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Internet Point Charlie

Nel lontano 2008 non avevo una connessione casalinga romana. La sera, spesso, mi rivolgevo ad un esercente sito nelle vicinanze della mia dimora urbana per controllare e-mail, informarmi, trastullarmi, inviare curricula.
Il mio Internet point di fiducia era gestito dal Sig. Stefano. Un eroe.
Aspetto fisico maledettamente trasandato, modello reduce dal Vietnam con seri, serissimi, insormontabili problemi di reinserimento nella società: mimetica, maglione infeltrito, scarpe antinfortunistiche. A suo confronto, il Rambo di hollywoodiana memoria era paragonabile ad un impiegato del catasto. Con tutto rispetto per chi ha scelto di condurre una vita catasta.  Oggettivamente sovrappeso, pappagorgia penzolante tipo pellicano sardo, sguardo assente. Il Sig. Stefano non era certo un bel vedersi, però aveva un certo charme. Nei modi. Diciamo.
Sigaretta costantemente incollata alle dita, divenute gialle dal fumo, le parole che più spesso gli ho sentito pronunciare sono state: “Vado un attimo al bar qui vicino, torno subito”.
“Quanti caffè beve al giorno?” Mi domandai, ingenuo, all’inizio della nostra frequentazione.
Capii subito che i suoi viaggi verso il vicino bar non avevano come oggetto quella bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, parte della famiglia botanica delle Rubiaceae. Presto mi resi conto della leggerissima dipendenza del Sig. Stefano da quella bevanda di colore giallo paglierino derivante dalla fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces cerevisiae o Saccharomyces carlsbergensis di zuccheri derivanti da fonti amidacee. La birra!!!!
A volte si faceva riempire dei bicchieroni di carta e li recava seco nel suo punto internet dove, dalla sua posizione di comando, dominava noi navigatori con il suo sguardo magnetico.
La flora e fauna locali non rappresentavano certo un pericolo per lui. L’esercizio era quotidianamente frequentato da un ex sottoufficiale, credo dell’esercito, in pensione con una vitalità pari a quella di un ghiro norvegese nel mese di gennaio. Una ameba. Un uomo che incuteva depressione al prossimo. Diversamente, una quanto mai orripilante bellezza mediterranea era solita effettuare rumorose e moleste video chiamate con sedicente fidanzato di stanza in non meglio precisate terre emerse dell’emisfero boreale. Praticamente sapevo tutto di loro. Privacy = 0. Purtroppo. Qualche amico asiatico condiva con il suo accento esotico un ambiente squallido come pochi e infestato da un nauseante fetore di carogna.
Un giorno rimasi stranamente solo nel locale. Silenzioso mi stavo evidentemente dedicando alla lettura di una qualche recensione dell’ennesima band rivelazione del momento. Stefano era presente nel suo vuoto cosmico. Ad un tratto, ritenendo di essere solo, dopo essersi acceso l’ennesima sigaretta, tronfio emise uno dei rutti più eloquenti della storia del noise rock. Un barrito ancestrale. Un urlo liberatorio. Una mazzata emotiva. Neanche i Sonic Youth sono riusciti a fare di meglio in termini di caos esistenziale. Dopo poco, alzandomi dalla mia postazione, mi avvicinai al gestore della sala computer che, evidentemente imbarazzato, farfugliò: “Ah, ciao.. stai qua? Pensavo di essere solo…me so acceso pure na sigaretta….”. Ed io: “No, non preoccuparti…il fumo non mi da fastidio, il fumo”.
Qualche giorno dopo. Tornando dal lavoro, mi resi conto dell’esistenza di un cartello affisso sulla porta d’entrata. Sullo stesso era riportata una inequivocabile, lapidaria e nefasta notizia: “vendesi attività”.
“Ma come mai?” Stefano: “No…guarda…nun ce rientro co’e spese…tra tasse, affitto e’resto…ce vado pari ogni mese..ma chi me lo fa fa?”
“Come chi te lo fa fare?”, avrei voluto ribattere. “Ci siamo noi?!? C’è il maresciallo?!? Dove svernerà senza te? C’è la ragazza che ha una relazione con Pietro, militare di carriera!??! Come faranno i due adesso a sentirsi?!?! Lei l’altra sera ha baciato persino lo schermo del computer?!?! Non sapendo che per ottenere l’effetto bacio verso l’amato, avrebbe dovuto spedire le sue labbra, come direbbe De Gregori, verso la webcam?!?! Ma si sa…l’amore è cieco!!! E tu, Stefano, vorresti interrompere ex abrupto questo idillio etereo? Questa love story via cavo! Sei un bruto! Ma come ti permetti?” Ma non avevo la forza di controbattere. Soprattutto non avevo la cognizione di quanto potesse essere il peso dell’erario e dell’affitto su un internet point sito a pochi metri da un grande prato verde dove corrono speranze … rumene. Vi giuro, non era il prato dell’amore, specie all’epoca. Non riuscivo a comprendere e ad immaginare quanto la voce “e’resto” potesse essere imputata a immobilizzazione nel bilancio della piccola impresa. E poi, cosa c’era dentro “e’resto”? Mi giro verso Stefano, lo vedo sorseggiare la sua birra. Capisco e lo saluto. Stefano: “Scusa, mi hai dato 2 euro, te devo da e’resto!” Ed io: “tienilo…e’resto”.
Ciao Stefano, ovunque tu sia, ti ricorderò sempre per averti sentito emettere il rutto più grande della storia delle emissioni di anidride carbonica. Non avrai certo contribuito al restringimento del buco dell’ozono, però ci hai reso felici, per mezz’ora di connessione a 50 centesimi.
Tutto “e’resto” è noia…..e birra.

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Notizie su White Riot

White Riot

3 Commenti

  1. Mirco Zurlo

    Ahahahah, fantastico!

  2. Alice in Wonderland

    Consiglierei a White Riot di farsi un giro anche solo davanti i bar del nostro ameno paesino, per ricredersi sul rutto più grande della storia delle emissioni di anidride carbonica…

  3. White Riot

    Cara Alice, io normalmente nei bar del nostro paese…ci vivo! No scherzi a parte, il rutto più grande cui ho assistito, oltre a quello del Sig. Stefano sopra menzionato, appartiene al compianto Sig. Franco, di San Giovanni. Una persona stupenda, che ci faceva divertire tutti con il suo estro e la sua genialità. God bless!

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