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E il buco nero mangiò la stella …

«Le stelle sono piccole fessure attraverso le quali fuoriesce la luce dell’infinito» diceva Confucio.

Certo è difficile pensare a quella che può essere la fine “violenta” di una stella. Ancora più difficile pensare che quel suo ultimo respiro lo si possa immortalare. Ecco perché il 27 marzo scorso quando il satellite Swift della Nasa ha registrato un fortissimo lampo gamma, gli astrofisici hanno subito pensato ad un evento ordinario. Il fatto è che trascorsi minuti, ore, giorni, l’emissione non accennava ad arrestarsi: era evidente che si trattava si un fenomeno diverso e sconosciuto.

Dopo qualche mese di intense analisi sono giunti alla conclusione che l’evento più brillante mai osservato è stato causato da un buco nero che ha letteralmente inghiottito una stella che vagava nelle vicinanze, liberando un getto di energia potentissimo e duraturo ma soprattutto in linea di osservazione con la nostra Terra. A quanto pare all’incirca il 10% della della massa dell’astro è stato trasformato in energia e irradiato nell’universo. Un evento che risale a quasi 4 miliardi di anni fa, tanta è la distanza in anni-luce che ci separa dalla galassia teatro del fenomeno.

Cerchiamo di farci un’idea, tenendo presente però che ci sono cose che la nostra mente stenta a sintetizzare: non stiamo parlando di un leone che divora una gazzella, stiamo parlando di una stella più grande del nostro Sole masticata da uno degli oggetti più misteriosi del cosmo. Non si sa molto infatti sui buchi neri e l’ignoranza sul di essi si traduce nel concetto del “nulla” che a quanto pare permea lo spazio più profondo al loro interno.Non si può sfuggire alla loro attrazione gravitazionale, neanche la luce può farlo nonostante sia la cosa più veloce che esista in natura.

Ma che ci succede se “casualmente” ci imbattiamo in un buco nero? Immaginiamo di fare un viaggetto interstellare con un nostro caro amico e ad un certo punto ci sporgiamo un po’ troppo a guardare questo grande mistero. Se precipitassimo vero il buco nero, percepiremmo un tempo di caduta infinito mentre il nostro amico sano e salvo starebbe lì a guardarci cadere lentamente, rallentando progressivamente fino ad arrestarci del tutto in corrispondenza di un punto chiamato orizzonte degli eventi. Dal punto di vista fisico la parte del nostro corpo più vicina al buco nero inizierebbe a risentire dell’immensa forza di gravità: presumibilmente ci ritroveremmo con gambe lunghissime, letteralmente stiracchiate da questo effetto mentre il resto rimarrebbe normale. Insomma prenderemmo le sembianze di una specie di spaghetto!

In sostanza è quello che è accaduto anche alla nostra stella, irrimediabilmente intrappolata nel nulla più o meno 4 miliardi di anni fa.

 

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  1. Ansa – E’ arrivata la conferma ufficiale: la velocita’ della luce e’ stata superata. I dati, resi noti questa mattina, dimostrano che le i neutrini viaggiano ad una velocita’ di circa 60 nanosecondi superiore a quella della luce, il limite della velocità nel cosmo. Il risultato e’ stato ottenuto nell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) e le anomalie sono state osservate dal rivelatore Opera, che ha analizzato il fascio di neutrini che dal Cern di Ginevra vengono lanciati verso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

    ‘’Abbiamo sincronizzato la misura dei tempi tra il Cern e il Gran Sasso con un’accuratezza al nanosecondo e abbiamo misurato la distanza tra i due siti con una precisione di 20 centimetri’’, ha detto Dario Autiero il ricercatore oggi pomeriggio presentera’ i dati al Cern. ‘’Nonostante le nostre misure abbiano una bassa incertezza sistematica e un’elevata accuratezza statistica – ha aggiunto – e la fiducia riposta nei nostri risultati sia alta, siamo in attesa di confrontarli con quelli provenienti da altri esperimenti”. Il Cern stesso rileva in una nota che ‘’considerando le straordinarie conseguenze di questi dati, si rendono necessarie misure indipendenti prima di poter respingere o accettare con certezza questo risultato. Per questo motivo la collaborazione Opera ha deciso di sottoporre i risultati a un esame piu’ ampio nella comunita’’’. I dati saranno quindi presentati oggi pomeriggio in un seminario nel Cern di Ginevra e lunedi’ in un seminario nei Laboratori del Gran Sasso.
    “Quando un esperimento si imbatte in un risultato apparentemente incredibile e non riesce a individuare un errore sistematico che abbia prodotto quella misura, la procedura standard è sottoporlo a una piu’ ampia indagine’’, ha osservato il direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci. “Se questa misura fosse confermata – ha aggiunto – potrebbe cambiare la nostra visione della fisica, ma dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali, spiegazioni. Cio’ richiederà misure indipendenti’.

  2. PiccolaIena

    Stamattina appena ho letto la notizia ho subito pensato alla frase di questo mio articolo “nonostante

  3. PiccolaIena

    sia la cosa più veloce che esista in natura” …

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