e negli stereotipi sugli italiani… Berlusconi:travestimenti erano gare di burlesque.
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/04/20/Ruby-Berlusconi-arrivato-palazzo-giustizia-Milano_6747499.html

  2. Mirco Zurlo

    Senza dubbio Berlusconi ha dato un bel contribuito nell’ampliare e rafforzare pregiudizi e stereotipi sugli italiani. Si sa, lui è un generoso per natura. 😉

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