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Dal “Verde Liri” a territorio fortemente compromesso… (e perciò da compromettere ulteriormente)

Dagli scritti di Cayro…

«Esiste il Comune di San Giovanni Incarico dirimpetto ad Oriente nella falda di due uniti monti, Cervaro, e Guardia chiamati ed ha in aspetto una vasta pianura colla veduta degli Appennini verso Settentrione, ed Oriente, ed a mezzo giorno, ed a Ponente sono le colline, ed i Monti. Si distingue il suo territorio in piani, colline, e Monti, e confina coll’Isoletta, Pontecorvo, Pico, Pastena, e Falvaterra. In diverse contrade è piano il suolo, le quali s’appellano Civita, Limata, Puccito, Saluzze, e Bagnarola di estensione circa trecento tomoli, e vengono circondate dal fiume Liri, e da piccole colline….
[…] Scorre quindi il Liri quasi in piano fin’ a Ciprano, e dopo in piano fin’all’Isoletta, e su strato limoso, eccetto dove ha trasportato i briccioli, ed ivi appajono le sue acque di color verde, come ha chiamato il Dante, il Boccaccio, e Pietro Diacono. […] Continua il fiume a scorrere in piano, ed è in declivio sù letto breccioso tra ripe di terra, e riceve le acque nella sinistra del fiume Melfa, le quali scaturiscono su’ monti Appennini dirimpetto a mezzo giorno nello Stato d’Alvito sopra la Terra Settefrati, essendo un’abbondante fonte di acqua freddissima, e di qualità ottima…»

Pasquale Cayro, San Giovanni Incarico, 28 Gennaio 1812

…a quelli della “Sintesi non tecnica” dell’istanza di V.I.A. per l’ampliamento della discarica di Cerreto…

«Proprio la vicinanza dell’impianto di Colfelice ha rappresentato, e tutt’oggi ancora rappresenta, fattore trainante e di ottima ratio logistica oltre che di ottimizzazione di impatto ambientale piuttosto che non effetto cumulo con accezione “negativa”: come già più volte evidenziato, infatti, la maggior parte delle volumetrie in ingresso all’impianto di Cerreto (che non meno del 50% ) sono costituite proprio dai cosiddetti “sovvalli” che rappresentano, in sostanza, lo scarto delle lavorazioni operate presso l’impianto di pretrattamento di Colfelice…
[…] …si riscontrano una serie di elementi di indubbia positività che appaiono chiaramente dare giustificazione ambientalmente ottimale al prospettato intervento. […] L’intera area di impianto, e quindi anche l’ampliamento di cui trattasi, trovano collocazione all’interno di una realtà territoriale già fortemente compromessa dall’uomo, ancor prima dell’insorgenza delle pioniere realizzazioni impiantistiche. Dal punto di vista della qualità ambientale tale circostanza costituisce, anzitutto e di per se stessa, un fatto positivo per l’evidente motivo legato al consumo di territorio già compromesso piuttosto che non di altro territorio potenzialmente vocato a sfruttamenti “maggiormente nobili” rispetto a quello di cui trattasi.»

(Sintesi non-tecnica, pp.70-71)

E’ così che stiamo passando.
Da luogo che colpisce per la sua bellezza, tanto da essere nominato in più occasioni nell’opera probabilmente più importante della letteratura italiana, la Divina Commedia di Dante Alighieri (ma del “Verde Liri” e del nostro territorio parlano anche altri illustri letterati come Giovanni Boccaccio nel De Fluminibus e Pietro Diacono, come messo in evidenza da Pasquale Cayro nei suoi scritti);
da luogo d’ispirazione di poeti e storici per opere di immenso valore culturale, a luogo di “indubbia positività” per l’ampiamento di una discarica in quanto “trattasi di una realtà territoriale già fortemente compromessa”, dunque posto ideale per ammassare rifiuti e generare veleno.
Meglio qui che altrove (secondo quanto si legge nella Sintesi non-tecnica), meglio finire di distruggere quest’area che non arrecare danni ad altre “maggiormente nobili”.
Come se a un ammalato, invece di curarlo, fosse prescritto l’incremento della sostanza che lo far star male. Forse per farlo morire prima e meglio o, peggio ancora, per togliergli qualsiasi speranza o prospettiva di salute.
E’ quello che ci meritiamo?

La considerazione del nostro territorio che emerge dalle pagine della sintesi non-tecnica del progetto di Ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi (Bacino V) in località “Cerreto”, è a dir poco agghiacciante. Eccone alcuni passaggi:

“Per quanto riguarda, invece, la produzione futura sia di percolato sia di biogas, i quantitativi di tali sostanze potenzialmente impattanti sono inevitabilmente destinati a crescere.” (p. 71)

“…si può presumere che l’impianto in questione produrrà senz’altro odori, per il tipo specifico di rifiuti smaltiti. […] In particolare, le esalazioni maleodoranti e mefitiche, provenienti dalle sostanze organiche depositate, sono dovute a gas prodotti durante la decomposizione delle sostanze stesse. Le parti organiche, degradandosi, formano complesse molecole di gas che sono i principali responsabili di tali emissioni di odori” (p. 59)

…ma tranquilli dicono, perché…

“l’aumento indiscutibile di quantità prodotte non avrà, in condizioni di ordinario funzionamento dell’intero sistema, alcun tipo di impatto aggiuntivo a meno di eventi accidentali collegati a locali malfunzionamenti” (p. 71)

E ancora…

“…la componente maggiormente impattata sia quella atmosferica. Tutte le azioni di progetto ipotizzate, ad eccezione delle attività relative alla gestione degli scarichi idrici, determinano impatti sulla qualità dell’aria” (p. 66)

…ma ancora una volta state tranquilli dicono, perché…

“E’ però evidente, data la natura del sito e dei presidi ambientali messi in campo, che tali impatti saranno complessivamente di bassa entità, seppur associati all’intera durata dell’attività, ed in ogni caso reversibili”. (p. 66)

Ma tranquilli per tutta questa vicenda, non lo dovremmo essere affatto se anche la stessa “sintesi non-tecnica”, nel paragrafo dedicato all’Analisi degli impatti (par. 10, pp. 58-66), mette in evidenza che:

ATMOSFERA
Per quanto riguarda la componente atmosfera, le suddette lavorazioni determinano degli impatti dovuti ai seguenti aspetti:
–  Inquinamento da polveri;
– Inquinamento da traffico veicolare (automezzi).
– Inquinamento dovuto all’esalazione di cattivi odori e di biogas;
– Inquinamento atmosferico da fumi dovuti ad incendio.

[…] La fase di post-esercizio è relativa al periodo successivo alla coltivazione della discarica, che una volta riempita e saturata nella sua volumetria, viene ricoperta (capping).
Gli impatti in questa fase possono quindi essere distinti in:
–  Inquinamento atmosferico dovuto alla fuoriuscita di biogas dalla copertura;
– Inquinamento atmosferico dovuto alla valorizzazione energetica del biogas o alla sua combustione in torcia;
– Inquinamento atmosferico da cattivi odori per fuoriuscita di percolato;
– Inquinamento atmosferico da fumi dovuti ad incendio.
Per quanto la copertura sia stata correttamente progettata ed eseguita, è comunque possibile il verificarsi di una fuga di biogas e la diffusione nell’atmosfera circostante di cattivi odori.

AMBIENTE IDRICO
[…]Per quel che attiene alla fase di entrata in esercizio del bacino, i potenziali impatti nei confrontidell’ambiente idrico superficiale e sotterraneo possono essere ricondotti ai seguenti aspetti:
rottura locale del manto di impermeabilizzazione e conseguente fuoriuscita di percolato;
– perdita parziale del carico da parte dei camion conferenti in discarica con dispersione del
rifiuto; direttamente in alveo dei fossi ovvero al suolo e poi, conseguentemente, in alveo aseguito dell’arrivo di eventi meteorici (vento e pioggia);
eventi meteorici eccezionali che potrebbero portare al dilavamento dei rifiuti in fase diconferimento prima della chiusura della discarica, con produzione eccezionale dipercolato e rischio di travaso;
incidenti durante il travaso del percolato dai pozzi di raccolta;
innalzamento della falda al di sopra del livello preventivato;
frane e smottamenti delle pareti della discarica e della copertura per eventi meteoricieccezionali con conseguenti infiltrazioni onerose;
travaso dai canali di guardia perimetrali dovuto ad eventi meteorici eccezionali o adintasamento degli stessi;
fuoriuscita dalla fossa settica delle acque provenienti dai locali servizi annessi all’impianto;
non corretto funzionamento del sistema di protezione del cumulo dei rifiuti dalruscellamento delle acque meteoriche provenienti dall’esterno del perimetro della discarica, con conseguente possibile loro contatto ed azione di trascinamento/lisciviazione nei confronti del cumulo medesimo;
non corretto funzionamento dell’impianto di trattamento del percolato, con conseguente scarico fuori dai limiti di legge.

Ma cosa dice il citato documento su gli effetti dell’impianto sulla popolazione e la salute pubblica?

Gli effetti sulla salute dell’esposizione a impianti di trattamento dei rifiuti sono un argomento da lungo tempo dibattuto. Negli ultimi anni alcuni studi hanno messo in luce una maggiore frequenza di decessi e malattie per alcune cause tumorali e non tumorali e di eventi sfavorevoli della gravidanza (malformazioni congenite, basso peso) tra i residenti nelle zone circostanti gli impianti. Tuttavia, lo studio di questi effetti è molto difficile, soprattutto per l’ampia gamma di sostanze che vengono prodotte nei vari processi di smaltimento, per le differenti vie di esposizione, per la compresenza di altri fonti potenzialmente dannose, per l’eterogeneità della popolazione esposta e perché si tratta per lo più di esposizioni a lungo termine. […]Ad oggi, quindi, non si può dire che esistano prove solide che attestino un rischio sanitario conseguente al vivere vicino a discariche e inceneritori. (p. 55)

Ovviamente, il fatto che non esistano (finora) prove solide che attestino una correlazione certa tra discariche e rischio sanitario, poiché si tratta di studi particolarmente complessi e difficoltosi, non vuol dire che possiamo stare tranquilli. Anzi, molti indizi portano nella direzione opposta alla tranquillità.

Molti studi e rapporti parlano piuttosto chiaro. Rischiamo concretamente di diventare un’altra “Terra dei fuochi” (se già non lo siamo), una terra di veleni.
Ma il silenzio con cui sta passando la cosa, la rassegnazione che la circonda, il silenzio delle Amministrazioni locali, spaventano quasi più del fatto in sé.
ampliamento Cerreto V bacino
Il progetto di “Ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi (Bacino V) in località Cerreto” è stato presentato alla Regione Lazio il 22 aprile 2015. E’ possibile che nessuno sapeva? E’ possibile che nessuno stia facendo nulla di concreto?

Tante le domande che affollano la mente in momenti come questi, tanti i dubbi.
Siamo tutti un po’ complici del futuro che diventerà l’oggi delle generazioni successive. Ma tutti noi, che eredità stiamo lasciando? Che territorio si troveranno dinanzi i nostri figli?

Cosa dobbiamo fare allora? Rassegnarci, stare zitti e voltare lo sguardo da un’altra parte? Dobbiamo scappare e abbandonare la nostra terra? Ma fuggire, come ci stanno quasi obbligando a fare, non ha più che il carattere di una soluzione, il sapore della sconfitta? La sconfitta di un’intera popolazione fatta in gran parte di persone oneste e perbene.

E allora forse è proprio vero, che “ci sforziamo di conservarci in salute per poter morir bene di radiazioni o di aria avvelenata”, oggi più che mai.

Dal “Verde Liri” a territorio fortemente compromesso… (e perciò da compromettere ulteriormente)
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Mirco Zurlo
"Quando non si conosce la verità di una cosa, è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini. La malattia principale dell'uomo è la malattia inquieta delle cose che non può conoscere; e per lui è minor male essere nell'errore che in quella curiosità inutile".

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