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L’intervista de L’indifferenziato ai Wilderness

WildernessQuesto mese abbiamo il piacere di ospitare ne “L’intervista de l’Indifferenziato” i Wilderness, gruppo emergente Alternative-Rock-Electronic-Indie-Psychedelic della Ciociaria. La band è così composta: Emanuele Tanzi (voce e chitarra), Gianluigi Rocchi (basso), S Andrew (effetti e tastiere) e Francesco Brandozzi (batteria). Come occasione per conoscere questi quattro simpatici artisti è l’uscita dell’Ep dal titolo “White Light After The First Dive”. Al link potete ascoltarlo per intero: https://soundcloud.com/wilderness-4/sets/white-light-after-the-first

 

Perché il cambio di nome, da White Room a Wilderness?
Abbiamo cambiato nome perché ci sentivamo che, il nome Wilderness, potesse rappresentare al meglio lo spirito del gruppo. WIlderness perché significa territorio selvaggio, anche se la traduzione letterale rende fino ad un certo punto perché nella lingua inglese rappresenta uno spazio non solo geografico, ma anche mentale. E’ il rapporto dell’uomo con uno stato d’animo contemplativo, laddove non ci sono forme antropiche, quindi in un certo modo rappresenta la nostra creatività che è sia viscerale, ma allo stesso tempo più contemplata, riflessiva, introspettiva. Lo spazio naturale come primordiale, è il ragionare sulla natura dell’uomo. La zona selvaggia che può essere sia contemplativa, sia fisica che astratta. A dire il vero inizialmente avevamo pensato a “Zabriskie Point”, ma poi sembrava troppo citazionistico. Diciamo che Wilderness sicuramente ci rappresenta più della singola stanza bianca dove suonavamo, un luogo spaziale ben definito.

Da dove proviene il nome dell’EP “White light after the first dive”?
Pensavamo a quest’immagine, quella della luce bianca dopo il primo tuffo, come un’istantanea, l’emozionabilità di quell’istante che c’è subito dopo il tuffo, un’immagine per noi molto affascinante. L’effetto visivo in questo caso collegato alla musica. Anche nei nostri testi, non raccontiamo storie, ma immagini, sensazioni più o meno concrete, e quindi è l’aspetto visivo quello che ci interessava far risaltare. Quest’impressione anche metaforica, nel preciso momento del tuffo, appena riesci ad aprire gli occhi non riesci a percepire altro se non lo sfondo bianco. Volevamo dare questa sorta di messaggio.

Alcuni titoli delle vostre canzoni, specialmente “Give Up The Grey” e Bloom” e alcune sonorità, rimandano ai Radiohead di “In Rainbows” e “The Kings Of Limbs”? Quanto sono stati importanti per voi?
Tutti noi quattro siamo grandissimi fans dei Radiohead, dal punto di vista musicale e soprattutto per la loro creatività, per l’aspetto visuale che torna con i loro testi che sono molto astratti. La band di Thom Yorke difficilmente racconta storie concrete, realmente collegate alla vita di tutti i giorni. Quindi per noi sono un riferimento molto importante. Possiamo dire che ogni artista è influenzato dalla musica che ascolta, e i Radiohead sono in comune in tutti e quattro. Anche se per Bloom — aggiunge Emanuele — sono stato sempre affascinato dal titolo dei Nirvana “In Bloom”, anche se poi  il pezzo — aggiunge Andrea — ha precisi rimandi ai Massive Attack.

Quali sono stati gli ascolti e le influenze musicali per la composizione del vostro lavoro?
Nel periodo in cui stavamo componendo i pezzi non abbiamo privilegiato un certo tipo di musica, o di gruppi rispetto ad altri. Abbiamo già assorbito ampiamente da svariati gruppi, quindi non c’è stata la necessità di un ascolto fisico al momento della creazione. In generale, possiamo dire che la nostra musica presenta momenti duri, grezzi, quasi grunge, rock ‘n roll che si alternano ad atmosfere più morbide e psichedeliche, anche pop. Oltre ai già citati Radiohead (soprattutto per quanto riguarda i lavori da Ok Computer in poi) tra i gruppi più ascoltati o che in qualche modo sono per noi fonte di ispirazione ci sono i Black Rebel Motorcycle Club, di cui amo le sonorità sensuali, acide, e quelle più calde di lavori come Howl; gruppi ed artisti come Nick Cave, con i Grinderman, Beck, Tv on The Radio, QOTSA, Beatles, Rolling Stones, Calexico, Primal Scream, Flaming Lips, Artic Monkeys, Nirvana, Velvet Underground, Verve, Massive Attack, The National, White Stripes, Alt-J, Jonathan Wilson… Ecco, potrei citarne altri, ma credo sia il caso di fermarsi quì.”

Parlando di “First Impression Of The Sun”, non vi sembra che abbia un giro alla “Bye Bye Bombay” degli Afterhours? Colgo quest’occasione per testare il vostro rapporto con la musica italiana.
Sicuramente non siamo di quei gruppi che scrive in inglese perché disprezza la musica italiana, ma perché musicalmente la lingua inglese si adatta meglio alla nostra musica. Per l’inizio di “First Impression Of The Sun”, posso dirti — aggiunge Andrea — è farina del nostro sacco. Ascoltiamo poca musica italiana — continua Emanuele — al massimo gli ultimi Verdena, quindi possiamo dirti che non è il nostro primo riferimento. Per noi la canzone (First Impression Of The Sun) è molto importante, è stato il primo pezzo fatto insieme, ci teniamo particolarmente, è quello più evocativo che rimanda anche al nome del gruppo, come una percezione. Per concludere, pensiamo che, i testi italiani siano molto più descrittivi, esempio il cospicuo numero di cantautori, però l’inglese per determinati generi si presta meglio.

 “Nick Summer Way”, perché le condivisioni sulla pagina social di Vendola? C’è un aspetto politico?
Nessun aspetto politico, un fatto puramente di visibilità. Forse per far arrivare SEL al 4%, e sognare che quella fetta di votanti italiani ascoltarà “Nick Summer Way” — scherzano i ragazzi —. E’ stato solo un fatto promozionale, nessun riferimento politico nella canzone, anche se possiamo aggiungere che ovviamente siamo più propensi a suonare alla festa dell’Unità e non ad esempio ad Arcore.

Per ognuno di voi, qual è la preferita del vostro Ep e la canzone che avreste voluto comporre?
— inizia Francesco — Ho sempre visto come il prodotto dei musicisti, l’album e non il singolo pezzo, quindi l’intero concept. Per me non ha senso estrapolare un brano dall’album perché si perde il significato, e detto questo inevitabilmente ti cito “Ok Computer”.
Emanuele — senza tanto pensarci su, sto al gioco, per me “Tomorrow never knows” dei Beatles.
Andrea — “Society” di Eddie Vedder, per rimanere in tema Wilderness.
E dopo varie canzoni, Gianluigi ci spara — “Us and Them” dei Pink Floyd.
Per quanto riguarda il nostro ep, siamo legati a tutte le canzoni, ma
parla Emanuele — se dovessimo scegliere una canzone per presentarci dico “Nowhere”, una canzone sia d’impatto che ricercata — aggiunge Gianluigi — il nostro cavallo di battaglia. E l’altra sicuramente più rappresentativa — continua Francesco — è “First Impression Of The Sun”, certo riconoscendo il fatto che non sia un ascolto immediato. — Andrea ci sorprende — con “Bloom”, perché è molto più simile alle ritmiche elettroniche. E un’altra a cui sono legato è “Nick Summer Way.”

Progetti Live?
Noi abbiamo fatto queste cinque registrazioni con Andrea, però Andrea ci lascia per un’altra esperienza di vita, mentre noi tre — espone Emanuele — senza la parte elettronica di Andrea, abbiamo fatto altri otto pezzi. Attualmente stiamo lavorando su questi brani, presentandoli sempre con il titolo di “White light after the first dive”.
Ora siamo in trattativa per due serate live suonando i pezzi nuovi, visto che i vecchi senza Andrea non sono molto adattabili —
aggiunge Francesco — ma quella fase rimane comunque una parte indelebile dei Wilderness. Adesso anche musicalmente siamo meno elettronici, ma più duri, acidi se vogliamo, abbandonando sonorità morbide — puntualizza Gianluigi —. E’ un capitolo per ora lasciato lì.

I concerti che andrete a vedere?
— Andrea — i Pearl Jam a Città del Messico, credo Chemical Brothers — ci dice entusiasta Francesco — sicuramente Spring Attitude a Roma per Emanuele, Apparat in coro per Emanuele e Francesco, e — conclude Emanuele — con Tame Impala, St.Vincent e Interpol. Per Gianluigi, sarà a sorpresa, visto che si tratterà di un regalo per la prossima laurea, ma molto probabilmente gli Interpol. — Irrompe Gianluigi — Gianni Celeste.

Domanda conclusiva per Rocchi, con quali termini vi descrivereste?
Efficaci, Ottusi e Abnegativi.

 

Nowhere

The First Impression Of The Sun

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Mauro Stracqualursi
"Bisogna sempre essere ebbri. Tutto è in questo:è l'unica questione. Per non sentire l'orribile peso del tempo.. che vi rompe le spalle e vi curva verso la terra... Dovete inebriarvi senza tregua.[...] Ma di che? Di vino,di poesia o di virtù,a Vostro talento. Ma inebriatevi. E se talvolta sui gradini di un palazzo, sull'erba verde d'una proda, nella solitudine tetra della Vostra camera, Vi destate, diminuita già o svanita l'ebbrezza, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che sfugge, a tutto ciò che parla, domandate che ora è: ed il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, Vi risponderanno: E' l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martoriati del Tempo, inebriatevi,inebriatevi senza posa! Di vino,di poesia o di virtù... a Vostro talento.." "Inebriatevi" - C. Baudelaire.

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