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LIB(e)RO PENSIERO n. 12 – Il fascino delle polarità che ci costituiscono

Le polarità che ci costituiscono

I bisogni di trovare persone, ideologie, situazioni da idealizzare e dalle quali essere riconosciuti, sono bisogni strutturali: hanno la funzione di mantenere l’organizzazione, l’equilibrio e la stabilità della nostra attività mentale; contribuiscono a rifornire e mantenere l’autostima e il sentimento di noi stessi, dando spesso un senso all’esistenza. Si tratta di bisogni umani normali, presenti in ognuno di noi: tutti abbiamo bisogno di sentirci unici, preziosi, irripetibili, affinché un sentimento di sé prenda forma e a partire da questo, ci si possa sentire importanti, per costruire qualcosa, per amare. Contemporaneamente, ognuno di noi ha bisogno di riconoscersi in (di appartenere a) persone grandi, meravigliose, esemplari che si occupano di lui, per potersi sentire rassicurato, sostenuto, legittimato.

In corrispondenza di tali bisogni, in molte più persone di quante si possa pensare, ci sono lacune enormi o restano cicatrici profonde. Forse perché sono stati feriti e umiliati troppo precocemente o intensamente rispetto a quanto la struttura narcisistica poteva sopportare; oppure sono stati troppo a lungo illusi e “pompati” per i bisogni di qualche figura importante dell’ambiente. Per un bambino vedersi idealizzato al di là di ciò che è vero per lui, costituisce sempre una manipolazione e una ferita narcisistica inflitta perché qualche adulto possa risplendere.

In situazioni del genere, i bisogni di idealizzazione e di rispecchiamento sono destinati a restare molto intensi e rigidi, e diventano il tiranno interiore che tende a deformare le relazioni con persone, ideologie e situazioni. Il mondo del desiderio e della colpa, il mondo della personalità individuale, non può prendere forma se non in funzione del mantenimento di un precario equilibrio, se non in funzione dell’esistenza stessa dell’attività mentale. Sessualità e aggressività non possono essere vissute come piacere condiviso e come raggiungimento di mete personali ma, sessualità e aggressività sono utilizzate come strumenti funzionali al supporto o alla difesa di una fragile personalità e vissute come esperienze di trionfo e di potere.

 <<Non è dunque possibile amare con continuità, provare amicizia per lungo tempo se non si è sufficientemente aggressivi, cioè distaccati. Cioè capaci di consistere in se stessi. Una quota d’odio – che fa risaltare distanze e differenze e le mantiene – è base e fondamento della capacità di amare. Non è possibile sentirsi solidali con i reali motivi interiori che palpitano nel bisogno di un altro, che animano quella rabbia contundente, senza fermarsi e collocarsi in quella rabbia, se si è troppo coinvolti fino all’intimo, cioè se i propri bisogni narcisistici di conferma, di sostegno e di riconoscimento sono restati a loro volta troppo intensi o distorti. Cercando di comprendere i fenomeni del narcisismo – non solo di quello gravemente patologico, ma anche di quello che innerva la nostra vita di tutti i giorni – mi è sembrato di arrivare a conclusioni simili a quelle raggiunte da Lorenz (1963) nei suoi studi sul comportamento animale: la possibilità di fondare un vincolo durevole fra individui che si riconoscano e si vogliano personalmente e che non sia un semplice abitare lo stesso territorio è fondata sull’aggressività non meno che sull’amore e sulla sessualità.

Se esploriamo un piano più intimo di quello del desiderio e della colpa, là dove cioè prende forma psichica il nostro stesso bisogno di esistere e di veder riconosciuta la nostra esistenza, vediamo da un’altra prospettiva ciò che si agita nella nostra mente – pensieri, desideri, sentimenti già dotati di forme e ben definiti nelle loro modalità di esistere. Li vediamo, per così dire, a partire dal fondo del mare anzichè dalla superficie come siamo abituati. Possiamo cioè percepire i nostri sentimenti non come entità che già esistono e funzionano in noi, come comunemente li sentiamo, ma li cogliamo nella melma dove correnti di vita li formano e li animano. E allora scopriamo che l’amore genera l’odio, semplicemente quando per la sua stessa natura espone a umiliazioni e ferite la nostra sensazione di esistere. E scopriamo che se l’odio è limite dell’amore, esso ne è anche contemporaneamente condizione che gli permette di esserci e di dispiegarsi verso l’altro. Scopriamo anche che la rabbia è una difesa fondamentale dell’integrità della mente, quella che ne custodisce le possibilità di funzionamento, attaccando e corrodendo i corpi estranei che la minacciano al fondamento – analoga in questo al funzionamento degli anticorpi nel sangue – ma essa è anche insieme, indissolubilmente la fonte delle peggiori crudeltà, ingiustizie, sofferenze che possiamo infliggergi l’un l’altro.

E vediamo come il formarsi di una aggressività – la possibilità di perseguire propri scopi e di sentirsi diversi e separati dall’altro senza soffrirne eccessivamente – sia la condizione di esistenza dell’empatia, una delle più dolci e balsamiche possibilità del nostro stare intimamente insieme agli altri. Vediamo cioè che l’egoismo è il contrario e l’antagonista dell’egocentrismo, anche se da esso probabilmente deriva e prende forma. Per cogliere lo spettacolo segreto, affascinante e perturbante, delle polarità che ci costituiscono mentre sfumano e si svolgono ricorsivamente nel loro opposto, occorre guardare e ascoltare dalla prospettiva delle sensazioni di esistere, prima che esse si siano solidificate e formate nelle forme psichiche, che abitualmente riconosciamo come pensieri e sentimenti già dati in noi. In pratica allora ci accorgiamo che – come ripeto spesso – la vita è come il maiale: non si butta via niente (anche se non tutto è ugualmente saporito) >>.

 
R. FILIPPINI, “Avventure e sventure del narcisismo. Volti, maschere e specchi nel dramma umano”, Ed. Giuseppe Laterza, Bari 2006, pp. 85, 91, 99-100.
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"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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