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Non c’è futuro senza verità

Circa un anno fa, scrivevo uno dei primi articoli su L’Indifferenziato. L’approfondimento riguardava  Paolo Borsellino e la strage di Via d’Amelio, terminava con le parole del pm Antonino di Matteo, tratte dal finale del docu-film “luglio 1992 Una Strage di Stato”. Vorrei ripartire proprio da quelle importanti ed attuali parole.

“Noi non ci sentiamo  sufficientemente supportati dagli altri organi dello stato in questa difficile indagini, anche perché i governi che si sono succeduti motivano più le forze di polizia nelle indagini che riguardano la cattura di determinati latitanti, o la repressione delle estorsioni o della bassa macelleria criminale di Cosa Nostra.Noi abbiamo la difficoltà in queste indagini di livello più alto, di dover quasi fare tutto noi da soli. È difficile  trovare una polizia giudiziaria che si voglia veramente impegnare,che sia messa nelle condizioni di impegnarsi, in queste indagini che spesso purtroppo lambiscono i loro stessi apparati. Ecco qual è la difficoltà. È una difficoltà di procedere fondamentalmente da soli,di camminare su un filo sospeso in aria e di sapere che molti aspettano solo il passo falso che prima o poi secondo i loro auspici arriverà. È  molto scomodo fare queste indagini, non paga ma è doveroso. Uno stato che in questo momento non facesse di tutto per cercare di scoprire gli ulteriori mandati e moventi della strage di via d’Amelio non sarebbe degno di chiamarsi Stato. Uno stato che non avesse la forza di processare eventualmente, anche se stesso, sarebbe uno stato non credibile, che per sempre potrebbe essere sottoposto all’arma di ricatto di chi in Cosa Nostra sa. Ne potremmo catturare 10,100,1000 latitanti o uomini d’onore, ma fino a quando Cosa Nostra avrà la forza tramite le sue conoscenze di ricattare uno stato debole, noi non avremo mai debellato il fenomeno mafioso”.

Paolo Borsellino

In quest’anno grazie al lavoro della Procura di Palermo, molto è stato fatto per scoprire la verità, riguardo quel vile attentato in cui persero la vita, oltre al giudice Paolo Borsellino, anche Walter Eddi Cosina, Emanuela Loi, Agostino Catalano e Claudio Traina.  Quell’episodio è la chiave di volta della nostra seconda repubblica, perchè chi ci piaccia o no l’idea, ad uccidere il giudice Borsellino, 57 giorni dopo Falcone, non è stata solo la Mafia, ma è stato anche lo Stato.Soprattutto lo Stato. Il giudice era certo della sua morte, per questo ripeteva continuamente che doveva fare in fretta. Voleva essere ascoltato come testimone a Catanissetta al processo per l’attentato di Capaci, nessuno lo chiamò.Come in ogni grande mistero italiano, è stato costruito un grande muro di gomma intorno alla vicenda, in modo da rendere quasi impossibile la ricostruzione degli eventi: depistaggi, testimoni falsi, processi farsa e dopo vent’anni siamo ancora qui a chiederci chi ha realizzato quella orrende Strage? Perchè l’ha fatto? Che fine ha fatto l’agenda rossa, su cui veniva annotato tutto, del giudice Borsellino? Perchè non si vuole veramente andare a fondo in questa storia? Ora le cose sembrano più chiare, sta venendo a galla almeno un pezzo di verità: é certa l’esistenza di una trattativa tra Stato e  Mafia. Quello che ancora non si sa, invece, è quando sia stata profonda questa, Mancino intercettato dice: “Perche devo pagare solo io?” La sensazione è che tutto il peggio di questa classe dirigente ancora deve venire.

Credo non sia niente di meglio, per chi è interessato e vuol sapere, di leggere o ascoltare tutto quello che per il momento si sa sulla trattativa e sull’angoscia  nei 57 giorni del giudice Borsellino che disse,”sto assistendo alla mafia in diretta. ( basta aprire il link in fondo), .Credo che solo informandoci a fondo in questa vicenda e chiedendo, anzi urlando, verità  potremmo ricordare degnamente e non in maniera ipocrita, la memoria di  Falcone, Borsellino e di tutti i morti ammazzati. Non c’è futuro senza verità.

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2989:23-maggio-19-luglio-1992-57-giorni-audio&catid=41:documenti

 

 

 

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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