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Una foto, lo sport e la storia: Jurgen Sparwasser

Un operaio che sogna di divenire nel suo futuro professore di filologia ma che entra nella storia dello sport e del suo Paese al minuto 77 di una partita di calcio. E’ si, questa è una vicenda davvero particolare. Chiudete gli occhi e immaginate uno di quei lunghi traversoni che dal centrocampo sono diretti verso la difesa avversaria, l’attaccante stoppa la palla con la faccia (si con la faccia) dopo una corsa in diagonale leggera ed un po’ incosciente, per poi freddare il portiere con un preciso tiro di destro. Anche così si può entrare nella leggenda, così scrive la storia Jurgen Sparwasser.

Siamo nei mondiali del 1974, ovvero nel Mondiale quello con la M maiuscola. È il torneo di Cruijff, Neeskens, Krool e della loro “Arancia Meccanica”, del Brasile di Rivellino, dell’Italia di Chinaglia e di una Jugoslavia solida e ricca di talento. Alla fine diventerà, come spesso accade, quello della Germania dell’Ovest, padrona di casa, e del loro uomo simbolo Kaiser Franz Beckenbauer.

Jurgen Sparwasser

Il destino a volte sa essere perfido e beffardo più di un regista cinematografico e così nell’ultima partita del primo girone eliminatorio è derby: Germania dell’Ovest vs Germania dell’Est. Semplicemente molto più di una partita, praticamente 90 minuti che segnano le coscienze. Comunismo contro Capitalismo, Trabant contro Mercedes, Viva Cola contro Coca-Cola. Sulla carta calcisticamente non c’è storia: Maier, Breitner, Beckenbauer, Grabowski e  Muller  ( solo per citarne alcuni) contro i dilettanti di stato dell’est. Essenzialmente operai, calcisticamente sconosciuti, dotati di una grande forza fisica, ma soprattutto di orgoglio e dignità. Gli allora dirigenti sovietici erano preoccupatissimi per il rischio di una figuraccia in mondovisione. La fiducia verso gli uomini di Buschner è scarsa, la domanda che i responsabili fanno non è se perderemo, ma quanto perderemo. Si puntava ad una sconfitta di misura nonostante nei primi due incontri la DDR non avesse affatto sfigurato e fosse già matematicamente qualificata.

Il momento degli inni è incredibile, nella testa dei calciatori passa di tutto. Si parte e i “sovietici” appaiono da subito ben messi in campo, mentre le star dell’Ovest appaiono inspiegabilmente impacciate e tese. Senza alcuna logica Muller e compagni giocano prevalentemente palle alte comodamente respinte dagli arcigni Bransch e Weise. La partita scorre sui binari dello 0-0 fino al 77 esimo. “Non so perché ma iniziai a correre e mi ritrovai a limite dell’area, la palla prese un rimbalzo strano e mi finì sul naso spiazzando i miei diretti marcatori, poi calciai di potenza con il destro sull’uscita di Maier e la palla andò in rete. Mi trovai semplicemente nel posto giusto al momento giusto” cosi descrive la rete l’autore del gol. Per il premio Nobel per la letteratura Gunter Gross,invece, “Sparwasser accalappiò il pallone con la sua testa, se lo portò sui suoi piedi, corse di fronte al tenace Vogts e, lasciandosi persino Hottges dietro, lo piantò alle spalle di Maier in rete”. Una capriola ed un salto liberatorio e da quel momento in poi per segnare lo scorrere del tempo in Germania si dirà: Tu dov’eri quando Sparwasser ha segnato? Lo stadio di Amburgo ammutolì mentre stoicamente i tedeschi dalle maglie blu si difendevano stoicamente dal forcing finale.

La propaganda sovietica si impossessa da subito del gol di “Spari” che diventerà l’uomo che aveva sconfitto il capitalismo. Ai giocatori della DDR non vennero date onorificenze, macchine lussuose o ville. Il premio partita fu misero e in linea con i dettami del regime comunista.

La nostra vicenda, però, ancora non è finita, il secondo capitolo del racconto avviene 14 anni dopo. Le alte sfere sovietiche avevano deciso che Jurgen Sparwasser dovesse diventare l’allenatore di calcio del Magdeburgo, la sua ex squadra. Lui non ci sta, il suo sogno è un altro vuole essere un filologo e per questo sfruttando una partita di vecchie glorie si traferisce nella Germania dell’Ovest. È un sassolino, uno di quei tanti sassolini che porteranno alla creazione della valanga che abbatterà il muro di Berlino. “Tutti, ma Spari no” questo sussurravano a mezza bocca i dirigenti nelle loro fredde stanze, mentre gli operai e i contadini scendevano in strada per le proteste. L’idolo sportivo aveva dato coraggio e fiducia alle masse. Un gol, una foto e la storia, un’azione fortunosa che ha permesso ad un uomo semplice ma ricco di dignità e amante dei suoi sogni prima di entrare nella leggenda sportiva e poi di scrivere una parola in quel magnifico libro del vento di cambiamento che spirava nella Germania del ’89.

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Umberto Zimarri
..Io, giullare da niente, ma indignato, anch'io qui canto con parola sfinita, con un ruggito che diventa belato, ma a te dedico queste parole da poco che sottendono solo un vizio antico sperando però che tu non le prenda come un gioco, tu, ipocrita uditore, mio simile... mio amico...

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