Home / Attualità & Economia / Paolo Borsellino, ventidue anni senza verità

Paolo Borsellino, ventidue anni senza verità

Il 19 luglio è il momento in cui la memoria corre rapida a quel drammatico giorno del 1992: si ripensa a Paolo Borsellino, ad Emanuela Loi, a Vincenzo Catalano, a Walter Eddie Cosina e Claudio Traina fatti a pezzi dal tritolo in quella via stretta come un Budello a Palermo.

Anno dopo anno, commemorazione dopo commemorazione, ci si rende conto però che continua a mancare la verità. Ventidue anni senza certezze su questa strage che rappresenta un sanguinoso spartiacque nella storia d’Italia. Come ci ricorda Roberto Scarpinato in Italia la storia delle organizzazione malavitose non è solamente storia criminale, ma anche storia politica e sociale.

Oggi dobbiamo rendere giustizia a questi nostri eroi e dobbiamo pretendere la conoscenza dei fatti accaduti in quel drammatico 1992: perché anche da lì nasce la seconda Repubblica.

Paolo BorsellinoPer non cadere in una vuota e fastidiosa retorica, però, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare quotidianamente per ricordare Paolo Borsellino. La ricerca della giustizia in questa storia sembra sia un impegno di una Procura contro una parte della politica: mi dispiace, al di là di ogni colore, questo deve essere un dovere morale per tutti. I cittadini, le associazioni, la politica non possono restare inerti e rassegnate ad un omertà di stato. Non si può tollerare questo muro di gomma trasversale pronto a respingere ogni tentativo di avvicinamento alla verità. L’armadio della vergogna è colmo di vicende che ci fanno vergognare del nostro Stato. È ora d’ iniziare a chiarire una volta per tutte quelle oscure stragi che hanno deviato il corso e lo sviluppo democratico del nostro Paese.

In secondo luogo bisogna sempre essere attenti a non sottovalutare le frequenti minacce che giungono a Di Matteo e ai magistrati che indagano sulla trattativa stato-mafia. La vicenda Dell’Utri ci consegna un quadro delineato, ma non definitivo. Una situazione tanto assurda quanto grave: il fondatore del partito politico che ha governato l’Italia negli ultimi venti anni è stato condannato per mafia. In questo groviglio tra mafia-politica-colletti bianchi c’è una matassa che imprigiona la verità. La cosa preoccupante è che la “società”, anestetizzata e distratta da mille notizie, non ha ancora realizzato la gravita assoluta di questa situazione, che non è l’opinione di alcuni, ma un fatto giuridicamente provato.

Vedere moltissimi giovani protestare e gridare -“ Fuori La Mafia Dallo Stato”- renderebbe felici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che consideravano fondamentale l’apporto delle nuove generazioni nella guerra contro la mafia. Effettivamente si stanno generando numerosi anticorpi: venti-trent’anni fa era impensabile vedere tante manifestazioni, così frequentate e partecipate contro la malavita. C’è un pericolo, però, a volte  alcune di queste iniziative servono solamente a farsi notare, ad utilizzare simboli di giustizia per tutt’altri scopi, a sventolare la bandiera dell’antimafia solo per una vile opportunità. Questo pericolo è stato riconosciuto anche da Don Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera: Antimafia, una volta era una parola nobile, ora snaturata da un uso superficiale: è diventata un’etichetta. Se la eliminassimo, sbugiarderemmo quelli che ci hanno costruito sopra una falsa reputazione.”

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” Paolo Borsellino

Paolo Borsellino, ventidue anni senza verità
Vota questo Articolo!

Commenti

commenti

Pubblicità

Notizie su Umberto Zimarri

Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

Rispondi

Il tuo indirizzo eMail non sarà Pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati. *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.