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Qualcuno ci giudicherà

Qualcuno ci giudicherà è l’ultimo libro scritto da Giuseppe (Pippo) Civati. Un pamphlet per l’Italia che si legge piacevolmente, ma che conduce il lettore a importanti riflessioni sull’ieri, sull’oggi e soprattutto sul domani. Come si evince dal titolo, infatti, il testo pone la sua attenzione principalmente sul futuro, su quell’orizzonte lungo che è divenuto un luogo dimenticato e poco frequentato dalla nostra classe dirigente. Il messaggio, quindi, non solo è rivolto ai giovani d’oggi (se usciremo dal ventennio, sarà merito dei ventenni era uno slogan delle primarie) ma sposta ancor più in là la sua azione: “Dovremo agire pensando che il nostro elettore di riferimento è appena nato”: è lui il cittadino a cui dobbiamo rivolgerci nei comizi e nei comunicati stampa. È il nostro elettore ideale anche se non ci potrà votare.
Su quali argomenti, invece, avviene il dibattito/scontro politico nel quotidiano? Sul nulla o quasi: le questioni veramente importanti e centrali vengono fatte scivolare in fretta e passare sotto traccia, mentre si urla e si sparla, nei tg e negli approfondimenti, di notizie che dopo un breve periodo saranno vecchie e superate, non avendo inciso sulla realtà di tutti i giorni. È la politica spettacolo, che però spettacolo non è. Lo show non vale quasi mai il prezzo del biglietto e le conseguenze sono sempre più evidenti.

Qualcuno ci giudicheràL’autore, invece, sposta il suo sguardo nel futuro affermando l’esigenza della creazione di nuove strade rivendicando un’azione politica con le radici nel presente ma con lo sguardo nel domani. Utilizzando strutture di partecipazione a rete, coinvolgendo le comunità e i cittadini non solo si può amministrare e gestire il presente, ma è possibile pensare un futuro migliore.
Nei primi capitoli è giusto sottolineare lo spazio dedicato al rapporto con l’attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Emerge in maniera chiara la diversità tra i due: struttura verticistica e leaderistica per uno, modello dal basso e collettivo per l’altro. Civati, stesso, rivendica la prima Leopolda: “Una sfida che intraprendemmo con l’entusiasmo e con la speranza che segnasse davvero una tappa decisiva per portare al governo una nuova generazione e una politica finalmente liberata dalle burocrazie e dagli apparati” ma che fu tradita e delusa da Renzi con la visita ad Arcore ma soprattutto con la vicenda Marchionne “con cui stare senza se e senza ma”. E oggi? Oggi emergono, per bocca dei protagonisti, differenti idee della politica che non coincidono e che dopo la nascita dei governi di larghe intese paiono allontanarsi definitivamente.
Nella seconda parte diventano protagoniste le enormi sfide che ci attendono nell’avvenire. Come pensiamo di affrontarle? In maniera efficace e concreta, il deputato PD parla dei suoi progetti sull’ambiente (rifiuti, sviluppo sostenibile, energia), di legalità e lotta alla corruzione, dei nuovi diritti, di pace e delle lotte alle disuguaglianze. Semplicemente si parla di contenuti e di Politica (la P maiuscola non è un caso) descrivendo quelle azioni in grado di migliorare, veramente, la qualità della vita delle persone.
Il testo, anche in questa fase, non è mai schematico e nozionistico, anzi sono frequenti e assidui i richiami alla mitologia classica, alle vicende storiche ad altri politici ( Will de Blasio e Calamandrei su tutti). Questo mix rende il libro piacevole ma profondo, senza mai annoiare e scendere nel “politichese”.

No-I Giorni dell'ArcobalenoSicuramente una delle figure che riassume perfettamente questo libro è un richiamo all’Eneide: “ L’Italia è il Paese dove è Anchise a portare sulle spalle Enea mentre la città brucia. Non il contrario come sarebbe naturale, e dove “nessun futuro è stato pensato per Ascanio, il nipote”. Alexander Langer è una figura chiave per capire fino in fondo il Civati-Pensiero: ci accompagna per tutto il libro ed è un po’ il “Virgilio” del book.
L’ultimo capitolo si intitola “I Giorni dell’Arcobaleno e un giorno nuovo”. Il titolo prende spunto dal libro di Antonio Skàrmeta e dallo splendido film tratto dal romanzo. Partiamo proprio da lì, da questo film e da quest’ultimo capitolo, per regalarci un futuro degno di questo nome e per cambiare veramente verso al nostro presente.

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Notizie su Umberto Zimarri

Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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