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“Degli Uomini Cavalli e dei Loro Carri di Fuoco”

 

-“Gli dei non ci hanno reso facile fare l’essere umano

-“Questo è poco ma sicuro, ma sarà per questo che da tanta soddisfazione battersi svantaggiati

 

Risciò-Calcutta

Risciò-Calcutta

Vivere o sopravvivere– Calcutta. Metropoli che non da scampo. Eccessiva, disumana, roboante. Inesorabile. Più di 4 milioni di anime vivono o sopravvivono in questo feroce agglomerato. Ed è proprio lì, tra le strade intasate e bollenti, che li puoi vedere.  Calpestano a piedi nudi l’asfalto polveroso trascinando il loro carretto servile e quello che resta di se stessi. Percorrono senza sosta l’affollato groviglio, lottando contro la folla impietosa. Simbolo di  un tormento agghiacciante e quotidiano, sono gli uomini cavallo, bestialmente incatenati  alle stanghe dei loro risciò. Quel carro di fuoco li lega inesorabilmente ad una tenue speranza di sporavvivenza. Hanno il volto provato e gocciolante, solcato da rughe di miseria, il corpo troppo macilento, troppo consunto, e ti chiedi dove riescano a prendere la forza per arrivare in fondo alle estenuanti giornate di trotto. Guardali portare a spasso borghesi e turisti, scorrazzando nel traffico disperato di Calutta, per guadagnare circa 100 rupie al giorno, l’equivalente di 1,7 euro. Guardali soccombere alle ire dello pseudopoliziotto di turno e al giogo della malavita locale.

Nonostante la parvenza, traspare qualcosa di incredibile da queste ombre umane. La loro presenza odora di cruda realtà e viva speranza allo stesso tempo. Possiedono una cosa che a molti di noi manca davvero: il coraggio di vivere o sopravvivere, il coraggio di non arrendersi dinnanzi alla più nera delle miserie, il coraggio di battersi svantaggiati.

 

Slum- Bidonvilla

Fuggire, assistere o impegnarsi– Gran parte dei poveri di Calcutta, tra cui molti trainatori di risciò, vive negli slums. Non è altro che un modo alternativo per indicare le bidonville, aree non molto estese formate da baracche e case costruite con materiali di fortuna, in cui si ammassano un numero esorbitante di persone.

Su uno spazio di appena tre volte più grande di un campo sportivo si accalcavano più di settantamila abitanti, vale a dire circa diecimila famiglie geograficamente ripartite a seconda della loro religione”.

In questi miseri quartieri mancano alcuni tra i principali servizi cui noi altri siamo abituati. L’acqua spesso non è presente nelle singole abitazioni  così come la corrente elettrica. Esistono soltanto latrine in comune e lo spazio vitale è estramente soffocato. La non ottemperanza di tutte le fondamentali norme igieniche favorisce ovviamente l’insorgere e il diffondersi di malattie, che scontrandosi con la quasi totale mancanza di medicinali, miete moltissime vittime ogni anno.

Ciononostante il miracolo di quei ghetti lager era che l’accumulo dei fattori catastrofici  vi si trovava equilibrato da altri fattori che permettevano ai loro abitanti non solo di rimanere pienamente uomini, ma altesì di superarsi e diventare uomini-modello di umanità. Nelle bidonville si predicavano l’amore e l’aiuto reciproco, la spartizione con chi era anche più povero la tolleranza verso ogni fede o casta, il rispetto per il forestiero, la giusta carità per i mendicanti, gli infermi, i lebbrosi e perfino i pazzi. I deboli venivano aiutati invece di essere annientati, gli orfani immediatamente adottati dai vicini, i vecchi presi a carico e venerati dai figli”.

Nella vita si è davanti a tre possibili scelte: “fuggire, assistere o impegnarsi”. Gli abitanti degli slums di Calcutta sono un chiaro esempio della più difficile delle vie.

 

Romanzo- Dominique Lapierre

Anand Nagar– A Calcutta lo slum più famoso è senza dubbio  Anand Nagar, “La città della gioia”, reso celebre dal romanzo di Dominique Lapierre, da cui sono tratte le citazioni dell’articolo. La storia è stata anche portata sul grande schermo nel 1992, con una fantastica interpretazione di Patrick Swayze.

 

Di seguito viene proposto un estratto delle scene più significative della versione cinematografica.

 

La città della gioia

 

 

 

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PiccolaIena

5 Commenti

  1. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Servirsi dei così detti cavalli umani è a dir poco abominevole.Soprattutto da parte dei turisti.Non riesco a credere che c’è che ne è capace.
    Una volta salii su un calesse trainato su di una ripidissima salita da cavalli ‘da lavoro’,al ritorno me la faci a piedi-e in discesa non è che lo sforzo delle bestie sia minore-perchè durante la salita mi immedesimai nei poveri seppur possenti equini.
    Certo,per quella gente trainare risciò è un lavoro,e quindi pagnotta.Però per lo meno i visitatori,anzichè fare i nababbi,potrebbero regalare una carta da venti euro ai ‘tassisti appiedati’ e farsela a piedi tra le strade più povere del mondo.Oppure optare per un taxi vero.

  2. PiccolaIena

    La maggior parte dell’opinione pubblica considera “vergognoso” questo mestiere. Io dico che noi non riusciamo a comprendere fino in fondo quello che accade lì. “Vergognoso” per loro è vivere mendicando, senza lavoro, e magari veder morire i proprio figli sul ciglio della strada.
    Un’altra pratica che mi ha lasciata senza parole è la vendita del proprio sangue presso le innumerevoli banche che pullulano nelle zone di grande miseria.
    In ogni caso è comunque sbagliato giudicare certe situazioni estreme.

  3. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Non dico che è vergognoso fare quel lavoro,ma lo è senz’altro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.Soprattutto osservando la foto del cavallo umano che lavora sotto il diluvio o a 40 gradi.Non intendevo che queste persone devono andare a mendicare, ma è chi li sfrutta che dovrebbe avere un minimo di buon cuore,o almeno buon senso.

  4. PiccolaIena

    Mi trovi d’accordo. Infatti io prima non mi riferivo al tuo commento. Ho preso spunto da esso per sottolineare un particolare che nell’articolo mi era sfuggito. Anche perché se non sbaglio qualche anno fa è stato proprio bandito come mestiere in quanto giudicato vergognoso per l’essere umano.

  5. loscemodelvillaggio
    loscemodelvillaggio

    Ecco,paradossalmente questa presa di posizione di bandire questo mestiere può essere un danno per chi lo fa.Quale altra occupazione troveranno?
    Ho inoltre la convinzione che chi prende tali decisioni è la stessa persona che non si farebbe problemi nel farsi trasportare.

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